L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 8 giugno 2022

Odio chi è contro l'Italia

Ucraina, Medvedev: 'Odio chi è contro la Russia'
L'ex presidente russo: 'Farò di tutto per eliminarli, bastardi e imbranati'

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Vladimir Putin e Dmitry Medvedev ad una parata militare a Mosca © ANSA/EPA

Redazione ANSA
07 giugno 202223:24NEWS

Attacco choc del vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo ed ex presidente della Federazione russa, Dmitry Medvedev contro i nemici della Russia definiti "bastardi e imbranati".

Sul suo canale Telegram ha scritto: "Mi viene spesso chiesto perché i miei post sono così duri.

La risposta è che li odio. Sono bastardi e imbranati. Vogliono la nostra morte, quella della Russia. E finché sono vivo, farò di tutto per farli sparire". "Gravissime e pericolose le affermazioni di Medvedev. Sono parole inaccettabili, che ci preoccupano fortemente anche perché arrivano dal vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo. Non è un segnale di dialogo, non è un'apertura verso un cessate il fuoco, non è un tentativo di ritrovare la pace, ma sono parole inequivocabili di minaccia verso chi sta cercando con insistenza la pace", scrive il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. "È doveroso - prosegue Di Maio - smettere di alimentare tensioni con provocazioni e minacce. Le affermazioni che arrivano oggi, invece, non lasciano dubbi e allontanano da parte russa la ricerca della pace. Piuttosto danno linfa a una campagna d'odio contro l'Occidente, contro quei Paesi che stanno cercando con insistenza la fine delle ostilità in Ucraina".


Dalla bocciatura del piano di pace italiano per l'Ucraina scritto da "grafomani europei" che leggono "giornali provinciali" alle sanzioni anti-Russia per le quali ha invitato l'Occidente ad "abbracciare altre regole familiari progressiste, come la 'ndrangheta e Cosa Nostra", Medvedev si è guadagnato il ruolo di censore dell'Occidente (ANSA)

ZELENSKY E LO SPETTRO DI UNA GUERRA MONDIALE
Il presidente ucraino Volodymyr Zelenksy auspica che la leadership cinese "usi la sua influenza sulla Russia per porre fine a questa guerra". "Quanto accade può portare alla terza guerra mondiale, e questo dovrebbe essere una priorità per tutti i leader", ha spiegato Zelensky in un'intervista a The Global Boardroom del Financial Times.

LA GUERRA SUL CAMPO, SEVERODONETSK E' CADUTA
Le aree residenziali di Severodonetsk sono "totalmente" sotto il controllo russo. Dopo giorni di furiosi combattimenti, con continue rivendicazioni di capovolgimenti di fronte, la città più a est in mani ucraine sembra definitivamente caduta. E con il suo centro urbano, il 97% della regione di Lugansk è passato nelle mani di Mosca. A rivendicarne la presa è direttamente il ministro della Difesa, Serghei Shoigu, che nelle scorse settimane si era esposto su conquiste territoriali abbastanza consolidate. Le forze ucraine, comunque, resistono ancora nella zona industriale e negli insediamenti circostanti. Ultimo baluardo di una battaglia impari - gli assedianti "sono molti e sono più forti", ha ammesso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky - resta l'enorme fabbrica chimica Azot, in una parabola sempre più simile a quella dell'acciaieria Azovstal di Mariupol. Nei bunker dell'impianto restano nascosti circa 800 civili, 600 abitanti e 200 lavoratori rimasti per mettere al sicuro lo stabilimento e disinnescare potenziali disastri ambientali. E insieme a loro, hanno affermato i separatisti filorussi, ci sarebbero anche le truppe di Kiev rimaste in città a combattere fino all'ultimo e ora "costrette a riparare nell'impianto". Da Severodonetsk, intanto, secondo il sindaco Oleksandr Stryuk sono già stati portati via con la forza numerosi abitanti, mentre in città rimangono tra 10 e 11 mila residenti in condizioni molto difficili, senza luce né acqua.

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