L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 giugno 2022

Ma cosa ci stiamo a fare in questa Europa di imbecilli?

Euro-svarioni tra ideologia e lobby
Pubblicazione: 13.06.2022 - Maurizio Vitali
Nel giro di una settimana l’europarlamento ha sentenziato due volte: una sull’auto elettrica e una sull’aborto. Episodi di un’Europa culturalmente subalterna

Il parlamento europeo, sede di Strasburgo (LaPresse)

Quelli che… “l’ha detto l’Europa”. Nel giro di una settimana il parlamento europeo ha sentenziato due volte: una sull’auto elettrica e una sull’aborto. La prima direttiva stabilisce che dal 2035 potranno essere vendute nel Paesi dell’Unione Europea solo auto elettriche. La seconda che l’aborto è un diritto umano che anche (addirittura!) gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi bene dal togliere dalla costituzione federale. Entrambe sono state sostenute da liberali e socialisti mentre i popolari si sono divisi, un po’ a favore, un po’ contro.

La direttiva sull’auto elettrica, e sulla messa al bando di auto con motore a scoppio o diesel, appare una forzatura in quanto non considera tutti i fattori in gioco. Problemi che chiedono la responsabilità di una risposta. La disoccupazione: 500mila posti di lavoro eliminati e 200mila nuovi posti per l’elettrico, cioè 300mila persi. L’assetto industriale di un Paese: l’Italia potrebbe valorizzare i biocarburanti, che sono fortemente decarbonizzanti, almeno in una ragionevole fase di transizione. Niente da fare. Rischiamo di finire in mano alla Cina? Altroché: oggi tre quarti delle batterie sono prodotte in Asia, metà solo in Cina. Pechino inoltre controlla all’80 per cento le risorse minerarie necessarie. Inoltre: l’energia elettrica non si produce da sé e solo in parte potrà essere prodotta con fonti rinnovabili; dalle nostre parti prevalentemente si produce col gas. Poi c’è il problema dello smaltimento di miliardi di batterie esauste su cui non è ancora stata individuata una soluzione.

Allora perché il parlamento di Strasburgo stressa sull’elettrico? Cerco di scartare le due ipotesi che mi vengono in mente: ossequio ideologico ai dogmi del politically correct, oppure cedimento alle lobby. Cerco di scartarle, ma non me ne viene in mente una terza. Sarà che a pensar male si fa peccato ma si indovina?

Di sicuro questo vale per l’altra, ben più grave e scomposta, performance. La risoluzione sull’aborto. La maggioranza degli europarlamentari avverte l’urgenza inderogabile di sancire l’aborto non come possibilità lasciata alla legislazione ordinaria di ogni Paese, in base alla sua cultura, tradizione e alle sue maggioranze, ma come diritto umano inderogabile. Ammoniti Polonia, Ungheria, Croazia, Malta. Cartellino giallo rinforzato per l’Italia, i medici obiettori non dovrebbero esistere, perché le motivazioni culturali o religiose, dicono da Strasburgo, non possono essere accampate quando si tratta dell’inviolabile diritto “umano” all’aborto.

E il sommo valore, anche illuministico, della libertà di coscienza? Andava bene contro la Chiesa, adesso è acqua passata. L’euro-deliberazione non si dimentica di chiamare i maschi alla par-condicio contraccettiva: se la donna compra la pillola, l’uomo compri i preservativi. E poi la fa proprio fuori dal vaso, abbondantemente, quando travalicando i limiti istituzionali e del senso del ridicolo, “incoraggia” il presidente Biden a garantire negli Usa l’accesso all’aborto sicuro e legale; chiedono al governo del Texas e a diversi altri Stati americani di abrogare rapidamente norme limitative e di allinearsi con “i diritti umani delle donne tutelati a livello internazionale”. Ma il colpo grosso è il monito niente meno che alla Corte suprema degli Stati Uniti a non cancellare la sentenza Roe vs. Wade del 1973 che ha sancito la tutela costituzionale del diritto all’aborto. La Corte, va ricordato, ha una maggioranza repubblicana-conservatrice, un po’ aleggia l’ombra di Trump e Biden ha bisogno di essere incoraggiato.

Anche qui, da parte dell’Europa, furore ideologico oltre ogni buon senso e rispetto delle competenze istituzionali. E, sempre pensando male, subalternità a lobby o interessi o consorterie di obbedienza democratico-statunitense.

Il lato triste di un’Europa culturalmente e politicamente subalterna. Conflitti nel mondo, diritti delle donne putacaso ucraine (ma anche russe), povertà in crescita in Europa, rischi di recessione? Lì non valgono ideologia e lobby. Vale rappresentare il popolo e indicare risposte ai suoi bisogni.

Quelli che… “l’ha detto l’Europa”? Ma mi faccia il piacere!

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