L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 giugno 2022

Lo spread igiene di Euroimbecilandia. Il VOSTRO Mario Draghi si conferma un vuoto a perdere

Lo spread vola e Draghi attacca Lagarde tramite Giavazzi sui tassi BCE
Lo spread è a 250 punti e il premier Mario Draghi lascia filtrare la sua irritazione contro il suo ex datore di lavoro. La situazione è seria
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 14 Giugno 2022 alle ore 11:43


Mario Draghi è stato governatore della BCE tra la fine del 2011 e la fine del 2019. In otto anni di mandato, non ha mai alzato i tassi d’interesse. Li ha solo tagliati. Al contempo, con il suo “whatever it takes” era riuscito a contenere gli spread nel Sud Europa e a salvare l’euro da un fallimento considerato molto probabile. Ma ora che è premier, sta assistendo inerme a un boom proprio dello spread, già volato a 250 punti base. Mentre scriviamo, il BTp a 10 anni offre il 4,16%, mai così tanto dalla fine del 2013. Proprio la svolta monetaria della BCE sta colpendo i nostri titoli di stato. E ieri è arrivata la prima reazione ufficiosa di Palazzo Chigi.

L’attacco di Draghi a Lagarde per procura

Nel corso di un evento, l’economista Francesco Giavazzi ha attaccato la linea di Francoforte, sostenendo che il rialzo dei tassi in questa fase sarebbe inefficace per abbassare l’inflazione. Questa deriva, eccepisce, dal boom dei prezzi energetici, non da una domanda sostenuta come negli USA. La stretta della BCE finirebbe, dunque, per colpire la domanda privata. Per questo, conclude, serve accelerare sul PNRR.

Giavazzi è consigliere economico di Palazzo Chigi, per cui appare molto probabile che abbia esternato una visione coerente con il pensiero di Draghi. Se così fosse, sarebbe la prova di quanto grave sia la situazione. L’ex governatore teme di finire stritolato dallo spread e sa anche che il successore Christine Lagarde non brilli per chiarezza comunicativa, né per competenza. La donna sbagliata nel momento sbagliato. Il fatto che abbia esternato per procura il suo malcontento sull’operato della BCE sarebbe anche conseguenza del mancato varo dello scudo anti-spread.

Lo spread vola indisturbato

Francoforte non ha presentato alcun piano per ridurre la frammentazione monetaria nell’Eurozona, se non un impegno generico a contrastarla. Formalmente, si è vincolata solamente a sfruttare la flessibilità consentitale in fase di reinvestimento con il PEPP. Ma niente di concreto. E, in effetti, i mercati stanno prendendo di mira i bond del Sud Europa, particolarmente i BTp, al fine di capire fin dove si possano spingere senza che la BCE intervenga. Ad oggi, hanno potuto agire indisturbati, come segnala lo spread a 250 punti. Se non è frammentazione monetaria questa, cosa lo è?

Si attende ad ore una correzione del tiro da parte della BCE dopo il flop di giovedì scorso, ancora una volta ad opera di Lagarde. Il problema è proprio la figura del governatore, evidentemente inadeguato al ruolo e, soprattutto, incapace di comunicare ai mercati con parole chiare e coerenti. Difficile che la corsa dello spread si arresti in assenza di atti concreti. Le parole non servono più, basteranno semplicemente a fare rifiatare i BTp per qualche ora o seduta.

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