L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 30 giugno 2022

ma se le banche parcheggiano i soldi alla Bce questi non saranno nella disponibilità delle imprese, delle famiglie, investimenti ciao ciao. Spread igiene del Progetto Criminale dell'euro

Lo scudo anti-spread della BCE farà bene alle banche del Nord Europa
Lo scudo anti-spread della BCE potrebbe beneficiare il sistema bancario del Nord Europa. Ecco cosa emerge dal simposio di Sintra.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 29 Giugno 2022 alle ore 06:50


Al simposio di Sintra, Portogallo, quest’anno dedicato alla sfida della politica monetaria in un ambiente di rialzo dei tassi, inizia ad emergere qualche dettaglio tecnico in merito allo scudo anti-spread allo studio della BCE. A metà del mese, un board d’emergenza esitò la promessa di un nuovo strumento a sostegno dei titoli di stato nell’Eurozona oggetto di speculazione. Per il momento l’unica linea di difesa è rappresentata dai riacquisti dei bond con il PEPP, il piano anti-pandemia varato nel marzo 2020 e che è stato utilizzato fino al 31 marzo scorso per 1.665 miliardi di euro. A differenza del “quantitative easing”, tale piano previde fin dall’inizio una certa flessibilità in fase di acquisto. La BCE poté inserire in portafoglio bond anche deviando dal “capital key”, la regola per cui a ogni mercato nazionale è dedicata una quota pari all’incidenza del PIL del relativo paese.

Scudo anti-spread e aste BCE

Con lo scudo anti-spread allo studio e i cui dettagli emergerebbero al board di luglio, la BCE si ritroverà nella difficile condizione di alzare i tassi d’interesse, ridurre la liquidità in circolazione sui mercati per combattere l’inflazione e al contempo iniettarne di nuova eventualmente per calmierare i rendimenti dei bond oggetto di vendite speculative. Per ovviare a questo paradosso, da Sintra è trapelata l’intenzione di accompagnare allo scudo anti-spread con aste alle quali le banche dell’Eurozona potranno parcheggiare liquidità alla BCE a tassi più alti di quelli ordinari.

Tale meccanismo fu varato un decennio or sono, quando Francoforte cercò di reagire all’allargamento degli spread con il “Securities Markets Programme”. Da un lato l’istituto inietterebbe, obtorto collo, liquidità per abbassare i rendimenti di BTp, Bonos, ecc., dall’altro drenerebbe liquidità dal mercato grazie ad apposite aste di “sterilizzazione”. Nulla di anomalo per una banca centrale. Sta di fatto che lo scudo anti-spread finirebbe forse per premiare le banche del Nord Europa.

Banche Nord Europa avvantaggiate

Dopo oltre un decennio di politica monetaria ultra-espansiva, nell’Eurozona esisteva alla fine di aprile 3.770 miliardi di euro di liquidità in eccesso. Prima della pandemia si era calcolato che per l’80% tali eccedenze provenissero dalle sole banche del Nord Europa, più robuste finanziariamente. Verosimile, quindi, che sarebbero questi istituti ad offrire alla BCE liquidità nel caso di aste volte alla sterilizzazione degli acquisti dei bond realizzati con lo scudo anti-spread. Anziché prestare denaro ai tassi fissati sui depositi, oggi a -0,50% e probabilmente già azzerati entro settembre, lo farebbero a tassi più alti. Un beneficio rispetto alle banche a corto di liquidità, le quali difficilmente vorranno privarsene per approfittare della maggiore remunerazione offerta da Francoforte.

Peraltro, le banche del Sud Europa affrontano già oggi una più agguerrita concorrenza dai bond sovrani. Mentre i Bund continuano a rendere pochissimo per le brevi scadenze, i BTp già offrono quasi l’1,50% sui 2 anni. Di questo passo, se non vorranno assistere al deflusso dei depositi della clientela, dovranno alzare i tassi passivi. La pressione sembra destinata a materializzarsi nei prossimi mesi con il rialzo dei tassi, specie se nel frattempo la congiuntura economica dovesse deteriorare gli attivi.

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