L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 giugno 2022

L'ignoranza è una brutta bestia e se poi è usata in malafede per fregarti è demenziale

Il “figlio scialacquatore”, ovvero: il costante sforzo di smontare i luoghi comuni
di Marco Cattaneo
5 giugno 2022

Tra le mitragliate di luoghi comuni che ci si sente ripetere da chi si “documenta” su temi macroeconomici leggendo la Repubblica, oppure ben che vada (ma siamo lì come livello) il Sole 24Ore, un posto di rilievo lo occupa la parabola del “figlio scialacquatore”.

Secondo questa vulgata, la santa e buona UE fa bene a tenere sotto controllo l’indebitata Italia, perché “è evidente” la nostra tendenza a essere “un popolo di spendaccioni”, con la conseguenza di metterci in guai che non potranno se non peggiorare, se la sopracitata UE non ci tiene il guinzaglio corto.

Questa vulgata, scritta, letta, e ripetuta a pappagallo da tante persone, è una pura e semplice bestialità macroeconomica.

Senza far ricorso a fonti particolarmente evolute o raffinate, basterebbe andarsi a vedere la Wikipedia inglese alla voce “Net International Investment Position”, dove leggiamo che

“The Net International Investment Position (NIIP) is the difference in the external financial assets and liabilities of a country… a positive NIIP value indicates that a nation is a creditor country, while a negative value indicates that it is a debtor nation”.

La Wikipedia cita poi dati relativi a un ampio ventaglio di paesi e riguardanti il rapporto tra NIIP e prodotto interno lordo (PIL); ma riferimenti ancora più aggiornati sono disponibili sul sito Eurostat. E per quanto riguarda la quattro maggiori economie dell’Eurozona, apprendiamo che a fine 2021 la situazione era la seguente.



Rapporto NIIP / PIL

Germania 68,4%

Italia 7,4%

Francia -34,5%

Spagna -70,0%.



Beh, l’avreste mai detto ? l’Italia è UN PAESE CREDITORE. Non ai livelli molto elevati della Germania, ma comunque CREDITORE. Mentre debitori sono i francesi e ancora di più gli spagnoli.

Il TREMENDO equivoco è considerare l’Italia “un paese indebitato” (quando leggete questa frase, prendetela come un marker infallibile: chi scrive non conosce la macroeconomia) perché è alto (un po’ più che in Francia e Spagna) il rapporto tra DEBITO PUBBLICO e PIL. Ma il debito pubblico italiano è in larghissima misura detenuto da residenti italiani.

Semplicemente, il debito pubblico è stato più che altrove, da noi, utilizzato come strumento di impiego del risparmio privato che i deficit del settore pubblico generano; e i mezzi necessari allo sviluppo dell’economia sono stati più che altrove immessi facendo ricorso al deficit pubblico, e meno al credito privato.

Tutto questo lo trovate spiegato in un recente post: dove si illustra anche come immettere potere d’acquisto nell’economia mediante deficit pubblici sia molto meno destabilizzante rispetto all’espansione del credito privato. Anzi, in effetti non lo è per nulla, a meno che…

A meno che non ci si trovi nel manicomio dell’Eurozona, dove la mancanza di garanzia da parte dell’istituto di emissione ha trasformato il debito pubblico in un fattore di instabilità. Potenzialmente gravissimo. SENZA che ne esista ALCUNA ragione tecnica né economica.

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