L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 10 giugno 2022

Le liste di proscrizione fatte non solo in Italia e quindi un ordine partito dagli anglostatunitensi, sono il punto più alto della disperazione di questi che erano partiti per sconfiggere e si accorgono che sono stati sconfitti da uno stratega geopolitico più valente di loro, Putin

Il diavolo veste Putin



La hitlerizzazione di Putin ha ormai sfondato la barriera del grottesco, ma non è certo nuova: già nel 2014 Henry Kissinger avvertì che “la demonizzazione di Putin non è una politica, ma un alibi per la sua assenza”. E infatti in tutta questa vicenda ucraina si nota la completa assenza di politica o meglio di una qualunque strategia che non sia quella illusoria e scomposta di abbattere la Russia, talmente ossessiva che Washington con le sue cupole di potere più o meno visibili non ha nemmeno pensato a un piano per uscire da una situazione che si fa di giorno più insensata e più difficile da raccontare in termini vittoriosi. Lo psicodramma nella capitale americana può essere illustrata dai funzionari dell’intelligence che dicono di non avere un’idea chiara di ciò che sta accadendo in Ucraina, come riferisce il New York Times, capace ormai di dire seriosamente qualsiasi sciocchezza e altri che invece ritengono i servizi siano abbastanza esperti da capire che Kiev non ha alcuna possibilità di prevalere, ma privi coraggio di dire ai responsabili politici che è ora di chiedere la pace. Così che insomma si rischia l’olocausto nucleare perché qualcuno non vuole sentirsi dire come stanno le cose, D’altronde qui l’Ucraina è marginale: la strategia di creare le premesse per un intervento militare russo per poi imporre sanzioni che avrebbero fatto crollare Mosca è completamente fallita, senza che però i poteri occidentali abbiano mai preso in considerazione l’ipotesi di un insuccesso mettendo a punto un piano B. Adesso si tenta di rimediare o meglio di coprire la disfatta con l’invio massiccio di armi giusto per prendere tempo, ma in realtà qui non si sta parlando di una sconfitta militare, ma di un intero sistema di governance planetaria che sta declinando con una velocità proporzionale agli sforzi che fa per rimanere in sella.

D’altra parte il neoliberismo e il globalismo che è la sua ideologia di sovrastruttura, non hanno mai avuto un vero e proprio piano B ad onta del fatto che si basassero su un presupposto impossibile, ovvero che si potesse avere una crescita infinita in presenza di risorse finite. Per anni si sono foraggiati università e finti premi nobel per l’economia ( com’è noto si tratta solo di un riconoscimento conferito dalla Banca di Svezia che niente a che vedere col celebre premio) per tentare di smussare la contraddizione e anzi negare che lo fosse. Ma alla fine il sistema si è avvitato in una crisi insolubile e oggi si tenta più modestamente di salvare l’infinita possibilità di arricchimento di pochi eletti, mandando all’infermo tutti gli altri con la guerra o con i virus E poiché questa visione della crescita senza fine era quella contrabbandata dall’imperialismo Usa, la sua crisi diventa automaticamente la crisi del potere americano. Questo per dire che da decenni e comunque almeno dal 1989 viviamo in uno stato di dissonanza cognitiva che viene cinicamente sfruttata per investire le opinioni pubbliche di narrazioni completamente prive di realtà.

Per tornare all’Ucraina, la disfatta dei piani occidentali si traduce nel tentativo di salvare almeno l’onore militare perché la visione del più più grande esercito per procura mai creato e armato dalla Nato che viene lentamente ma inesorabilmente distrutto è qualcosa di insopportabile al potere: non basta aver constato che ormai pochi sono disposti a ballare la stessa musica di Washington, adesso si aggiunge anche l’umiliazione delle proprie wunderwaffen che risultano costantemente inferiori agli analoghi russi. Tutto ciò provoca ovviamente il tentativo di proiezione dei propri desideri e delle proprie paure sugli altri: l’esempio psicoanalitico migliore è quello di Macron chiede che Putin non venga più “umiliato” che in realtà è la preghiera di non essere lui umiliato dal fallimento dei piani a cui ha tenuto scioccamente bordone. Analogamente non solo ogni colpa possibile deve essere attribuita a Putin, comprese le disastrose conseguenze delle sanzioni contro Putin, ma gli deve anche essere accollata la sconfitta subita dall’Occidente. Tuttavia se queste forme di patologia immaginativa possono essere vendute alla parte meno intelligente della popolazione e possono essere propalate dai media di regime, rimangono pur sempre un allucinazione che si aggrappa agli istinti più infantili e alla negazione della realtà. E può funzionare per poco tempo: alla fine proprio la demonizzazione assoluta del leader avversario senza che nulla sembri scalfirlo finisce per invertire la polarità e portare a chiedere la pace come unica via di uscita. E alla fine – come suppone Dimitri Orlov – le opinioni pubbliche finiranno per prendersela con le elite occidentali che non vogliono sedersi attorno a un tavolo con chi non riescono a battere. Così si può facilmente immaginare che Zelensky abbia firmato la sua condanna decidendo di sanzionare personalmente Putin con ciò sabotando qualsiasi colloquio di pace.

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