L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 giugno 2022

La cultura si sposta in cucina

Servizio alla Russa



Questo post mi è venuto in mente constatando quando sia vasta in Europa l’orda degli imbecilli che esprimono il “corretto” odio antirusso e quanti danni abbia fatto alla conoscenza il cosiddetto “sistema Bologna” che è poi in sostanza nient’altro che la frantumazione e la “masterizzazione” della cultura di inequivocabile origine americana, fatta apposta per evitare la che si abbia una visione complessiva del mondo. Così quando sento dire che la Russia non ha cultura capisco che chi lo dice non può che essere un disgraziato figlio di Netflix e della comunicazione contemporanea, ovvero l’ analfabeta tipo del terzo millennio. Non so nemmeno quale strano demone che biascica l’inglese delle canzonette, suggerisca ancora oggi l’idea che la Russia non sia pienamente Europa, quando invece è molto più europea di alcuni Paesi del continente. Se avesse la possibilità di dare uno sguardo oltre il proprio naso scoprirebbe che in ogni caso l’influsso della cultura russa è stato enorme, molto superiore a quanto molti pensino e non parlo solo di letteratura o di pensiero, o di musica o di tradizioni, ma proprio di influenza sulla vita quotidiana di tutti noi. E in modi talvolta insospettabili e curiosi. Per esempio anche il modo in cui mangiamo e dunque anche il tipo di ricette che sono state elaborate dall’800 ad oggi. Parrà strano ma è stato il “servizio alla russa” inaugurato nei ristoranti parigini dalla borghesia ormai trionfante e alla ricerca del lusso cortigiano che le era stato negato per tanto tempo a creare anche buona parte della cucina moderna di ogni singolo Paese. Oggi per servizio alla russa si intende in sostanza la preparazione dei cibi su un tavolo davanti al cliente, ma nella sostanza esso si riferisce al fatto che il pasto si divide in portate che arrivano al tavolo in successione e non sono allestite tutte assieme o quasi come avviene nelle cucine orientali o come avveniva anche da noi due secoli fa. Questo naturalmente ha influenzato moltissimo l’arte culinaria che ha puntato su piatti da consumare nel giro di poco tempo. Prendiamo per esempio la differenza che esiste tra gli spaghetti icon la pummarola, introdotta nelle case nobili napoletane intorno al 1840 quando il servizio alla russa era ormai d’obbligo per essere alla moda e quelli cinesi: i primi debbono essere consumati rapidamente altrimenti hanno bisogno di essere “ripassati” in qualche modo, quelli cinesi invece reggono per la durata di un pranzo se per caso il commensale preferisce assaggiare prima qualche alto piatto, ma non possono poi essere recuperati. E’ solo un esempio fra i mille che si potrebbero fare per mostrare che la successione o la compresenza dei piatti cambia completamente l’arte culinaria

Cosa abbia portato all’adozione di questo tipi di servizio introdotto dal diplomatico russo Alexander Borisovich Kurakin, di stanza a Parigi nel biennio 1810-1811 ( in sostituzione di Pyotr Tolstoj, lontano parente dello scrittore) è probabilmente il fatto che esso riprendeva le fasi dei banchetti reali dove al sovrano erano portate le vivande una a una , mentre la corte, come era tradizione nel Rinascimento, aveva tutti i cibi presenti sulla tavola e posti in grandi scaldavivande, chiamato servizio alla francese. Dunque con il servizio alla russa tipico della corte degli Zar, ci si sentiva più re, più importanti, più curati e allo stesso tempo l’arredamento della tavola poteva essere più spartano. Ovviamente qui non si tratta semplicemente di un sistema di servizio e della conseguente codificazione della successione dei cibi, ma di una vera e propria rivoluzione culinaria che ha puntato su piatti di rapido consumo dopo la preparazione. Dunque al di là del fatto che la cucina russa in quanto a ricettari sia abbastanza distante da quella italiana o francese o tedesca per il fatto che la chiesa ortodossa imponeva il digiuno cioè vietava la carne per metà dei giorni dell’anno, ha in realtà influenzato enormemente quella occidentale. Così noi spesso mangiamo cose che fanno tanto America anche se nessuna di esse è realmente americana, ma usata assai prima in Europa e poi magari abbandonata in favore di piatti più sofisticati, mentre solo raramente assaggiamo qualcosa di russo: ma in realtà l’influsso della cucina di oltre atlantico su queste miserande colonie è enormemente inferiore a quello che ha avuto la Russia, Cosa che ovviamente accade anche al di fuori della cucina

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