L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 27 giugno 2022

La Norvegia non fa parte di Euroimbecilandia, è un paese Sovrano con la sua moneta e i suoi interessi, il suo esercito

Com’è possibile che ogni norvegese abbia grazie allo stato 250.000 euro

Ogni norvegese ha 250.000 euro in più di ricchezza grazie allo stato, tra i più efficienti al mondo nella gestione delle risorse naturali e finanziarie
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 26 Giugno 2022 alle ore 06:44


Quando pensiamo a un paradiso terrestre, a molti di noi viene in mente qualche immagine rara intravista in TV, sui giornali o internet su un qualche paesaggio in Norvegia. Non è un’associazione mentale priva di senso. Non esiste classifica internazionale che non ponga lo stato scandinavo ai vertici per qualità della vita, ricchezza e felicità dei suoi 5,38 milioni di abitanti. La Norvegia non fa parte dell’Unione Europea, ma vi è legata attraverso un accordo di libero scambio noto come ETFA. E’ una monarchia istituzionale, a dispetto di chi considera la corona segno di arretratezza culturale. Inoltre, è uno stato a capo del maggiore fondo sovrano al mondo. Esso è formalmente un fondo pensionistico alimentato dai proventi di petrolio e gas. Sì, perché questo paradiso in Terra con uno dei più alti standard ambientali esistenti è un estrattore di greggio sin dalla scoperta dei primi giacimenti nel Mar Artico nel 1969.

Enorme ricchezza accumulata in pochi anni

Per capire quanto siano efficienti i norvegesi, bisogna guardare proprio al loro fondo sovrano. Fu istituto ufficialmente nel 1994 e a gestirlo è la Norges Bank, la banca centrale. I primi flussi di denaro si ebbero solamente nel 1996 e già nel 2019 superava il valore di mercato dei 1.000 miliardi di dollari. Nel 2021 chiudeva a 1.400 miliardi. Pensate che questa cifra ammonta alla bellezza di 250.000 euro per abitante.

E, infatti, il fondo sovrano sorse dallo spirito previdente dei governanti norvegesi, che subito dopo avere scoperto il petrolio capirono che la pacchia non sarebbe durata per sempre. Per questo decisero di accumulare le ricchezze incassate grazie alle estrazioni, al fine di lasciare alle future generazioni una forte solidità finanziaria. Praticamente l’opposto di quanto accadde nel Venezuela, che a fronte delle maggiori riserve petrolifere del pianeta sciupò ogni entrata per facile clientelismo e da anni è sprofondata nella miseria più assoluta.

Il fondo sovrano ha in portafoglio azioni di 9.000 società quotate in borsa in tutto il mondo. Praticamente, è azionista mediamente dell’1,5% di ciascuna società quotata, una percentuale che arriva in Europa a una media del 2,44%. Tanto per farvi un esempio, possiede il 2,60% di ENI. Alla fine del 2021, oltre il 70% degli asset risultava investito in azioni, circa un quarto in obbligazioni e il resto in proprietà immobiliari.

I numeri del fondo sovrano in Norvegia

Dicevamo, il fondo sovrano è alimentato dai proventi petroliferi. Come funziona? Tutte le entrate derivanti dalla vendita di petrolio e gas vanno al fondo. Lo stato preleva solo una parte degli utili maturati, ma di per sé pari mediamente a quasi il 20% del bilancio. Il resto rimane depositato e accresce le dimensioni stesse del fondo sovrano. Tuttavia, non è questa la principale fonte di crescita del medesimo. Tra il 1996 e il 2021, infatti, meno di 3.000 miliardi di corone sono arrivati dai depositi, mentre 8.000 miliardi sono stati frutto degli investimenti sui mercati. Questi hanno offerto un rendimento medio lordo annuo del 6,62%, pari al 4,6% netto nell’ultimo quarto di secolo.

La Norvegia estrae la media di 1,75 milioni di barili al giorno. Sembrano pochi, ma per via della scarsa popolazione residente ne consuma appena sui 200.000 barili al giorno. Questo significa che tutto il resto può esportarlo. A ciò si aggiungono le estrazioni di gas naturale, che l’anno scorso sono state per 113 miliardi di metri cubi. In totale, il paese produce 4 milioni di barili equivalenti ogni giorno. E sulla base dei costi complessivi sostenuti nel 2021, pari a circa 25,5 miliardi di dollari, possiamo stimare in 40 dollari al barile il costo sostenuto per la produzione. Alle quotazioni attuali, possiamo immaginare che il paese maturi sul solo greggio un utile di circa 120 milioni al giorno, tra 40 e 45 miliardi di dollari all’anno. Fanno almeno 10.000 dollari per abitante.

Ma i norvegesi non approfittano della loro ricchezza (e fortuna) per scialacquarla.Nel 2021 avevano un debito pubblico inferiore al 50% del PIL. Considerate le dimensioni del fondo sovrano, il paese vanta attività pari al 180% del PIL. In altre parole, non solo non ha debiti netti, ma può vantare una ricchezza pubblica quasi tripla rispetto al PIL. Un caso unico al mondo per efficienza e senso del futuro. Un esempio su come trasformare una fortuna in un tesoro a beneficio anche di chi verrà dopo.

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