L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 20 giugno 2022

La Svizzera rifiuta a prescindere di importare inflazione attraverso una svalutazione della sua moneta e quindi preventivamente alza i tassi d'interessi. Il segnale politico è chiaro, rifiuto totale di imbarcarsi in Euroimbecilandia, mica stupidi come le oligarchie croate

Franco svizzero con le ali, ai massimi storici contro l’euro e può rafforzarsi ancora
Decisione choc della Banca Nazionale Svizzera di alzare i tassi d'interesse. Cambia la politica sul franco svizzero, da record contro l'euro.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 19 Giugno 2022 alle ore 06:58


La decisione di giovedì della Banca Nazionale Svizzera (BNS) di alzare i tassi d’interesse è stata accolta come uno choc sui mercati. L’istituto ha aumentato il costo del denaro dello 0,50% al -0,25% per la prima volta dal lontano 2007. Pochi analisti si aspettavano una simile mossa. Goldman Sachs è uno di questi, ma l’entità della stretta monetaria ha sorpreso un po’ tutti, anche perché l’inflazione nel paese alpino ancora è relativamente contenuta: 2,9% a maggio. E non è stata l’unica novità sorprendente della riunione del board. Nel comunicato finale, il franco svizzero non è stato più definito “altamente sopravvalutato”. Al punto che il governatore Thomas Jordan si è impegnato a difendere il tasso di cambio contro un possibile deprezzamento, l’opposto di quanto dichiarato in tutti questi ultimi anni.

L’annuncio choc di Jordan

Il cambio tra euro e franco svizzero è sceso nelle ore successive 1,014, segnando un nuovo minimo storico. Questione di tempo e la parità dovrebbe essere raggiunta e persino sfondata al ribasso. Ricordiamo che tra il settembre 2011 e il gennaio 2015, l’istituto introdusse unilateralmente un cambio minimo di 1,20 contro l’euro per evitare l’eccessivo rafforzamento del franco svizzero. Dovette abbandonarlo di colpo per gli ingenti afflussi di capitali seguiti alla crisi dell’euro, per contrastare i quali Jordan varò una politica monetaria ultra-espansiva tra tassi negativi e acquisti di azioni e obbligazioni straniere.

Al momento, in portafoglio la BNS possiede asset in valute straniere per 956 miliardi di franchi, qualcosa come il oltre il 120% del PIL domestico. Nel 2007, all’epoca dell’ultimo rialzo dei tassi prima di quello di giovedì scorso, ammontavano a meno di 50 miliardi, ben sotto il 10% del PIL.Tra questi figurano 177 miliardi di dollari in titoli azionari quotati a Wall Street. In teoria, essa potrebbe rivendere parte di questa immensa ricchezza accumulata nell’ultimo decennio per sostenere il franco svizzero. Tuttavia, probabile che agirà principalmente attraverso il rialzo dei tassi d’interesse, i quali ancora sono negativi.

Perché la BNS vuole un franco svizzero forte

Perché la minaccia di difendere un cambio già forte? A differenza degli anni passati, quando la Svizzera temeva la deflazione, adesso vede come rischio l’alta inflazione. Un franco svizzero ancora più forte ridurrebbe il costo dei beni importati e allieverebbe l’aumento dei prezzi domestici. Indipendentemente da queste mosse, il ritorno alle tensioni nell’Eurozona sosterranno gli afflussi dei capitali nel paese alpino e, quindi, il cambio. La vera novità è che adesso alla BNS non dispiace affatto questo apprezzamento.

Il rialzo dei tassi anticipa quello di luglio della BCE. Ed è stato voluto per impedire il deprezzamento del franco svizzero contro l’euro. In questo modo, la tendenza rimarrà rialzista anche nei prossimi mesi. Potrebbe anche accadere che i mercati inizino a testare il livello massimo del cambio tollerato dalla SNB. Un po’ come avvenne tra fine 2014 e inizio 2015, quando Jordan dovette capitolare sul cambio minimo. Forti correzioni sono possibili e per l’euro le buone notizie diminuiscono di giorno in giorno.

Nessun commento:

Posta un commento