L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 giugno 2022

Niente piano salva spread, il Btp decennale a 3,7%, l'Italia affonda e con essa il Progetto Criminale dell'Euro

Ansia tassi BTP e spread: nella Bce di Lagarde vincono i falchi. Ma è una vittoria di Pirro

10/06/2022 11:17 di Laura Naka Antonelli

Bce sulla graticola: Christine Lagarde ha fatto un passo falso? All’indomani della svolta epocale – fine QE e via libera a più rialzi dei tassi – l’impressione rimane la stessa: Lagarde avrà anche detto di essere pronta a sfornare nuovi strumenti per contrastare un eventuale rischio di frammentazione dell’area euro, dunque per mettere in sicurezza i BTP e in generale i titoli di stato dell’area euro. Ma il mercato chiedeva azioni concrete, dopo che nei giorni precedenti al Bce Day erano circolate indiscrezioni sulla volontà della banca centrale di lanciare un nuovo piano, nel caso dell’Italia un nuovo scudo anti-spread.


Così non è stato: nella riunione del Consiglio direttivo dell’istituzione, hanno trionfato i falchi. Lo riferisce oggi l’articolo dell’Ft “ECB doves disheartened by plans to hasten pace of rate rises”, ovvero “Colombe Bce scoraggiate dai piani volti a velocizzare i rialzi dei tassi”. Il quotidiano britannico riporta la dichiarazione di una di queste colombe: “La mia impressione è che tutti si siano sentiti smarriti”, in particolare dal fatto che la Bce abbia mostrato di essere pronta a riportare i tassi oltre lo zero entro l’autunno, dunque a un ritmo più spedito di quanto atteso, al fine di arginare la corsa dell’inflazione che, nell’area euro, è balzata dell’8,1% nel mese di maggio: si tratta di un livello superiore di ben quattro volte l’obiettivo fissato da Francoforte, pari al 2%.

La Bce ha mostrato insomma un volto indubbiamente più hawkish, non compensato tuttavia da un piano di intervento preciso messo a punto per stemperare il rialzo dei rendimenti dei bond sovrani che, dopo anni di assist incondizionati e straordinari, si sono trovati, di colpo, senza nessun appiglio a cui eventualmente aggrapparsi. Di qui, il boom dei tassi dei BTP a 10 anni, scattati fino a un passo dal 3,7%, al record dal 2014.

L’alta tensione sui mercati rimane, con i tassi sui BTP ancora oltre la soglia del 3,6%, a fronte di uno spread BTP-Bund a 10 anni a 223 punti base.

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