L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 giugno 2022

Lo spread ci accompagnerà in una estate rovente, l'inflazione si mangia i redditi, e pagheremo caro il nostro atlantismo d'accatto. Obbligo di movimenti sociali con punte certamente incontrollabili, società in caos, perdita della presa dei partiti sulle masse, istituzioni TUTTE in deficit di fiducia

 WALL STREET: mercato messo a dura prova

Scritto il  alle 16:23 da Lukas


Il quadro del CFTC di Chicago continua ad illustrare uno scenario positivo con i Commercials sugli scudi. Sembra stiano facendo il possibile per far stare in piedi i mercati. Ma è un’impresa ardua sopratutto quando ci sono delle variabili esogene così invasive. [Guest  post]

Cari amici, anche nella settimana appena trascorsa, nessuna soluzione per ciò che riguarda il conflitto tra Russia ed Ucraina. La guerra, purtroppo, continua, ed al momento non s’intravvede alcuna soluzione. Gli effetti negativi della stessa sono, invece, sempre più chiari ed evidenti. Crescono, in particolare, le preoccupazioni su una possibile crisi alimentare. Il prezzo del petrolio ha ormai superato i 120 dollari al barile.

L’inflazione diviene , ogni giorno di più, un fenomeno non transitorio e contingente, bensì radicato e strutturale. Anche la BCE ha dovuto prenderne tristemente atto, annunciando che da luglio procederà ad un primo aumento  dei tassi, ed interromperà l’acquisto dei titoli di stato europei. Un guaio serio soprattutto per Noi italiani, indebitati fino al collo. La borsa di casa nostra ha reagito, non a caso, molto male all’annuncio della Lagarde, penalizzando in particolare, e duramente, tutti i nostri titoli bancari.

C’era purtroppo da aspettarselo. Pagheremo più salatamente di altri la nostra miopia politica di fronte alla guerra. Invece di adoperarci per mettere le parti intorno ad un tavolo ed aiutarle a trovare una soluzione, abbiamo assurdamente scelto di sostenere e schierarci a favore di una delle due. E ciò contro i nostri interessi economici, ed in ossequio ai diktat geopolitici angloamericani.

Voglio proprio vedere come risolveremo i nostri problemi di approvvigionamento energetico, senza il gas ed il petrolio russo. E la BCE pensa davvero di poter risolvere il problema inflattivo, causato palesemente da un deficit d’offerta, con l’aumento dei tassi e la restrizione della domanda ? Questi non hanno ancora ben chiaro, che ben presto i nostri salari e stipendi saranno divorati dall’inflazione, e s’innescherà inevitabilmente una spirale prezzi-salari che metterà definitivamente al tappeto la nostra già fragile e claudicante economia.

Giocano alla guerra con la Russia, peraltro solo per interposta nazione, ma la guerra, di carattere economico politico e sociale, rischiano seriamente di portarsela in casa propria. Non ci resta che sperare in un precoce ravvedimento, ed in un cambio epocale di ottica e prospettiva. I tempi della nostra superiorità son finiti ormai da anni, e per Noi italiani, addirittura da alcuni millenni. Il Mondo, ed in particolare la sua economia, è ormai divenuto un qualcosa di altamente interrelato ed interdipendente, e per tale motivo non può più essere governato in maniera unipolare ed unidirezionale.

Per crescere e svilupparci, bisogna, non alimentare arcaiche ed antistoriche divisioni, bensì coinvolgere altri paesi, altre culture, ed altre economie, e riformare ed innovare, in primis, le più importanti Istituzioni politiche, e finanziarie internazionali.

Dopo le sopra esposte considerazioni, d’ordine personale, andiamo ad esaminare cosa ci indica, al momento, il sistema intermarket. Il dollar index si dimostra oggi giorno più forte, lievita infatti di un altro 1,97 %, e raggiunge quota 104,14. I prezzi delle commodities non arrestano la loro corsa, anzi, crescono di un ulteriore 3,17 % in termini reali, e raggiungono i massimi degli ultimi 15 anni.

Movimenti ingenti e significativi si registrano anche nel mercato obbligazionario. Il rendimento del bond decennale Usa, cresce infatti di altri 22 bps e sale a quota 3,16 %. Il rendimento dei bonds a 2 anni, invece, lievita di ben 41 bps, e raggiunge quota 3,07 %. L’inclinazione della yield curve Usa, pertanto si contrae a soli 9 bps, e rende sempre più plausibili i pericoli di recessione, o ancor peggio di stagflazione, per l’economia americana. I mercati azionari Usa, sono anch’essi coinvolti nella bufera. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, cede infatti ben il 5,05 %, e retrocede di nuovo a quota 3.900,86 punti.            .

Tanto premesso, passo ad esaminare gli ultimi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 18.941

Large Traders :  – 4.684

Small Traders : – 14.257

Non cambia, pertanto, l’assetto del Cot Report sui derivati azionari Usa. Rispetto alla scorsa ottava, le variazioni nelle posizioni dei vari operatori sono state pari a 6.617 contratti. In particolare, i Commercial Traders, ovvero le MANI FORTI di questo mercato, acquistano, l’intero lotto dei 6.617 contratti long, e consolidano la loro eccezionale, ed insolita, posizione Net Long.

I Large Traders, invece cedono 2.458 contratti long, e consolidano la loro posizione, Net short. Gli Small Traders, infine, cedono 4.159 contratti long, e rimpinguano anch’essi la loro insolita posizione, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, ci dicono che gli investitori sono davvero ben consci della particolarità, e soprattutto della pericolosità, dell’attuale della situazione geo-politica ed economica. Le Mani Forti, con i loro acquisti, cercano di arginare la sfiducia che cresce e dilaga fra gli altri investitori.

Ma a differenza del passato fanno fatica a porvi rimedio. Ciò testimonia che il problema questa volta non è d’ordine finanziario, bensì politico. E su questo versante anche Loro dimostrano di aver molte difficoltà ad intervenire e ad agire. Dovrebbero indurre l’Amministrazione Usa a mutare orientamento nei confronti della guerra, ed a riaprire un tavolo di negoziato con la Russia. Ma sinora non vi sono riusciti. E dubitiamo abbiano la forza per farlo. Per questo motivo, nonostante il loro impegno finanziario, riconfermo anche per quest’ottava la mia sfiducia di fondo e la mia vision negativa sulle prospettive dei mercati azionari internazionali.

Mercato, pertanto, in evidente down-trend, che cercherò comunque di tradare con il mio originale trading system, fondato sull’analisi del Cot Report, nonchè sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei due professori Usa, Jegadeesh e Titman, ed illustrato nel mio sito https://longtermmomentum.wordpress.com/. Da inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ AZIONI ITALIA – LTM “, ha conseguito una perdita dell’1,58 %.

Il nostro benchmark di riferimento, il Ftse All Share, invece, ha registrato, nel contempo, una perdita del 17,57 %. Conseguita pertanto, sinora, una sovra-performance del 15,99 %. Nei precedenti 9 anni, il mio trading system ha, invece, conseguito una sovra-performance media annua del 7,1 %, e presenta un’equity line in progresso del 175 %.

Questa settimana, modifico leggermente l’assetto del mio portafoglio, riduco cioè dal 37,5 al 32,5 % le mie posizioni long, ed innalzo nel contempo dal 62,5 al 67,5 % le mie posizioni short, ovvero assumo una posizione operativa Net Short pari al 35 % del mio portafoglio. Chi desiderasse approfondire, e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ AZIONI ITALIA – LTM “ può,se vuole, consultare direttamente il mio sito.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di intermarketandmore buon trading.

LUKAS


https://intermarketandmore.finanza.com/wall-street-mercato-messo-a-dura-prova-94959.html

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