L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 8 giugno 2022

La Russia ha più grano di quanto può mangiare e più petrolio di quanto può bruciare

La guerra civile planetaria



Leggere le cronache occidentali sulla guerra in Ucraina non è soltanto immergersi in un inestricabile dedalo di menzogne e di pure invenzioni, è sostanzialmente un’antologia della stupidità occidentale, di cui quella europea è una sottospecie ancora più pericolosa: l’idiozia dell’occidente consiste nel credere alle sue stesse favole, ovvero alla propria onnipotenza che hanno impedito di comprendere il ruolo economico della Russia , mentre quella europea ci aggiunge anche l’aver entusiasticamente aderito a questo errore senza comprenderne le conseguenze e senza capire di stare offrendo il petto alle folli distopie di Washington che vorrebbe mantenere il dominio assoluto sul mondo. Ovvero qualcosa contro cui dovrebbe essere la stessa Europa se non fosse stata sottoposta a una massiccia iniezione di quinte colonne, rese possibili anche dai meccanismi della Ue che non hanno alcun rapporto col consenso dei cittadini. Scrive Wolfgang Münchau,, ex editorialista del Financial Times e uno degli analisti economici più quotati: “Le sanzioni occidentali si basavano su una premessa formalmente corretta ma fuorviante, che io stesso credevo almeno fino a un certo punto: che la Russia dipende più da noi di quanto lo siamo noi dalla Russia. La Russia ha più grano di quanto può mangiare e più petrolio di quanto può bruciare. La Russia è un fornitore di materie prime primarie e secondarie, da cui il mondo è diventato dipendente. Petrolio e gas sono le maggiori fonti di entrate delle esportazioni russe, ma la nostra dipendenza è più acuta in altri settori: cibo, metalli rari e terre rare. La Russia non è un monopolista in nessuna di queste categorie. Ma quando i maggiori esportatori di tali merci scompaiono, il resto del mondo sperimenta carenze fisiche e prezzi in aumento”

Come è possibile che decine di governi, a parte Bruxelles non ci abbiano pensato o che comunque non abbiamo letto le previsioni e gli scenari che erano disponibili? Forse pensavano che sarebbe stato sufficiente demonizzare Putin per una settimana e ottenerne la resa? a questi sciocchi Münchau suggerisce una soluzione che tuttavia rimane rimane di fatto impraticabile: egli dice che è inutile chiudere la porta della stalla nel momento in cui i buoi sono scappati, ma bisognerebbe offrire qualcosa per indurli a tornare: “A meno che non raggiungiamo un accordo con Putin, con la rimozione delle sanzioni, vedo il pericolo che il mondo diventi soggetto a due blocchi commerciali: l’Occidente e il resto. Le catene di approvvigionamento saranno riorganizzate per rimanere al loro interno: l’energia, il grano, i metalli e le terre rare della Russia saranno ancora consumati, ma non qui. Non sono sicuro che l’Occidente sia pronto ad affrontare le conseguenze delle sue azioni: inflazione persistente, riduzione della produzione industriale, crescita più bassa e maggiore disoccupazione. Per me, le sanzioni economiche sembrano l’ultimo evviva di un concetto disfunzionale noto come l’Occidente. La guerra in Ucraina è un catalizzatore di una massiccia deglobalizzazione” Però chi dovrebbe e potrebbe proporre un qualche accordo per evitare il suicidio europeo, visto che l’anglosfera è decisa a continuare la guerra? Evidentemente dopo aver scioccamente aderito alle distopie Usa, avendo tutte le possibilità di pervenire ad altri esiti, adesso è quasi impossibile raggiungere un accordo con Putin, specie dopo aver alimentato non solo un gigantesco flusso di armi, ma anche un miserabile russofobia i cui caratteri seguono da vicino l’ignoranza totale di cui fanno sfoggio le lobby politiche messe in piedi da Washington e concepite a sua immagine. Oltretutto il fato che il malvagio Putin non sia stato ancora sconfitto dall’invincibile occidente e stia letteralmente triturando un complesso militare messo in piedi in anni e anni di invio di armi e di costruzione di fortificazioni, ottiene l’effetto di unire alla demonizzazione anche un sempre maggiore senso di impotenza nei confronti del cattivo. Se tutto è colpa di Putin allora chi è davvero onnipotente è lui.

Il fatto è che si è andati troppo oltre e si continua ad alimentare la guerra perché un gruppo di idioti pensa che questo indebolirà la Russia, mentre in realtà la rafforza permettendo di mettere a punto nuovi sistema d’arma e di migliorare quelli esistenti, di accelerare la messa in linea di nuovi armamenti, di nuove tattiche. Tra un po’ all’inizio dell’autunno è probabile che Mosca tagli qualsiasi tipo di esportazione verso l’Europa e a quel punto la verità non potrà più essere controllata dall’informazione perché la carenza e il disagio economico diventeranno la realtà quotidiana. E a quel punto forse qualcuno comincerà a vedere che qui non si tratta affatto della guerra tra Russia e Ucraina e nemmeno della guerra per procura tra Russia e Nato, ma di una sorta di guerra civile planetaria, dove si confrontano magmaticamente entità economiche, grandi nazioni, visioni differenti della vita sociale. Che forse anche noi come gli ucraini siamo in qualche modo carne da cannone è che il malvagio Putin lo è molto meno del tuo presidente del consiglio.

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