L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 8 giugno 2022

La guerra igiene del mondo sconvolge anche il modo come farla

La rivoluzione militare e il declino dell’impero



Alle volte ci si chiede da cosa derivano certe tradizioni: per esempio per quale motivo i militari portano in genere i capelli corti o addirittura rasati? Questo deriva dal fatto che uno dei primi corpi militari specializzati fu quello degli arcieri inglesi che dovevano maneggiare un arco particolarmente potente per cui non solo si dovevano allenare fin da ragazzi, per poter sviluppare la muscolatura adatta a maneggiarlo, ma essendo molto lungo era pericoloso da usare con i capelli lunghi perché la corda poteva intrecciarsi con la chioma e strapparla. Però non è di questo che che voglio parlare, è invece il fatto che l’arco inglese costituì di fatto l’arma che pose fine al medioevo o comunque a un sistema sociale fondato sulla preminenza della cavalleria e sul sistema feudale che ne era il coté sociale, culturale e di potere, per così dire. Fu nel 1415 ad Azincourt che gli arcieri inglesi sconfissero rovinosamente la cavalleria francese, perché con un tiro lungo e potente si perforavano a distanza le corazze dei cavalieri e si colpivano a morte anche i cavalli creando il caos tra gli avversari. Con questa battaglia in pratica finì un ‘epoca anche perché ben presto all’arco inglese si sostituirono le armi da fuoco che per la verità erano già in uso in Italia. anche se ancora in una forma troppo complicata per essere efficace in battaglia. Naturalmente ci volle un po’ di tempo perché si capisse e si assimilasse il cambiamento che c’era stato: un cavaliere era un combattente con un costo stratosferico per la società, tanto che per armare lui e qualche aiutante era a volte necessario un piccolo feudo: nel momento in cui poteva essere abbattuto da un sistema uomo – arma, di gran lunga meno costoso e dunque facilmente riproducibile la sua utilità era finita. Esattamente due secoli dopo Azincorut. Miguel de Cervantes fini di scrivere il Don Chisciotte che appunto si ispira agli anacronistici tempi dei cavalieri, ormai un ricordo lontanissimo, sebbene il sistema feudale in qualche modo ancora resistette come strumento marginale delle monarchie assolute.

La mia tentazione ora sarebbe di mostrare come tutto questo sia derivato dall’invenzione della staffa, portata dall’Asia più o meo nell’epoca delle caduta dell’impero romano di occidente senza la quale la cavalleria non avrebbe avuto l’importanza militare che acquisì, mentre in precedenza era solo una arma ausiliaria, ma invece voglio fare un salto di qualche secolo e sbarcare ai giorni nostri nei quali un’altra rivoluzione militare sta prendendo piede,: quella dei missili di precisione di ogni tipo e dimensione, compresi quelli da spalla e quella dei droni. Con armi di costo relativamente contenuto il cui sviluppo è diventato veramente maturo negli ultimi anni, si possono infliggere gravissimi danni a strumenti militari complessi che richiedono enormi cifre per essere mantenuti. Pensiamo soltanto al sistema di portaerei che ha consentito agli Usa di avere la meglio nel Pacifico contro il Giappone e che nei 70 anni successivi ha proiettato la potenza statunitense il tutto il globo: oggi bastano pochi missili per affondare questo enorme complesso di navi e arerei che da solo costituisce la principale fonte di spesa per la difesa americana. Tutti ne sono ben consapevoli, ovviamente, anche se le portaerei e le flotte che le accompagnano sono ancora un simbolo di potenza che viene volentieri sfoggiato, ma di fatto sono ormai vulnerabilissime. Se, tanto per fare un esempio volessero forzare il mar Nero sarebbero solo un bersaglio che può essere inquadrato da molto lontano. La stessa cosa si può dire degli stessi aerei, sempre più costosi, e che richiedono soprattutto un lungo addestramento dei piloti la cui perdita spesso diventa insostituibile, mentre in molti casi gli aerei possono essere sostituiti da droni. Anzi un nuovo tipo di aereo russo che è in valutazione proprio in questi mesi porta con sé un drone da attacco (con possibilità nucleari) che in pratica raddoppia il suo raggio di azione.

Questo significa due cose: la prima è che chi è in vantaggio nella tecnologia missilistica acquisisce un enorme vantaggio competitivo a 360 gradi e oggi la Russia è in forte vantaggio sull’occidente grazie ai missili ipersonici. La seconda è che anche piccoli Paesi, se adeguatamente e intelligentemente armati per la propria difesa e non per dare soldi ad industrie belliche altrui come è per esempio il caso dell’Italia, possono infliggere gravissimi colpi anche a una superpotenza. E questo cambia di molto i rapporti tra i Paesi tanto che una delle ragioni per cui Washington intende fare della Nato la governance reale della Ue, anzi la sua prigione, è il pericolo che l’Europa diventi molto meno docile anche senza doversi svenare per creare giganteschi sistemi di difesa. Dopo Azincourt, tanto per dirne una la piccola Svizzera dove si trovavano più muli che cavalli, diventò una potenza mondiale e l’Iran che prima sembrava disarmato di fronte a un possibile attacco aereonavale è diventato il dominus dello stretto di Hormuz . Anzi è lui che attacca le basi americane. Siamo insomma nel bel mezzo di una vera e propria “rivoluzione” e a una guerra ucraina in cui i due cambiamenti di cui parlavo si mostrano contemporaneamente, in una specie di sintesi. Ma una cosa è evidente l’unipolarità sostenuta esclusivamente dalle armi è un ricordo.

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