L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 30 giugno 2022

Lo spread igiene del Progetto Criminale dell'Euro. Una medesima moneta, una politica monetaria per diciannove paesi con costi del debito, andamenti economici divergenti porta inevitabilmente a una rottura. Questa Euroimbecilandia è capace solo di dettare regole burocratiche che inevitabilmente NON possono andare bene a tutti. Non dobbiamo farci prendere in giro dallo stregone maledetto, il VOSTRO Mario Draghi, che l'unica cosa proposta è stato il tetto del gas, ridicolo, e che è stato da tutti sostanzialmente ignorato

SPILLO/ La solidarietà energetica pronta a spaccare l’Europa
Pubblicazione: 29.06.2022 - Paolo Annoni
La Germania si appella alla solidarietà europea per affrontare l’emergenza energetica. È inutile però illudersi che possa esserci una tale disponibilità dei Paesi membri

(LaPresse)

Ieri il ministro dell’Energia tedesco Habeck, a margine dell’incontro dei ministri dell’Energia europei a Bruxelles, ha fatto un appello alla solidarietà energetica europea: “Una crisi dell’offerta in un Paese porta a una crisi economica in un altro. Abbiamo bisogno di solidarietà”; “da mesi chiedo la firma di accordi di solidarietà più forti”. Ieri il Financial Times non si è potuto esimere da segnalare l’inversione dei ruoli perché fino a oggi erano stati gli altri Paesi europei a chiedere solidarietà finanziaria alla Germania. La quale è riuscita a sfruttare venti anni di globalizzazione e di contesto geopolitico favorevole, oltre all’euro, accumulando surplus commerciali e finanziari record. Oggi lo scenario è cambiato radicalmente e ci si chiede cosa rimanga di quel modello con la rottura delle catene di fornitura globale, la guerra in Europa e la mancanza di energia a basso prezzo che è una condizione necessaria per un Paese manifatturiero e quindi energivoro per definizione.

Il paragone con le tensioni finanziarie che si sono avute ciclicamente in Europa dalla crisi di Lehman è inevitabile. Non è per una rivendicazione fuori tempo rispetto a un supposto egoismo tedesco. Gli spread, le polemiche tra Paesi virtuosi e non, tra Paesi con tanto debito o poco all’interno dell’Europa sono state ciclicamente un motivo di preoccupazione per la tenuta dell’euro e dell’Europa. Nel 2011 si scommetteva sull’uscita di Grecia, Spagna o Italia dalla valuta comune. Gli spread si sono aperti durante i mesi del Covid e poi negli ultimi mesi, nonostante Draghi, per i timori di una stretta monetaria e poi di una recessione. Finora la costruzione è rimasta in piedi nonostante le tensioni finanziarie tra Paesi. È oggettivo che avere all’interno della stessa area monetaria, e non solo monetaria, Paesi con costi del debito e andamenti economici divergenti sia un fattore ciclico di stress che alla lunga non può continuare; la soluzione a questo problema può essere o la rottura o un’unione definitiva.

Oggi lo stress, le fratture all’interno dell’Europa rischiano di essere molto più vitali di quelle finanziarie. Si avvicina uno scenario in cui i francesi, gli spagnoli e altri saranno in grado di far funzionare le proprie imprese e di scaldare le case mentre i cittadini di altri Paesi, come Germania e Italia, non potranno scaldarsi o dovranno chiudere le imprese. Non è chiaro come possano coesistere Paesi con caratteristiche così diverse all’interno di una stessa unione monetaria che impone regole burocratiche o finanziarie a tutti. La solidarietà europea vorrebbe dire che per garantire qualche grado in più o qualche impresa aperta in più in Germania i francesi, che potrebbero non rinunciare a niente, dovrebbero patire un po’ di freddo o far salire un po’ la disoccupazione. È uno scenario di stress interno molto più radicale e minaccioso di qualsiasi crisi finanziaria; una divaricazione di questo tipo sarebbe impossibile da gestire con l’attuale struttura europea.

I tentativi del Governo italiano di ottenere un tetto del prezzo del gas in sede europea sono falliti e la discussione è stata rimandata a ottobre quando l’inverno sarà alle porte. Nell’attuale struttura europea non c’è una soluzione europea; la politica energetica non si improvvisa in sei mesi. Gli appelli alla solidarietà europea implicano una condivisione molto superiore a qualsiasi cosa si sia vista dopo la crisi dei debiti sovrani o dopo il Covid; la Bce non può stampare elettricità o gas. Le politiche energetiche sono nazionali e i problemi si potrebbero e dovrebbero affrontare senza l’Europa, ritagliandosi spazi di autonomia che tutti si sono sostanzialmente presi. Gli accordi sul gas in Qatar o in Algeria sono nazionali non “europei”. Sarebbe meglio non caricare l’Europa di aspettative impossibili da rispettare sperando che faccia quello che non può fare.

La crisi energetica, se e quando ci sarà, sarà un elemento di tensione all’interno dell’Europa almeno importante come quella finanziaria. Se gli europei hanno fatica così tanta fatica a digerire la solidarietà finanziaria non è chiaro come potrebbero comportarsi di fronte alle richieste di solidarietà energetica con tutto quello che questo comporta in termini di tensioni sociali.

Nessun commento:

Posta un commento