L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 giugno 2022

Un'offerta politica alternativa all'uso della merce di scambio, funzionale solo alla crematistica

Salvare l’Italia: il tempo sta per scadere



E’ molto difficile pensare che l’Europa possa uscire dalla trappola in cui l’hanno cacciata le oligarchie regnanti se metà dei suoi cittadini riescono a credere che siano i russi e non gli ucraini a bombardare Donetsk. E’ ancora più difficile pensare che l’Italia possa farcela se il maggiore quotidiano del Paese riesce a pubblicare un pezzo del quale si dice che Putin perderà anche se ha conquistato il Donbass. Ogni giorno da due anni e mezzo a questa parte, assistiamo a una sorta di gigantesco test di intelligenza quotidiana nel quale si misura la capacità della popolazione generale di interpretare correttamente la realtà e di trovare le incongruenze nella narrazione e ogni volta la maggioranza casca nella trappola anche di fronte al medesimo problema. Per la verità sono circa vent’anni che vengono raccontate chiacchiere a reti unificate, senza che queste possano mai essere apertamente contrastate o denudate sui media di massa, che in generale qualsiasi opposizione al sistema si rivela fittizia, nient’altro che ombre cinesi proiettate per dimostrare che esiste ancor una possibilità di scelta. E l’Italia con il suo movimento cinque stelle è stato l’esperimento più riuscito di opposizione fasulla, quella grazie alla quale i veri poteri si sono potuti sistemare davvero a cinque stelle. Ma anche l’esperienza francese è interessante perché in cinque anni di Macron tutto è peggiorato, i salari, l’occupazione, la situazione degli alloggi e dell’assistenza sanitaria, lo stato del welfare – e potremmo continuare a lungo – ma l’uomo del banco dei pegni di Rothschild è stato rieletto con la benedizione (leggi Melenchon) di chi ne criticava l’azione. E’ quasi come se si sia smarrita la speranza che sia davvero possibile una società diversa e retoricamente più giusta, che occorra comunque mangiare ciò che il convento dei ricchi passa ogni giorno e che non è improprio definire merda. E’ quasi come non sia possibile uno sguardo diverso sul mondo rispetto a quello dei mercato e l ‘unica cosa che si possa fare è prescrivere tachipirina politica e vigile attesa, perché tutto il resto è impossibile

Tutto questo è in campo mentre in un’Italia ancora traumatizzata dall’esperienza di Grillo, ancora ingannata da partiti double face come Lega e Fratelli d’Italia leoni a parole e pecore nei fatti, ancora attraversata da miserabili personalismi e da un divisionismo che pare avere un carattere generico, si cerca di costruire un ‘opposizione alla dittatura Draghi e riproporre un ritorno alla democrazia. O quanto meno un inizio di ritorno perché c’è da fare un enorme lavoro per ridividere i poteri in legislativo, giudiziario ed esecutivo, ovvero la triade dello stato di diritto, che oggi è una sola e unica palude di nequizie, di corruzione e idiozia, peraltro agli ordini di Bruxelles e dei potentati finanziari. Si riuscirà a costruire un ‘opposizione che elegga almeno una piccola pattuglia di parlamentari capaci di resistere alle pressioni e alle lusinghe e alle borse piene di soldi che certamente non mancheranno di essere offerte? Queste sempre nel caso ci siano effettivamente elezioni. Francamente ne dubito nonostante ci stiano lavorando un mucchio di persone degne e intelligenti e tutto sommato gli esperimenti a queste comunali non siano stati affatto negativi vista la naturale puramente localistica della competizione. Ma abbiamo già una divisione tra Paragone con Italexit cui potrà eventualmente aggiungersi Di Battista, che sospetto possa diventare un raccoglitore di voti di vera opposizione per poi fare la finta opposizione come in una sorta di sequel in tredicesimo dei 5 stelle . Il resto della galassia, Ancora Italia. Riconquistare l’Italia, Partito comunista, Alternativa, alleanza per la libertà e altri non sembra siano uniti da ciò che davvero occorre per venire fuori dal disastro, ossia una visione sociale alternativa e antagonista rispetto al neoliberismo: un ritorno alla sovranità popolare e dunque anche della forma stato, rispetto alla governance ormai semi feudale e carolingia che si è affermata, non può essere né credibile, né duratura se non si emancipa dalla tutela dell’ ideologia mercatista e se non propone una nuova idea di società. Ma questo francamente non lo vedo. Vedo invece riunioni di direttivi nazionali e consessi similari, come se si trattasse di mega partiti della prima repubblica.

Non credo che il progetto di inserire finalmente dentro il sistema della rappresentanza politica qualche uomo autenticamente contro, possa avere successo se questa opposizione non riuscirà a manifestarsi in maniera costante anche nelle piazze, se non crescerà una lucida, pacifica, ma ferma disobbedienza civile al potere illegittimo che oggi fa strame di verità e di realtà oltre che della costituzione: se la drammatica crisi economica che sta calando su di noi non abbatterò tutti i totem costruiti in questi anni a cominciare dall’euro per finire a una maligna idea di un’Europa asservita a gli Usa e diventata un complicato sistema per aggirare e confutare la democrazia. L’idea che piazzare qualche parlamentare a Montecitorio possa servire ad aprire gli occhi alle persone sfruttando il diritto di tribuna è nella migliore dei ipotesi frutto di ingenuità, anche perché il tempo a disposizione si sta esaurendo. I rappresentati del popolo potranno fare qualcosa solo se il popolo per primo si risveglia, certo con le sue guide e i suoi punti di riferimento, ma invertire questa logica, avere una sorta di sospetto verso la piazza, significa in qualche modo avere contratto le suggestioni dell’elitarismo. Solo una nuova resistenza dal basso potrà disinfettare le aule del potere, mentre alle nuove formazioni politiche toccherò soprattutto il compito di far sì che la protesta non si esaurisca senza aver raggiunto il risultato sperato. . E questo va capito, anche perché l’Italia non è in grado di resistere ad altri sei anni di dramma, si è perso troppo tempo e ora scarseggia

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