L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 giugno 2022

Liz Truss l'ignoranza dell'occidente condensata nel ministero degli esteri britannico. Stoltenberg, certo li scelgono nel mazzo degli idioti

Ucraina, a che punto è la notte



Qualcosa si sta insinuando nelle brillanti menti occidentali, lucide come come specchi, qualcosa di incredibile e a suo modo spaventoso: il fatto cioè che la guerra in Ucraina non serva più a nulla e che bisogna venirne fuori. Una volta che la Russia non ha ceduto all'assalto sanzionatorio e non è stata messa in ginocchio da un occidente complessivo che invece si è auto inflitto gravi ferite, tutta l’operazione non soltanto perde di senso, ma si sta rivelando un catastrofico errore di immagine non tanto per cittadini dell’occidente lobotomizzati dai media, quanto per il resto del mondo che assiste a una sostanziale sconfitta di quello che vorrebbe essere il padrone universale anche perché è ormai visibile a chiunque che per gli ucraini è impossibile vincere la guerra per quanti armi gli occidentali possano inviare. Anzi siccome la parte superstite di questi armamenti viene utilizzata per vendicarsi sulle popolazioni civili ( sembra che le armi della Nato abbiano un’anima infernale e facciano quello per cui hanno una vocazione) ciò sta sempre più irritando i russi che ormai pensano di doversi prendere una fetta molto più vasta di Ucraina per impedire in futuro possibili azioni di ritorsione.

Ma una cosa è rendersi conto del fallimento e cominciare un cambiamento di narrazione, un’altra è riuscire ad avere abbastanza visione per costruite la pace: con ministeri degli esteri abitati da meri lobbisti del globalismo, spesso completamente ignoranti ( vedi il clamoroso caso di Liz Truss ), incompetenti e abituati solo ad usare le armi del ricatto, ricucire gli strappi della guerra potrebbe essere arduo Di certo non si può partire chiedendo alla Russia di ritirarsi dalle aree che ha già conquistato e tuttavia buona parte del discorso occidentale a partire da Stoltenberg si concentra proprio sul fatto che Mosca dovrebbe azzerare la situazione, cosa che rivela tutta l’idiozia del personaggio. Tuttavia ogni giorno che passa è per l’Ucraina e per Zelensky che sarà la vittima sacrificale, un passo più vicino all’oblio: nessuno vuole davvero più saperne di Kiev visto come si sono messe le cose e si trascina stancamente anche il continuo invio di armi molte delle quali non sono soltanto obsolete, ma spesso non funzionanti e che sempre meno gente è in grado di usare o vuole usare. Il quotidiano britannico The Indipendent ha fatto il punto questa settimana dicendo che in termini di artiglieria, la Russia è venti volte più forte delle sue controparti ucraine, quaranta volte più forte nelle munizioni e dodici volte più potente nel raggio. Non solo, i missili Smerch e Uragan di Kiev sono quasi esauriti e rimangono ancora pochi razzi Grad. La Russia ha una superiorità assoluta in questo campo, essendo in grado di colpire bersagli con precisione a decine o addirittura centinaia di chilometri di distanza. E’vero, c’è qualche lobbista delle fabbriche di armi che suggerisce doverosamente la superiorità delle armi Nato la quale però non si vede da nessuna parte. Al contrario la Russia è apparsa non soltanto forte, ma in grado di cambiare più volte tattica e di avere i sistemi d’arma più adatti per farlo,

Il fatto è che oltretutto la gente è stanca di sentire parlare della guerra perché la sua emotività è stato troppo sollecitata negli ultimi mesi e poi perché comincia a rendersi conto di stare barattando il suo tenore di vita in cambio di un ambiguo imperativo morale, sostenuto peraltro solo da acrobazie narrative e non dalla sostanza: un imperativo morale non può nascere dalle menzogne. Dunque a questo punto la narrativa comincia a fare marcia indietro e al posto delle vittorie ucraine del tutto inventate si fa strada il dubbio e si comincia a riflettere sulla tenuta delle truppe. A questo punto l’occidente potrebbe davvero intervenire per rimediare alle sue malefatte, interrompendo ogni fornitura di armi, imponendo a Kiev un cessate il fuoco e impedendo così che le superstiti truppe di Kiev si facciano scudo dei civili, l’unico modo peraltro di rallentare l’annientamento. Questo verrebbe apprezzato da Mosca perché di certo risparmierebbe qualche perdita umana, di certo marginale, ma importante in un esercito fondato sulla coscrizione volontaria. Però appunto perché si tratta di una soluzione intelligente e ragionevole non verrà mai in mente agli occidentali. Che al contrario della Russia non sembrano capire bene cosa stiano facendo come se tutto ciò che concerne la guerra sia guidato da un cervello rettile ausiliario come la coda di certi dinosauri. Ma per la Nato l’Ucraina rischia di essere l’asteroide che porterà all’estinzione.

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