L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 21 giugno 2022

Ma i lituani sanno che cosa stanno facendo gli imbecilli al governo?

Quousque tandem, Lituania abutere patientia russa?



Probabilmente non c’è espressione più ambigua e ipocrita di “ordine internazionale basato su regole”, dove queste ultime vengono decise di volta dall’egemone. a seconda dei propri interessi E anche la presa di posizione suicida della Lituania che ha proibito il trasporto di merci dalla Russia all’enclave di Kalinigrad è qualcosa di completamente al di fuori delle regole internazionali e dunque potenzialmente un innesco per un’estensione del conflitto. Certo la situazione disperata degli ucraini in Donbass porta i bari ad alzare la posta per vedere se, l’avversario ha il coraggio di andare a vedere le carte. Ma se aumenti il piatto a di una sola fiche, visto che la Lituania non vale più di tanto, allora i casi sono due o sei un criminale deciso ad avere la guerra nucleare o sei un criminale cretino che danneggia se stesso prima di tutti gli altri: se Mosca decide di intervenire in Lituania e la Nato non interviene hai perso la faccia per sempre. In questo caso l’occidente ha giocato sul fatto che la Russia aveva ampiamente previsto questa situazione e aveva approntato una soluzione navale in caso di blocchi ferroviari. Ma fin da subito ha anche messo in piedi un piano militare per permettere il rifornimento della sua enclave via treno e per frustrare le ambizioni polacche.

Mosca aveva anche altri motivi per pensare che il regime di Vilnius avrebbe potuto avere la tentazione di un colpo di testa: innanzitutto il fatto che i lituani ancor più degli ucraini siano stati entusiasti fiancheggiatori delle armate naziste, nonché autori dei più grandi progrom della seconda guerra mondiale con lo sterminio di 200 mila ebrei di Vilnius che in realtà costituivamo il motore economico della regione. Tornata far parte dell’ Unione sovietica dopo la sconfitta tedesca ( non senza l’appoggio occidentale a gruppi neonazisti soprattutto fuori i confini) la popolazione è arrivata a contare oltre 4 milioni di abitanti, ma dopo l’indipendenza quando si sarebbe dovuto sviluppare il promesso sogno neoliberista, c’è stata una vera e proprio fuga dal Paese che così ha perso un milione e mezzo di abitanti. In realtà la Lituania è il perfetto esempio di vetrina occidentale che si rivela un sordido bugigattolo non appena si vanno a vedere le cose da vicino: disoccupazione giovanile al 20 per cento nonostante il crollo dei salari, aspettativa di vita a 70 anni, 20,6 per cento della popolazione sotto il livello di povertà assoluto, esportazioni in picchiata rispetto all’import tanto che quest’anno il deficit commerciale ha raggiunto gli 825 milioni di dollari ad Aprile. Ma con un pil nominale in crescita a causa della diffusione di un terziario futile e senza alcun valore al di fuori del Paese, dunque nient’altro che un trucco, come spesso accade con il Pil. In aggiunta il massimo interscambio commerciale è con la Russia. Del resto tutti i governi post sovietici sono stati infiltrati e di fatto eletti grazie a meccanismi corruttivo mediatici ormai ben conosciuti ovunque. Insomma la situazione è drammatica, ma non seria: tanto che ora il ministro degli Esteri lituano Gabrielius Lansbergis dice che la decisione di attuare un sorta di blocco ferroviario non dipende dal governo del Paese, ma fa parte dell’ultimo “pacchetto” di sanzioni europee. Una cosa ridicola perché essendo questa l’unica situazione di passaggio ferroviario esistente verso Kalinigrad o qualsiasi altra zona della Russia europea, Vilnius poteva tranquillamente opporsi se solo avesse avuto in mente gli interessi del proprio Paese. Il ministro ha anche il coraggio di dire che queste decisioni essendo state prese dalla Ue non sono unilaterali. Si vede che ha ancora molto da imparare e da capire, soprattutto in merito alle nazioni sacrificate per gli interessi altrui. Ma comunque stando così le cose, per proprietà transitiva anche una qualsivoglia risposta della Russia non sarebbe “unilaterale” anche se a farne le spese sarebbe la stessa Lituania la cui esistenza comincia a farsi davvero evanescente, molto più di quanto non lo sia già a causa dei suoi governi tappetino.

Il ministro non può non sapere che la parte del sud del suo Paese fa parte del cosiddetto corridoio di Suwalki ovvero il piccolo tratto di confine tra Polonia e Lituania che separa la zona russa di Kalinigrad dove ha sede la flotta russa del Baltico con tutta la sua capacitò missilistica, dal resto del Paese: già ci sono truppe russe appoggiate da aerei avanzati e armi nucleari, a ridosso di questo corridoio che è uno dei punti di frizione più delicati: la scomparsa della Lituania in caso di guerra sarebbe solo una danno collaterale che non interessa a nessuno. A quanto pare nemmeno a un ministro idiota che vende il proprio Paese così facilmente.

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