L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 22 giugno 2022

Stagflazione 101


Stagflazione, Fugnoli (Kairos): “Parcheggiare la liquidità sui Btp”
21 giugno 2022

Secondo lo strategist la recessione sta arrivando. L’Italia pagherà un prezzo alto ma la sostenibilità del debito non sarà messa in discussione. Per gli investitori azionari è tempo di guardare agli utili

Alessandro Fugnoli

Mentre il collocamento del Btp Italia, il titolo a otto anni agganciato all’inflazione nazionale e dedicato ai risparmiatori individuali, viaggia a gonfie vele, un endorsement per i buoni del Tesoro arriva anche dallo strategist di Kairos, Alessandro Fugnoli, che li indica come un buon parcheggio per la liquidità in questo momento di stagflazione conclamata.

Per l’esperto infatti non c’è alcun dubbio sul fatto che la seconda metà del 2022 sia iniziata, su entrambe le sponde dell’Atlantico, in una condizione non invidiabile. E l’inflazione oltre l’8% e la crescita al lumicino non lasciano spazio ai forse: è la stagflazione, bellezza. Meglio attrezzarsi.
Recessione in arrivo, ma non per tutti

“I prossimi mesi vedranno l’inizio della discesa dell’inflazione, ma a prezzo di una recessione. La contrazione non sarà globale, perché vedrà gran parte dell’Asia e i Paesi produttori di petrolio continuare a crescere, ma coinvolgerà quasi certamente l’Europa e gli Stati Uniti”, avverte Fugnoli nella sua rubrica mensile ‘Al 4° piano’, evidenziando come negli Usa i due settori più ciclici, la casa e l’auto, siano già in contrazione, mentre in Europa sono in affanno i settori che consumano molta energia.

“Con i tassi d’interesse che continueranno a salire come minimo fino alla fine di quest’anno, la recessione si allargherà a macchia d’olio”, prevede Fugnoli, stando al quale però alcuni settori si salveranno. Tra questi, i servizi che godono di una forte domanda arretrata, come il turismo e i viaggi aerei, oppure tutta l’area degli investimenti pubblici per il riarmo, i semiconduttori e la transizione energetica. “Gli investimenti nei settori legati ai combustibili fossili riprenderanno invece l’anno prossimo quando il nuovo Congresso americano, quasi certamente a maggioranza repubblicana, eliminerà restrizioni e disincentivi per la produzione negli Stati Uniti”, precisa.

Molto dipende dalle banche centrali

Le domande al momento sono due. La prima riguarda fino a dove si spingeranno le banche centrali nella loro lotta all’inflazione (e alla crescita). “La Federal Reserve ha già indicato il suo obiettivo, ovvero un aumento della disoccupazione di mezzo punto percentuale. I primi risultati di questa azione cominciano a essere visibili, ma il mercato del lavoro continua a essere molto tirato”, afferma lo strategist.

L’altro interrogativo, al quale rispondere è molto più complicato, riguarda invece durata e profondità della contrazione. La risposta dipende infatti da quanto le banche centrali saranno determinate a riportare l’inflazione al 2%. “Che succederà, tanto per fare un esempio, se fra sei mesi la crescita economica sarà negativa di uno o due punti percentuali e l’inflazione sarà scesa solo al 4-5%? Si continuerà con l’azione di freno o si cederà alle pressioni della politica e dei mercati per rilanciare l’economia? L’esperienza degli anni Settanta riporta molti esempi di tentativi di abbassare l’inflazione interrotti troppo presto. Sarà così anche questa volta?”, osserva Fugnoli.

Le conseguenze per gli investitori

Sui mercati si prospetta dunque un contesto oltremodo sfidante. Il profilarsi della recessione rende infatti più difficile trovare rifugio nei settori che fin qui hanno retto bene in questi mesi di ribasso azionario come minerari e petroliferi. “Il modo migliore per attraversare i prossimi sei mesi nell’azionario sarà quello di avere titoli con multipli molto bassi e di società che hanno un pricing power elevato perché hanno poca concorrenza”, sostiene lo strategist di Kairos, secondo cui per chi è rimasto liquido, ci sarà occasione per costruire posizioni azionarie. “Chi è già investito dovrà approfittare dei rialzi per effettuare qualche alleggerimento con l’obiettivo di ricomprare più in basso e abbassare così il prezzo di carico”, suggerisce.

E visto che le banche centrali, preannunciando i prossimi rialzi dei tassi, hanno eliminato un elemento di incertezza, per Fugnoli ora l’attenzione deve spostarsi sugli utili, che dovranno essere il fattore decisivo nella scelta non solo delle azioni, ma anche delle obbligazioni societarie da tenere in portafoglio.

“Ricordiamo infine che borse e bond cercano sempre di anticipare la tendenza dei cicli economici. Il ribasso dei mercati è iniziato ben prima del rallentamento dell’economia. Allo stesso modo i mercati non attenderanno la fine della recessione per iniziare a riprendere quota. La ripresa inizierà infatti non quando i tassi d’interesse torneranno a scendere ma molto prima, quando cioè si inizierà a scontare la fine del ciclo di rialzo dei tassi”, mette in guardia.

Discorso a parte per l’Italia, che a detta dello strategist pagherà un prezzo alla recessione soprattutto per la sua esposizione alla crisi energetica. “La sostenibilità del suo debito pubblico, tuttavia, non verrà messa seriamente in discussione. I titoli di stato italiani, con il loro extra-rendimento, offriranno dunque una buona possibilità di parcheggio per la liquidità, in particolare quelli indicizzati all’inflazione”, conclude Fugnoli.

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