L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 26 luglio 2022

Gli Ucraini ritornano in Patria, quella liberata dai russi

Ritorno in massa verso la Russia



Lunghe file di automobili, camper, furgoni, rimorchi, pullman che attendono pazientemente di passare il confine: ma al contrario delle immagini dei migranti scacciati dalle loro terre proprio dalle guerre e dalle rapine dei potentati che poi li accolgono a braccia aperte come massa di manovra per il reset, queste lunghe file non le vedrete mai sul mainstream perché si tratta di gente che dall’Ucraina del tragicomico Zelensky e del demidiato Biden, va verso i territori controllati dalla Russia. Una grande massa di persone sta tornando nella propria terra finalmente liberata dai nazisti al soldo dell’occidente o forse solo espressione di un occidente in totale degrado. E’ un esodo lento, ma continuo di cui alla fine Euronews – sia pure nell’ambito e con i toni della propaganda pro Nato – non ha potuto fare a meno di parlare, nella sua edizione in russo, ovviamente perché i cittadini occidentali non devono sapere. Ogni giorno da 150 a 200 veicoli attraversano l’unico valico di frontiera di Zaporizhia dopo lunghissime attese, anche di dieci giorni solo per parcheggiare attorno al valico, imposte dalle autorità ucraine. Si tratta di gente che non solo torna alle proprie case e alla propria lingua, ma cerca anche il lavoro che ha trovato nella meravigliosa Ucraina della Nato piena zeppa di laboratori per ogni variante e ogni possibile vaiolo, ma economicamente distrutta.

Sebbene assolutamente prevedile questo ritorno a casa, anzi questo ritorno alla Russia è molto imbarazzante per l’Europa e per l’intero occidente, non solo perché contesta in radice tutta la delirante narrazione riguardo alla guerra e alla vicenda negata delle repubbliche separatiste, ma perché rimanda al fallimento completo della “cura” occidentale, ancor prima di Maidan: basti pensare che nel 1991, l’anno dell’indipendenza, l’Ucraina contava 52 milioni abitanti, un’eccellente agricoltura e un altrettanto buon sistema educativo che aveva fornito all’Unione Sovietica molte brillanti intelligenze, in particolare nel campo spaziale. Oggi gli abitanti sono scesi a 41 milioni con un incredibile calo del 21 %.: grazie a una fuga generalizzata che ha riguardato ogni ambito dallo schiavismo sessuale, alla fuga dei cervelli insieme al degrado dell’industria, delle scuole e delle università: e proprio quest’ultimo è stato il segnale più inquietante di un Paese praticamente messo in vendita. Ma non bastava: proprio quando sembrava che le cose non potessero andare peggio, l’occidente è intervenuto nel 2014 e ha installato un governo fantoccio formato da un instabile mix di oligarchi corrotti e di organizzazioni apertamente neonaziste, facendo precipitare il paese in una spirale economica senza via d’uscita e in guerra contro parte della sua stessa popolazione, mettendo le basi per un conflitto con la Russia, una superpotenza militare in possesso dell’arsenale nucleare più potente del mondo.

Questo saccheggio è in corso ormai da trent’anni sia da parte degli oligarchi locali, apparsi dopo la caduta del comunismo come squali affamati che dovevano testimoniare la forza del neoliberismo, sia da parte di occidentali che hanno comprato quasi tutto quello che c’era da comprare a conciare dalle enormi superfici agricole vendute per quattro soldi oppure che hanno speculato nel settore energetico: se si volesse fare un nome su tutti la scelta non potrebbe che cadere su Hunter Biden di cui proprio in questi giorni si parla con insistenza in Usa visto che i servizi di intelligenze hanno rivelato di aver tenuto segrete per anni i contenuti dei suoi computer per evitare che papà Joe subisse una sconfitta elettorale, anzi che non riuscisse nemmeno a vincere le primarie. Adesso è proprio il papà di questo cocainomane ancora più disperato di Zelensky, che ha deciso di impegnare la Nato in una guerra in cui l’Ucraina fornisce solo i caduti. Quindi non stupisce affatto che la gente vada verso la Russia e si accalchi al valico: fuggono da chi li ha rovinati e umiliati fin dal primo momento. E dovremmo mentalmente fuggire anche noi.

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