L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 22 luglio 2022

È ufficiale la guerra tra l'Occidente e la Russia si sposta verso il centro dell'Ucraina, più armi performante arrivano e più si sposta il baricentro d'equilibrio derso ovest

21/07/2022
La rassegna geopolitica del 21 luglio.
analisi di Agnese Rossi, Mirko Mussetti

OBIETTIVI AMPLIFICATI IN UCRAINA [di Mirko Mussetti]

In un’intervista all’agenzia di stampa Ria-Novosti e al canale Rt, il ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergej Lavrov ha affermato che gli obiettivi territoriali in Ucraina sono cambiati: «La geografia ora è diversa. Non ci sono solo le repubbliche popolari di Donec’k e Luhans’k, ma anche le oblast’ di Kherson e Zaporižžja e una serie di altri territori. Questo processo continua in modo costante e ostinato».

Perché conta: L’ampliamento degli obiettivi militari russi è dettato sia dalla carenza di uomini qualificati tra le fila di Kiev per la difesa del Donbas, sia dalla fornitura di nuovi sistemi d’arma occidentali particolarmente performanti, sia dalla serpeggiante «Ukraine fatigue» (stanchezza dell’Ucraina) paventata dal premier uscente del Regno Unito Boris Johnson.

La consapevolezza che il fronte del Donbas potrebbe sgretolarsi presto (forse entro l’estate) spinge Mosca a non porsi limiti di estensione territoriale. Se dovesse crollare l’ultima linea difensiva Kramators’k-Bakhmut, non vi sarebbero più centri urbani di rilievo o elementi orografici/idrografici per frenare efficacemente l’avanzata russa fino al grande fiume Dnepr, che taglia in due l’Ucraina da nord a sud. Il quadrante sud-orientale dell’ex paese sovietico diverrebbe appannaggio delle Forze di invasione. Sul piano bellico, sarebbe illogico non sfruttare gli attuali affanni del difensore.

Lo stesso potente ministro russo avverte che, fino a quando l’Occidente persisterà nell’inviare all’Ucraina «armi a raggio sempre più lungo come i missili Himars», la Russia non potrà che «spostare ancor più lontano gli obiettivi strategici». «Non possiamo permettere che nell’Ucraina controllata da Zelens’kyj o da chi lo sostituirà vi siano armi che rappresentano una minaccia diretta al territorio della Federazione e al territorio delle repubbliche del Donbas, che hanno dichiarato la propria indipendenza». Tenere a distanza dai grandi capoluoghi del bacino del Donec e dalle città portuali sul Mar d’Azov l’artiglieria nemica a lungo raggio è fondamentale per un ritorno alla “nuova normalità” – intesa come assenza di conflitto armato – e per l’efficiente implementazione delle politiche di russificazione nei territori occupati.

Ecco perché, secondo il capo della diplomazia di Mosca, le «trattative con Kiev in questo momento non hanno senso». A maggior ragione se l’Occidente sarà gradualmente assorbito dai propri crescenti problemi interni: inflazione, crisi energetica, deindustrializzazione, ricostituzione delle scorte di armi, migrazioni.

Per approfondire: Oremus

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