L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 giugno 2022

L'oro è slegato dalla moneta, così hanno voluto gli statunitensi e il mondo si è adeguato, l'alternativa è stata il dollaro diventato sempre di più carta straccia. E il suo SOLO movimento genera attenzione

L’oro russo e l’import in aumento da Dubai
L’ONG Swissaid mette in guardia sul possibile aggiramento delle sanzioni imposte contro Mosca ma le aziende e la contestato le accuse

Ultima modifica: 12 giugno 2022 16:58

L’oro in provenienza da Dubai è aumentato vertiginosamente da quando la Svizzera ha deciso di bloccarne l’importazione dalla Russia. Per alcuni professionisti del settore, tuttavia, questo potrebbe comportare un maggiore rischio di aggiramento delle sanzioni economiche imposte dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Dubai è un vero e proprio hub mondiale per il commercio di questo metallo prezioso: da qui, ogni anno transita tra il 20 e il 40% dell’oro di tutto il mondo. La città degli Emirati Arabi Uniti viene tuttavia accusata di procedere con controlli poco rigorosi per quanto riguarda le importazioni e ora è sospettata di importare oro dalla Russia, il secondo produttore mondiale, permettendo così a Mosca di aggirare le sanzioni. Dubai non ha infatti condannato l’invasione decisa da Vladimir Putin e fa affari con Mosca più di prima.

In questo contesto, come detto, le importazioni in Svizzera di oro dagli Emirati Arabi hanno subito un’impennata: in due mesi sono state importate 56 tonnellate, per un valore di 3,3 miliardi di franchi. Cifre mai vista da sei anni.

"Dubai e una piattaforma dell’oro a rischio dove transita l’oro russo. Quando vediamo un tale aumento di oro proveniente dagli Emirati Arabi Uniti, siamo ovviamente preoccupati perché questo oro può essere indirettamente collegato al finanziamento di conflitti armati”, commenta Marc Ummel, responsabile del settore materie prime in seno all’ONG Swissaid.

Dei cinque principali raffinatori elvetici, quattro affermano di non aver importato oro da Dubai. Ma non la società Valcambi di Balerna, leader del settore. L'azienda ticinese afferma tuttavia di essere consapevole dei rischi e di aver rafforzato i meccanismi di controllo: "Le sanzioni non vengono aggirate da Valcambi, né dalle nostre controparti a Dubai che seguono rigorosamente tutte le sanzioni imposte", afferma il direttore Micheal Mesaric.

Swissaid sostiene per parte sua che in Svizzera, dove di raffinano quasi due terzi dell’oro mondiale, non si sta facendo abbastanza. “Oggi la Svizzera deve essere coerente, non può applicare sanzioni internazionali da un lato e chiudere gli occhi sull'origine del suo oro dall'altro. Oro che potrebbe aiutare la Russia ad aggirare le sanzioni internazionali”, aggiunge Ummel.

Da parte sua, la Segreteria di Stato dell’economia afferma che non ci sono prove sufficienti, al di là di semplici speculazioni, per sostenere queste accuse.

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