L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 luglio 2022

Che le sanzioni di Nord America ed Europa non stiano producendo gli effetti sperati, è indubbio. Le sanzioni contro la Russia sono ipocrite e tardive, in parte opinabili, visto che quelle sull’energia colpiscono i nostri stessi interessi. Il tasso di cambio è nettamente favorevole al rublo. Ma per il nostro l'economia russa sta crollando. Mah!

L’economia in Russia sta crollando, ma troppi italiani tifano Putin
In Russia l'economia sta subendo un duro colpo dalle sanzioni dell'Occidente, sebbene molti italiani continuino a voler ignorare la realtà
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 03 Luglio 2022 alle ore 07:23


Il rublo è arrivato a guadagnare il 45% contro il dollaro quest’anno. E’ un dato di fatto che l’1 gennaio scorso ci volessero 75 rubli per un dollaro, mentre adesso solamente 55. E nei giorni scorsi ne sono serviti fino a 50, tant’è che la Banca di Russia è intervenuta per minacciare interventi atti a indebolire il tasso di cambio. Segno della vittoria di Vladimir Putin contro l’Occidente per una larga fetta di italiani così affezionati alla democratura moscovita. Che le sanzioni di Nord America ed Europa non stiano producendo gli effetti sperati, è indubbio. Nei primi cento giorni di guerra, la Russia ha incassato 100 miliardi di dollari da petrolio e gas. La sua bilancia commerciale vola e inevitabilmente ciò sostiene il rublo, oltre che l’impresa bellica in Ucraina. Ma da qui a pensare che l’economia russa sia in un fortino ve ne corre.

Russia rimasta a piedi

Nel mese di maggio, la produzione di auto è crollata del 96,7% a soli 3.000 veicoli. Nei primi cinque mesi dell’anno, la produzione si è dimezzata su base annua. Del resto, la tecnologia è importata quasi tutta dall’estero. La casa automobilistica nazionale Lada ha riesumato la produzione dei modelli anni Novanta, senza airbag e sistemi di sicurezza. Il CEO se n’è uscito dicendo che “in fondo, negli anni Novanta queste macchine le guidavamo”.

Secondo la Banca di Russia, il PIL quest’anno si contrarrà del 7,8%. Per l’Istituto per la Finanza Internazionale, invece, ci sarà un crollo del 15%. Tecnicamente, la Russia è in default da alcuni giorni, sebbene abbia la possibilità di pagare. Ma le sanzioni le impediscono di accreditare i fondi in dollari ed euro sui conti delle banche depositarie all’estero. Nel frattempo, le vendite al dettaglio stanno crollando a una media del 10% su base annua. A gennaio stavano a +3,6%.

Il tifo di tanti italiani per Putin

Ignorare i segnali di crisi fa parte di una certa retorica anti-occidentale ben radicata nello stesso Occidente. Non si tratta di essere sul libro paga del KGB per fare propaganda a favore di Putin. Milioni di italiani, in particolare, tifano per il Cremlino gratis. Da cosa deriva questa posizione? Parte dell’Italia, anzi dell’Europa, da anni si rivolta contro l’establishment continentale, reo di ascoltare molto poco le istanze dal basso. La critica alla globalizzazione così com’è stata gestita è diventata feroce dopo la crisi finanziaria del 2008-’09, specie con l’ingigantirsi delle dimensioni economiche cinesi a discapito del business in Occidente.

Va riconosciuto che queste critiche siano più che fondate. L’élite europea ha propinato e continua a propinare legami commerciali e finanziari sempre più forti con quel pezzo di mondo contro cui ci siamo ritrovati a combattere per procura. L’Europa a trazione tedesca ci aveva convinti che il nostro destino sarebbe stato di acquistare energia dalla Russia per vendere in Cina. Un modello fondato sul presupposto errato di un piano di gioco del tutto simmetrico tra le parti. Non è mai stato così. L’economia cinese si è sviluppata sfruttando il libero mercato altrui, al suo interno restando strettamente controllata e indirizzata dallo stato.

Economia russa in caduta libera

Sono servite una pandemia e una guerra per farci capire della pessima fine che abbiamo fatto. Le sanzioni contro la Russia sono ipocrite e tardive, in parte opinabili, visto che quelle sull’energia colpiscono i nostri stessi interessi. Ma i tifosi di Putin in Italia favoleggiano di un paradiso terrestre a Mosca che non esiste, non è mai esistito. L’economia russa è sotto-sviluppata rispetto agli standard occidentali. Ricca di materie prime, non produce ed esporta altro. E’ arretrata sul piano tecnologico e il miglioramento degli stili di vita della sua classe media era stato legato alle importazioni di beni dall’Occidente, di lusso compresi.

Quel mondo è finito il 24 febbraio scorso. L’Europa è costretta ancora a importare gas e petrolio dalla Russia. Allenterà la dipendenza nei mesi e negli anni e ne sta già pagando le conseguenze in termini di caro bollette e inflazione alle stelle. Ma non crediamo che stiamo per ciò stesso perdendo la guerra economica. L’economia russa va male, arretra e registra tassi d’inflazione pressoché doppi rispetto all’Occidente. Soprattutto, vive una diffusa carenza di beni. Bisogna essere accecati dall’odio ideologico per eccepire che Putin e i russi se la passino bene, mentre a soffrire saremmo solo noi. Certo, lo “zar” non rischia di essere mandato a casa dagli elettori. Ma questo è un altro discorso.

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