L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 30 giugno 2022

Putin è uno dei migliori se non il migliore statista, stratega che c'è oggi al mondo e sottovalutarlo sbeffeggiarlo non peggiora nient'altro che la situazione di crisi che stiamo vivendo. Il VOSTRO Mario Draghi è monnezza

FINANZA/ Brics, la vittoria russa sulle sanzioni nascosta dai media
Pubblicazione: 29.06.2022 - Marco Zacchera
L’appoggio garantito dai Paesi Brics a Mosca rappresenta una nuova sconfitta per la strategia delle sanzioni che penalizza sempre di più l’Europa

Vladimir Putin, Presidente Russia (LaPresse, 2022)

Ogni giorno sono sempre più stupito dai mille articoli o dibattiti televisivi che non colgono il cuore dei problemi.

Nei giorni scorsi, per esempio, ci sono stati due importanti appuntamenti internazionali: il 14° incontro tra i leader della Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), che è stato sostanzialmente ignorato dai media italiani, e il vertice europeo. Un vertice che ha detto “no” alla richiesta di Draghi per un ulteriore meeting a breve per fissare il prezzo massimo del gas a livello europeo. Nella stessa occasione, con molta enfasi, si è invece annunciata l’apertura delle trattative per far entrare in Europa Ucraina, Moldavia e – in prospettiva – anche la Georgia.

Mentre nessuno sembra essersi conto del fondamentale appoggio che la Brics sta offrendo a Putin, ancora una volta viene sottovalutato il concetto che se il prezzo del gas continuare a crescere si crea un grande vantaggio economico proprio per la Russia e i Paesi produttori (alcuni dei quali europei) a tutto danno della nostra economia. Pochi si sono posti il problema dell’aperta incongruenza tra il considerare Draghi un grande stratega europeo e contemporaneamente come invece la posizione italiana non sia stata presa in considerazione.

Di fatto il “no” a Draghi è quindi una sottolineatura antipatica (e conseguentemente ignorata) di come l’Italia conti meno di quello che ci si vuol far credere anche a livello continentale. Questo, soprattutto, perché la richiesta italiana era ufficialmente sponsorizzata anche dalla Francia e dalla Germania, che però – al momento buono – sono rimaste nelle retrovie. Da ultimo andrebbe anche ricordato un altro aspetto antipatico, ovvero che il “no” al tetto di prezzo sia stato annunciato prima negli Usa che al tavolo europeo.

A parte questa vicenda, debitamente seppellita sotto le chiacchiere, ma di obiettiva grande attualità, appare anche volutamente sottovalutato il fatto che se la Russia continua ad avere ottimi e crescenti rapporti con gli altri Paesi della Brics non solo le sanzioni europee e americane avranno effetti ridotti, ma potenzialmente sarà proprio l’Europa a essere ancora più emarginata a livello planetario.

Credo che neppure un italiano su cento sappia cosa sia la Brics che rappresenta però un’intesa politica ed economica sempre più stretta tra Paesi che “pesano” il 40% della popolazione mondiale e un quarto del Pil del globo. La Brics sta diventando di fatto un’intesa sempre più salda non solo tra Paesi di grande importanza strategica, ma proprio tra quelli che sembrano avere maggiori margini di crescita ed è evidente come sia verso di loro che guardi Putin, bloccato a ovest sul fronte ucraino.

Potenzialmente Brasile, Cina, Sudafrica e India rappresentano infatti una clientela enorme per Mosca, che ha solo da completare i collegamenti dei gasdotti verso sud-est per avere a disposizione un’umanità affamata di gas e pronta a rifornirla, in cambio, di tutte quelle infrastrutture e prodotti che il mercato europeo ufficialmente rifiuta alla Russia.

Parlare di sanzioni a Putin e non tener conto di questi aspetti globali è perlomeno bizzarro, al di là di ogni logica politica, militare o di doveroso sostegno a Kiev.

Il mondo si schiera: da una parte il blocco Ue-Usa che si è bruciato buona parte dei rapporti con l’area Brics (schierata pesantemente contro gli Usa), dall’altra la realtà di questi Paesi in sviluppo e che (purtroppo) spesso si fanno meno problemi di carattere ambientale, sociale, di sfruttamento del lavoro e delle risorse: è un rapporto asimmetrico, ingiusto, ma dal quale noi rischiamo di uscirne doppiamente sconfitti.

Certamente sarebbe una sconfitta anche per tutto il pianeta – per esempio per i risvolti ambientali -, ma è curioso (e anche assurdo) che mentre in Europa ci si autolimita nella produzione di auto, nei consumi, ecc. sepolti da mille normative restrittive, dall’altra parte non ci si faccia scrupoli, o ce ne si faccia molto meno, quasi non abitassimo tutti in una casa globale.

Mentre ogni sforzo ambientale europeo sarà quindi vanificato dal comportamento altrui noi non abbiamo né la capacità, né la forza di imporre alcunché e allora non lo diciamo, esorcizzando la realtà. Di più: siamo sempre più dipendenti da quei Paesi per carenze di materie prime e quindi potenzialmente saremo sempre più soffocabili per embargo o in una suicida battaglia dei prezzi.

Se la Russia riesce invece a non farsi contenere a sud-est (e purtroppo ci sta riuscendo benissimo) è evidente dove e con chi andrà ad allearsi in futuro, in primis con la Cina. Il risultato è che le sanzioni avrebbero senso se fossero davvero globali e non solo applicate da Ue-Usa. Oltretutto se appunto poi l’Europa paga (in rubli) più caro il gas, Mosca ci sta facendo un doppio affare, con il quale finanziarsi la guerra.

È un giro vizioso in cui l’Europa è del tutto perdente e sempre più debole, aspetto di cui non si ha però appunto il coraggio di parlare e quindi è meglio sfornare “vertici” tenuti soprattutto per i media, ma spesso di poco contenuto concreto.

Il tutto senza considerare che a loro volta le nazioni della Brics controllano politicamente ed economicamente decine di altri Paesi e – per esempio – a livello di Onu sembrano in grado di pilotare ogni voto dell’Assemblea e del Consiglio di Sicurezza, bloccato peraltro anche dai potenziali reciproci “veti”, eredità degli accordi di Yalta. Vista l’attuale guerra in Ucraina anche questo è un dettaglio curioso, quasi una vendetta della storia.

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