L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 giugno 2022

Inflazione+recessione=STAGFLAZIONE. Forse aumentare i tassi non è buona cosa ma ritirare quell'enorme massa di denaro che hanno stampato con un clic dal 2007/8 con l'accelerazione il 17 settembre del 2019 sarebbe cosa buona e giusta. E disinnamorarsi della moneta fiat e ancorarla a beni reali è la via maestra, riunirsi intorno ad un tavolo per discutere e mettersi d'accordo, ma possono farlo tutti e in buona fede?

BCE LAGARDE … DEJAVU’!

Scritto il  alle 07:59 da icebergfinanza

Lagarde e l'inflazione: che fare?

Li alzeremo un pochino, sembra suggerire la Cristina, ma la storia non è magnanima con le costanti fesserie delle banche centrali, ha la memoria lunga, la storia.

«La decisione è stata presa per prevenire effetti di “second-round” sui prezzi, perché restano rischi al rialzo per l’inflazione nel medio periodo». Lo ha detto il governatore della Bce, Jean-Claude Trichet, nel corso della conferenza stampa a commento della decisione odierna di rialzare i tassi dello 0,25%, sottolineando che «i prezzi al consumo rimarranno alti per un periodo più lungo di quanto previsto».

Era il 3 luglio 2008, il petrolio vicino ai massimi storici.

déjà vécu… una sensazione già vissuta, che richiama alla mente cose già viste, già vissute e sperimentate.

L’Eurotower, che si è riunita ad Amsterdam, per il momento non tocca il costo del denaro, come d’attesa: il tasso principale resta a zero, il tasso sui depositi a -0,50% e il tasso sui prestiti marginali a 0,25%. Ma la Banca centrale europea “intende alzare i tassi d’interesse di 25 punti base al meeting di luglio” e “si aspetta di alzare nuovamente i tassi a settembre”. Per altro, su questa seconda mossa lascia aperta la porta ai falchi che vorrebbero strette più consistenti, di 50 punti base, per contrastare la corsa dei prezzi. Si dice infatti che l’entità del rialzo al rientro dalle ferie dipenderà dall’outlook dell’inflazione nel medio periodo. “Se le prospettive di inflazione a medio termine dovessero persistere o peggiorare – si legge nel comunicato – un aumento maggiore sarebbe appropriato alla riunione di settembre”. ( Repubblica )

Chissà che fine ha fatto il piano suggerito dal Financial Times per evitare la frammentazione dei rendimenti in area euro, ieri la Cristina ha rotto le uova e fatto una gigantesca frittata!

Lo spread è esploso sin quasi al livello che a inizio anno vi avevamo segnalato in OUTLOOK 2022, ma resta ancora strada da fare anche se ormai poca.

Nell’ultimo manoscritto uscito sabato, ” TEMPESTA ESTIVA”, abbiamo tracciato la rotta

Alcuni titoli di Stato italiani a lungo termine, sono riusciti a perdere quasi il 3%!

Complimenti Cristina, non avevamo alcun dubbio, chissà che nei prossimi anni o mesi non si torni a scommettere sul fallimento del nostro Paese, ma si sa, loro ci provano, poi falliscono loro, gli speculatori.

Oggi uscirà un altro importatissimo dato, i prezzi al consumo in America, qualunque sia il dato proveremo a guardare al dato core, cibo e energia sono in fiamme.

Quello che abbiamo scritto in questi giorni è importantissimo, non lo troverete quasi da nessuna parte in Italia, i profit warning di Wallmart e Target sono una bandierina rossa enorme sulla crescita americana.

Suggerisco di prestare estrema attenzione a questo argomento, la recessione è ormai avviata, non importa cosa fanno i mercati, importa l’economia reale.

Ripeto, l’inflazione ha raggiunto il picco, la depressione globale farà il resto!

Letteralmente collassata la fiducia dei CEO americani.

Crollano le importazioni americane, proprio mentre la Cina sta riaprendo  dopo 2 mesi di lockdown.

Come ha scritto Albert Edwards, nel suo consueto report, facendo riferimento a Robert Armstrong del FT, nella sua eccellente nota giornaliera di venerdì scorso, in molti attribuiscono i margini in forte calo all’aumento dei costi, in particolare del costo del lavoro.

Una barzelletta, tuttavia, Armstrong sottolinea che in realtà era il costo della gestione di scorte non desiderate che aveva ristretto i margini.

Ha scritto Amstrong…

  “In Walmart, le vendite sono aumentate del 2% rispetto al primo trimestre dell’anno scorso. Le scorte sono aumentate del 32%. Vale a dire: c’erano $ 15 miliardi di scorte extra in giroWalmart a fine trimestre. A Target, era del 4% e del 43%: $ 5 miliardi di scorte extra. E cosa succede quando hai ordinato diversi miliardi di cose per un valore superiore a quello che vogliono i tuoi clienti?

Sconti i prezzi per sbarazzarti di tutto. E scendono i margini  Anche se la liquidazione delle scorte potrebbe essere una buona notizia per alleviare il caldo dilagante
inflazione, non è certamente un bene per la crescita futura del PIL poiché gli ordini dovranno essere ridotti.

Fin qui anche un bambino capirebbe!

Ma la cosa interessantissima che cancella qualunque dubbio su quello che accadrà nei prossimi giorni è che, come suggerisce Edwards, le scorte delle imprese sono diminuite nel terzo trimestre dello scorso anno, ma sono aumentate in entrambi i trimestri dello scorso anno (di 212 miliardi) e di nuovo nel primo trimestre di quest’anno (di 185 miliardi), che è circa l’1% del PIL.

Il paradosso è che con un Pil in calo di 1,4 punti, la metà di questo calo è imputabile al calo delle scorte da un trimestre all’altro.

Quindi,  nonostante i magazzini si stanno riempiendo ancora a un ritmo record nel primo trimestre, hanno fatto perdere la metà del dato negativo all’economia USA.

Il problema è che questi dati negativi escono con un’economia ancora in espansione, non oso pensare cosa accadrà nei prossimi trimestri, senza dimenticare cosa sta succedendo nel mercato immobiliare e loro alzano i tassi, geniali!

Magazzini pieni e catena di approviggionamento bloccate?

A chi la raccontate?

Oggi sapremo cosa ha causato l’inflazione attuale: domanda eccessiva, offerta scarsa o entrambe?

La pandemia certamente ha cambiato i modelli di consumo poiché le persone hanno ridotto la spesa per i servizi e acquistato di più beni fisici suggerisce Marco Zandi.

L’inflazione sembra provenire da un’offerta inadeguata dei beni che vogliamo acquistare ora, non dalla domanda complessiva in crescita.

Figuriamoci poi, se questa domanda è alimentata dal debito, e se le banche centrali sono così intelligenti e lungimiranti da aumentare i tassi i mezzo a una depressione economica.

Volano nel frattempo le richieste di sussidi di disoccupazione, ma non importa, va tutto bene.

La storia questa sconosciuta, a noi non capiterà mai come in Giappone!

Lo so, l’economia è noiosa, ma la verità è figlia del tempo, l’ultima grande occasione sta per arrivare, la crisi subprime in realtà è stata un passeggiata primaverile, nulla al confronto.


https://icebergfinanza.finanza.com/2022/06/10/bce-lagarde-dejavu/

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