L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 14 luglio 2022

a forza di guardare al proprio ombelico si è perso di vista di quello che veramente siamo. Basta vedere come hanno costruito una banca centrale che deve fare una politica monetaria per diciannove paesi ognuno con problemi diversi e divergenti con gli altri

L’Europa e Il paradiso perduto



Tutto prima o poi finisce, ma è anche vero che è molto difficile capire per tempo quando qualcosa è al tramonto, quando le logiche che sorreggono un mondo cominciano a cedere: anche quando i segnali si fanno chiari e le prove si accumulano se ne hanno le prove c’è una forte resistenza a vedere con chiarezza e lucidità le cose . Così è accaduto all’Europa che si è talmente immedesimata nella sua dimensione di colonia militarmente occupata dalla seconda guerra mondiale, che alla fine ha pensato che nessun parte del mondo potesse o dovesse sfuggire a questa condizione. Dopo la stagione del dopoguerra in cui la costruzione di un’unione continentale era pensata come politicamente autonoma e rivolta alle politiche sociali, una volta caduto il muro di Berlino si è trovata fra le zanne di Washington senza alcuna possibilità di gioco di sponda, ma invece di combattere per rappresentare un’altra versione di occidente si è arresa subito, tanto più che le quinte colonne del neoliberismo e dell’imperialismo avevano ormai occupato praticamente tutte le posizioni di rilievo e sbraitavano da tutte le postazioni dell’informazione.

Del resto non si era alla fine della storia? Non era il sistema della disuguaglianza che aveva vinto per sempre? E non era evidente che le forze socialiste stavano rapidamente entrando dentro questa sistema rimediando ai loro peccati diventando degli oltranzisti della nuova fede? Perciò adesso sembra davvero impossibile che tutto questo stia crollando, che sia davanti a un paradiso perduto, nonostante che anni di impoverimento strisciante, di sempre maggiore precarietà, di caduta della vita civile e infine di due anni di pandemia puramente narrativa, di vaccini obbligatori con le loro reazioni avverse, di criminale divieto di cura non avessero già messo a nudo la situazione e l’intima corruzione di una società che svende il proprio consenso per pochi spicci E sembra impossibile che l’Europa abbia favorito in tutti i modi lo scoppio di un conflitto sul suo stesso territorio e che per fare questo abbia posto le premesse del proprio suicidio economico forse pensando che il resto del mondo avrebbe dato il proprio assenso all’operazione anche se obtorto collo e invece non ha fatto altro che porre le premesse per la distruzione del potere imperiale a cui si è accodata. Nel momento stesso in cui si è costretta la Russia ad intervenire si è come rotto un incantesimo che fino ad ora aveva impedito di smascherare la “bolla” occidentale che è economica, che è politica, che è sociale, che è civile e in qualche modo anche militare. Il consenso universale contro Mosca non si è per nulla coagulato e oggi solo l’anglosfera e il resto degli europei ha posto sanzioni contro la Russia che sono poi sanzioni auto punitive. La mossa geniale della vendita di energia in rubli o comunque su banche fuori dalla giurisdizione occidentale dove i soldi possono essere sequestrati e rubati, è stato anche l’inizio della fine del regime di dollarizzazione del mondo che in sostanza ha permesso fino ad ora all’impero di sopravvivere.

Forse mezzo secolo fa sarebbe stato quasi ovvio comprendere che è difficile porre sanzioni al più grande paese produttore di energia e di minerali essenziali dicendo che se non accetta di piegarsi sarà punito con il rifiuto di comprare le cose di cui i ricattatori hanno bisogno: una cosa assurda ma che è parsa praticabile agli idioti che detengono il potere, adusi a pensare che l’economia finanziaria e immateriale sia tutto. E intanto in Occidente si stanno accumulando molte idee, sistemi e istituzioni morte. Il green new deal (uno schema escogitato da persone che non conoscono né la fisica né l’aritmetica) arrostisce sul carbone, il Great Reset, il Build Back Better (qualunque cosa sia) e “l’ordine internazionale basato su regole” stanno intasando la via del futuro senza più avere alcun senso , ma continuando ad essere l’ostinato grido di battaglia della cupola economica che a tutti i costi vuole sopravvivere al proprio fallimento: bisognerebbe sgorgare queste strozzature, ma si aspetta come ipnotizzati che la gigantesca piramide del debito dollaro/euro/yen inizi a crollare. Nel frattempo il mondo sta anche aspettando con il fiato sospeso che un sacco di utili idioti e inutili esseri umani scompaiano dalla vista: la caduta del pomposo buffone di Boris Johnson è stato soltanto l’inizio, ma adesso tocca a Scholz, a Macron, alla von der Leyen con i suoi vaccini della vergogna, a Draghi e a Zelensky. Per Biden il discorso è un po’ diverso essendo la dimostrazione vivente ( si fa per dire) che non importa chi sia il presidente Usa, che può anche essere lo scemo del villaggio, anzi che non c’è più bisogno di un presidente, bastano i poteri grigi, la mano invisibile che toglie ai poveri per dare ai ricchi.

Tutto prima o poi finisce. Ma la questione è in questo caso un’altra: vogliamo rimanere sotto le macerie o vogliamo cominciare a scansarci ?

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