L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 19 giugno 2022

L'inflazione è dovuta alla Fed, alle banche centrali che con un clic hanno inondato e fatto circolare montagne e montagne di miliardi di soldi. Hanno iniziato dal 2007/8 hanno accentuato il 17 settembre del 2019. Il lockdown IMPOSTO ha fatto il resto con la ciliegina dell'Ucraina. Dove accanto alla STAGFLAZIONE è in ascesa il mondo multipolare che ha messo a bagno maria l'unipolarità degli Stati Uniti/Occidente e dove le materie prime non sono più rubate ma dettano le regole

Le drammatiche somiglianze tra questa crisi e quella degli anni Settanta
Il rischio stagflazione è diventato una minaccia ormai concreta per l'Occidente e rievoca per molti aspetti la dura crisi degli anni Settanta
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 18 Giugno 2022 alle ore 06:57


Il 24 febbraio del 2022 è già considerata una data infausta sul calendario. La Russia invade l’Ucraina senza alcuna ragione (occhi foderati di prosciutto), in assenza di una minaccia concreta alla sua integrità territoriale e politica. I prezzi di petrolio e gas esplodono ancor più di quanto non avessero fatto nei mesi precedenti. La guerra miete decine di migliaia di vittime e sul piano economico infligge un duro colpo al pianeta, specie all’Occidente (grazie alle sue sanzioni, che sono atti di guerra). I prezzi al consumo galoppano e i tassi di crescita rallentano. Lo spettro della stagflazione è più concreto che mai. Le banche centrali, che in una prima fase avevano sottovalutato la corsa dell’inflazione, adesso sono tutte costrette a reagire. In settimana, persino la Banca Nazionale Svizzera ha alzato i tassi d’interesse dello 0,50% e per la prima volta dal lontano 2007.

Il precedente degli anni Settanta

Non è la prima volta che l’Occidente vive una stagione del genere. La stagflazione si affacciò per la prima volta negli anni Settanta. E anche allora a scatenarla fu un evento geopolitico: la guerra dello Yom Kippur nell’autunno del 1973. Egitto e Siria attaccano a sorpresa Israele, la quale è costretta a difendersi. In suo sostegno scende in campo l’America. I paesi dell’OPEC, che a stragrande maggioranza erano e sono mussulmani, decidono di punire l’Occidente con un embargo petrolifero. Le quotazioni del greggio quadruplicano immediatamente, l’inflazione esplode a doppia cifra quasi ovunque, mentre le economie si fermano o vanno in recessione. Si entra nell’austerity, con i governi costretti a razionare l’energia per famiglie e imprese.

Quando sembrava che stessimo uscendo dalla stagflazione, gli anni Settanta ci regalano un’altra scossa: la Rivoluzione Islamica dell’ayatollah Khomeini in Iran. Lo Shah viene cacciato e al suo posto s’insedia un’autocrazia religiosa anti-occidentale. Le tensioni portano anche in questo caso all’esplosione delle quotazioni del petrolio. Dopo vari tentennamenti, però, stavolta le banche centrali di USA e Regno Unito reagiscono con una vigorosa ed efficace stretta monetaria per battere l’inflazione. Sta di fatto che, nel migliore dei casi, servì un decennio per uscire dalla crisi.

E’ tornata la stagflazione

L’Ucraina di oggi è l’Israele di mezzo secolo fa. La Russia, anche allora schierata contro l’Occidente come Unione Sovietica, rappresenta la coalizione del mondo arabo di allora. E l’Occidente è sempre l’Occidente, ricco dal punto di vista economico-finanziario, ma povero di materie prime. E il guaio anche stavolta è che stiamo ingaggiando una guerra contro chi quelle materie prime le possiede e le sfrutta a proprio vantaggio. Non c’è solo la Russia a fare paura, ma anche il suo più prezioso alleato: la Cina. L’OPEC non è più un nemico geopolitico come negli anni Settanta, ma a guidare il cartello ci sono i sauditi, che con l’amministrazione Biden non vanno per niente d’accordo. Di fatto, stanno acuendo il rischio di stagflazione tenendo alti i prezzi e bassa l’offerta.

Infine, le banche centrali. Allora come oggi, in fuga dalla realtà per convenienza. Prima hanno negato la stessa minaccia dell’inflazione, poi l’hanno definita “transitoria”, dopo ancora hanno dichiarato che il rialzo dei tassi sarebbe stato inefficace, trattandosi di inflazione non da domanda, ma da strozzature dell’offerta. Infine, hanno iniziato ad alzare i tassi e a tagliare la liquidità sui mercati con elevato ritardo. La storia non si ripete mai uguale a sé stessa, ma certi errori sì. Tantissimi si erano illusi che l’era del denaro facile sarebbe potuta durare per sempre senza effetti collaterali. Uno lo abbiamo a Palazzo Chigi. La verità è che siamo già in stagflazione. Come negli anni Settanta.

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