L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 giugno 2022

Il Progetto Criminale dell'Euro ci ha sfrantumati, noi stiamo usando una moneta straniera, inconcepibile per uno Stato Sovrano. Inflazione+Recessione= STAGFLAZIONE.

Il Tesoro che imita Mastrota ridimensiona la «minaccia» di Goldman a vuoto refrain

31 Maggio 2022 - 19:23

Come ogni vigilia elettorale, la banca d’affari Usa ammonisce da salti nel vuoto populisti. Ma le perdite in cui è incorso chi ha scommesso sui Btp del «rilancio» confermano come conti solo la Bce


Puntuale e ineluttabile come morte e tasse, Goldman Sachs impartisce la sua lezioncina pre-elettorale all’Italia. Stranamente, questa volta con un certo anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura. A New York sanno qualcosa relativamente alla tenuta estiva del governo che a Roma ignorano? Poco importa. Il refrain è tanto vuoto quanto catalizzante per la stampa: se vincesse il centrodestra, l’Armageddon è alle porte.

L’avvertimento contenuto nel report di Goldman Sachs sui debiti sovrani Fonte: SkyTg24

Vero? Falso? Anche in questo caso, poco importa. Perché ciò che ancora si continua ostinatamente a voler negare è la triste realtà di un’Europa già oggi a due velocità: chi riesce a stare in piedi con le proprie gambe e chi dipende totalmente dalla Bce. Nemmeno a dirlo, il nostro Paese rientra in pieno in questa seconda categoria. E non serve un premio Nobel per confermarlo, bastano le parole del commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, nel corso dell’incontro tenuto presso l’Associazione stampa estera di Roma: Certamente nei Paesi ad alto debito - ne individuiamo sei, tra cui l’Italia - devono avere una attenzione particolare alla finanza pubblica. La sfida non semplice, è semplice a parole ma nei fatti non è semplicissima: mantenere l’andamento dell’economia in territorio positivo, superando la crisi in Ucraina, riprendere la crescita e al tempo stesso tenere sotto controllo il livello alto del debito. Praticamente, il Nirvana.

Ma occorre fare un salto indietro a quasi un anno fa per mettere decisamente in prospettiva la situazione. E ridimensionare la minaccia di Goldman Sachs a quello che in realtà è: un vuoto e obbligato esercizio di stile, paragonabile per ritualità asettica alla preparazione delle luminarie di Natale. Scordiamoci le lobby, scordiamoci chissà quale complotto di oscure Spectre finanziarie o politiche. E torniamo per un attimo al 4 luglio dello scorso anno, quando IlSole24Ore sparò lo scoop dell’intervista con il numero uno di JP Morgan, Jamie Dimon. Il senso della conversazione? Solo uno: grazie al governo Draghi, mai come oggi è il momento di scommettere e investire sull’Italia. Fast forward all’oggi: spread a 200 punti base, quando la narrazione collettiva annunciava con gaudio la discesa sistemica alla doppia cifra. E qualche entusiasta, ricordando una frazione di secondo del governo Prodi, azzardava anche il single digit nel differenziale fra Btp decennale e Bund pari durata.

Come mai, quindi, da trimestri gli investitori esteri stanno scaricando Btp? Solo nei primi due mesi dell’anno in corso, un controvalore di circa 10 miliardi di euro in debito italiano sono stati venduti. Ovviamente, il residuo di scudo Bce e il doom loop degli acquisti delle banche e delle assicurazioni italiane ha garantito l’offset su quel trend di abbandono. Ma nonostante questo, da quota 100 si è passati in fretta a 140-150 per stabilizzarsi ora in area 200. Certo, il trend obbligazionario del 2022 non ha paragoni in quanto a bagno di sangue. D’altronde, la Fed travestita da falco e la Bce che, bontà sua, ha finalmente preso atto della non transitorietà di un’inflazione arrivata oggi all’8.1%, hanno pesantemente influenzato il mercato dei bond sovrani. Ovunque. Ma qui il problema è differente. Non tanto e non solo per le necessità di finanziamento da mettere in relazione con l’addio al backstop salvavita della Bce, bensì collegato proprio a quella promessa di rinascita che è stata tradita a tempo di record.

E sarebbe saggio e onesto evitare il blame on Putin, perché tutti sappiamo come le dinamiche dell’energia e delle materie prime in generale siano andate fuori controllo da ben prima, esattamente da quando i lockdown da Covid hanno esasperato e fatto esplodere come una pentola a pressione la supply chain globale. Certo, nel frattempo il programma pandemico della Bce schermava il nostro spread, mentre sostegni e SuperBonus operavano da doping del nostro Pil. Et voilà, seconda narrativa; dopo i consigli per gli acquisti di Jamie Dimon, il premio come Paese dell’anno dell’Economist. The sky was the limit, Almeno stando al carattere compulsivo dell’attività social di alcuni ministri. Oggi, invece, divenuti di colpo molto discreti e riservati.

Ed ecco che, come sempre, Madame Realtà ha fatto il suo ingresso a Palazzo. In questo caso, al civico 97 di via XX Settembre. Sede del MEF. Dove hanno pensato di adottare la strategia Mastrota, mutuata appunto dal re delle televendite, l’uomo che per ogni materasso offre anche una batterie di pentole in acciaio inox e una mountain bike con freno Shimano. Dal 20 al 23 giugno torna quindi il Btp indicizzato all’inflazione dedicato alla clientela retail e con doppio premio di fedeltà: un incentivo distribuito durante la vita del Buono e un secondo pagamento alla scadenza, per chi sarà stato fedele alla maturity. Probabilmente, un’ottima occasione di investimento. Ma non sta a un giornalista dare consigli in tal senso, mai. Ci sono professionisti preparati e iscritti a un albo a cui rivolgersi. In compenso, parlano le perdite fra il 15% e il 22% in cui è già incorso chi ha investito nel Btp Futura, quello della ripartenza. Quello che potremmo definire il Btp Dimon.

Perché chi ha investito 20mila euro nell’obbligazione, acquistandola all’emissione e oggi si trova con 15.506 euro nel portafoglio titoli, forse qualche domanda comincia a porsela. Non tanto e non solo sulla bontà finanziaria dell’investimento e sull'opportunità di replicarlo fra 20 giorni, bensì sull’intera narrativa che ha retto fino a oggi l’azione politica del governo dei Migliori. Certo, c’è la guerra. Certo, c’è stato il Covid. Ma ci sono stati anche miliardi e miliardi a pioggia di sostegni e acquisti in chiave di eliminazione artificiale di ogni premio di rischio sovrano. Per quanto la festa sia ben organizzata, prima o poi deve finire. E non basta avere Mario Draghi a Palazzo Chigi per garantirsi i tempi supplementari. Se viene a mancare la Bce, ogni sternuto della Fed sembra un uragano. Se vengono a mancare i sostegni, ogni Pil miracoloso si mostra per quello che è. Goldman Sachs faccia pure il suo dovere politico, come ogni quattro anni. Ma per favore, evitiamo di prenderlo sul serio. Conta solo la Bce, chiunque poggi le terga a Palazzo Chigi. Punto (a meno che).

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