L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 giugno 2022

Putin for president



Potrebbero anche essere le comiche finali di un occidente che sta perdendo la testa e nel quale le persone credono sempre di meno nelle elite al potere: in Usa un sondaggio mostra che le persone hanno sostanzialmente più fiducia in Putin che in Biden, il quale raccoglie sempre di meno il favore della sua gente. Nell’ immagine proposta all’inizio del post viene mostrato uno dei tanti risultati del sondaggio condotto dal Democracy Institute di Washington e mostra che il 56% degli americani pensa che sia meglio per loro la rimozione di Biden, contro solo un 43% che al contrario pensa sia più vantaggiosa una caduta di Putin in Russia. Ma si tratta comunque di un sondaggio molto complesso che nella sua totalità pare suggerire che negli Usa Putin sia assai più stimato di Biden e che la Russia non sia vista come un nemico così terribile. Per esempio il 58 per cento degli intervistati ritiene negativa la gestione della politica estera della Casa Bianca, mentre solo il 37 per cento ritiene positivo l’operato del presidente, mentre il 56 per cento ritiene che le sanzioni stiano danneggiando più gli Stati uniti della Russia.

Ma ci sono risultati ancora più sorprendenti come per esempio un 16 per cento degli americani che vedrebbe con favore Putin alla Casa Bianca ( mentre il 9 per cento addirittura vedrebbe bene il leader cinese Xi Jingping): di certo non è un amplissima percentuale, ma è comunque molto più grande di quanto non si potesse immaginare. Appena qualche anno fa una percentuale del 3 o 4 per cento in questo senso avrebbe fatto scalpore ed è per questo che in qualche modo metta in luce una profonda sfiducia nelle elite politiche americane. Del resto solo il 14 % considera la Russia come una minaccia internazionale e compare solo dopo la Cina (45%), l’ Iran (20%) e la Corea del Nord (17%). Il sondaggio era stato pensato per misurare l’appoggio degli americani alla causa dell’Ucraina, ma anche qui ci sono state cocenti delusioni per i guerrafondai: solo un terzo degli americani (il 36 per cento) sostiene la politica di Biden in Ucraina, mentre il 53 per cento la disapprova. E solo la metà degli americani (50%) disapprova il budget di 40 miliardi di dollari per gli aiuti a Kiev mentre una minoranza del 45% lo sostiene e chi conosce l’America sa bene quanto sia clamoroso questo risultato. Ma il fatto principale è che soltanto il cinque per cento delle persone vede l’Ucraina come una priorità assoluta rispetto al 26 per cento per cui l’emergenza principale è la carenza di alimenti per l’infanzia, al 21 per cento che ritiene centrale l’ inflazione e il 16 per cento che guarda con estrema preoccupazione all’economia e ai posti di lavoro.

Insomma pessime notizie per Zelensky, ma ancora più pessime per il globalismo che sembra aver perso mordente e che di fatto sta perdendo la guerra in Ucraina non solo dal punto di vista militare cosa che era scontato, ma persino da quello della narrazione nonostante lo schieramento militare dei media. Naturalmente non posso sapere come sia stato strutturato questo sondaggio, né come fossero formulate le domande e quale sia dunque la sua consistenza, di questa radiografia dell’america media, ma i risultati sono in qualche modo confermati da altre indagini soprattutto riguardo alla guerra Ucraina che sta via via scomparendo dalle prime pagine, ma mano che si allontana la possibilità di far credere in una vittoria. Anzi adesso si stanno prendendo le distanze da Kiev e il Segretario di Stato americano Blinken, ora dice che spetta al governo ucraino decidere da soli “la possibilità di concessioni territoriali pur di ottenere la pace”, il che è come ammettere la sconfitta e darne tutto il peso ai burattini che sono stati usati per tentare di abbattere Mosca.

Ciò che di paradossale rivela questo sondaggio è la completa mancanza di senso della realtà e di intelligenza da parte dei decisori americani:; avevano pensato che scatenando ad ogni costo una guerra avrebbero peggiorato le condizioni del popolo russo e dunque messo in difficoltà il governo e Putin. A quanto pare invece è stato il contrario: sono le élite occidentali che adesso rischiano di dover pagare per aver impoverito i propri cittadini per un’alleanza con un regime corrotto, di chiara ispirazione nazista, e guidato da un ex attore di soap cocainomane.


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