L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 19 giugno 2022

Niente deleghe in bianco al VOSTRO Mario Draghi per inviare le armi ai NUOVI NAZISTI ucraini

19 Giugno 2022 10:00
Conte e la mossa da scacco matto a portata di mano
Aurelio Armellini


"Ho letto che in queste ore c'è una parte del Movimento che ha proposto una bozza di risoluzione che ci disallinea dall'alleanza della Nato e dell'Ue - dice il titolare della Farnesina da Gaeta - la Nato è un'alleanza difensiva, se ci disallineamo mettiamo a repentaglio la sicurezza dell'Italia".

Sostiene Di Maio: “La Nato è un’alleanza difensiva”. Non commentiamo e non vogliamo ricordare i crimini offensivi dell’Alleanza atlantica, vi invitiamo semplicemente alla lettura del libro dell’intellettuale statunitense Noam Chomsky e del filosofo e saggista Andre Vltchek dal titolo “Terrorismo internazionale” (Ponte alle Grazie), dove troverete tutto quello che c’è da sapere sull'argomento. Non commentiamo neanche la presenza di decine di testate nucleari agli ordini diretti dei padroni della Nato presenti nel nostro territorio, che mettono l’Italia, quelle si, a rischio potenzialmente catastrofico per la sua sicurezza, presente e futura.

Non le commentiamo semplicemente perché di fatto, le parole di Luigi Di Maio, riprese da Repubblica ieri, lo portano di diritto a superare i deliri fondamentalisti atlantici di un Molinari o di un Riotta qualsiasi.

Un altro aspetto però ci interessa porre alla vostra attenzione ed è l’isteria con cui il ministro degli esteri e Repubblica abbiano sollevato lo “scandalo” così in anticipo.

Dopo il ridicolo piano di pace irriso da tutto il mondo, l'inquilino della Farnesina e il giornale della Fiat tornano a lavorare a braccetto. Il perché è presto detto.

Il 21 giugno Mario Draghi sarà costretto a recarsi in Parlamento. Ne avrebbe certamente fatto a meno e probabilmente nella prossima legislatura questa incombenza prima di un Consiglio europeo verrà tolta. Ma per ora sarà costretto. E i partiti di maggioranza sono costretti a definire una risoluzione condivisa.

Chiaramente, per chi come Conte e Salvini, nelle scorse settimane a parole ha criticato l’invio delle armi secretate al regime di Kiev - che, lo ribadiamo anche se superfluo, hanno reso l’Italia un paese co-belligerante contro una potenza nucleare fondamentale per l’economia e l’approvvigionamento energetico del paese - tutti i nodi vengono inevitabilmente al pettine.

Cosa temono quindi Repubblica e Di Maio e qual è l'urgenza di questa uscita coordinata?

Semplicemente che qualcuno possa forzare leggermente la mano, quando i nostri “alleati” chiedono cieca obbedienza ai loro diktat.

Il leader del M5S ha dalla sua una mossa da scacco matto molto semplice, che se non verrà colta lo metterà di diritto tra i peggiori Quisling della storia recente italiana: togliere immediatamente al governo la delega in bianco data da TUTTI i partiti di maggioranza e maggioranza mascherata come Fratelli d’Italia (resa legge con un voto di fiducia in Senato il 31 marzo scorso). Delega in bianco che, ve lo ricordiamo, ha permesso a Draghi, Di Maio e Guerini di varare tre successivi decreti - nascosti al Parlamento - con un numero di secretate e indecifrate armi che sono giunte a Kiev e probabilmente ai battaglioni neo-nazisti che anche in queste ore si macchiano di crimini contro la popolazione civile del Donbass.

Ecco di cosa ha paura Di Maio e Repubblica, tanto da farli tornare a operare coordinati, nonostante il misero fallimento del famigerato piano di pace diffuso dal giornale della Fiat.

Dopo il vergognoso voto dato in Parlamento anche dal suo Movimento 5 Stelle - con l’eccezione di Vito Petrocelli che ha pagato con la destituzione illegittima dalla carica di presidente della Commissione esteri quella sua scelta – Conte può fare scacco matto ai vassalli della Nato e ai guerrafondai più estremisti, accogliendo semplicemente l’invito di Mattia Crucioli di Alternativa e presidente del neo-gruppo CAL. In una lettera che come l’AntiDiplomatico vi abbiamo pubblicato mercoledì, Crucioli invitava proprio tutti i parlamentari “a scrivere insieme” una risoluzione che tolga al governo la delega in bianco sulla questione. Non bloccare l’invio di armi, ma permettere al Parlamento di tornare sovrano e votare su ogni singolo decreto successivo. Ogni partito deve essere reso responsabile dinanzi l’opinione pubblica su ogni scelta futura e il Parlamento deve essere informato di quante e quali armi italiane sono state consegnate a Kiev.

Cosa aspetta Conte ad accogliere quell'invito?

Ecco di cosa hanno paura Di Maio e Repubblica.

Giuseppe Conte, che a parole si è mostrato pentito nelle ultime settimane del voto di delega in bianco dato dal suo partito, non ha alternative: o procede a toglierla, anche a costo di ritirare i suoi ministri dal governo, o la sua ingloriosa fine politica sarà storia. Il giudizio con un nuovo articolo mercoledì.

Nessun commento:

Posta un commento