L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 11 luglio 2022

Il colpaccio di Mosca a Kiev nei primi giorni della guerra è fallito. Dovuta alla bravura dell'intelligence inglese che si è avvalsa di qualche spia

Il fallito colpo di mano russo a Kiev
10 luglio 2022


Ripubblichiamo la parte iniziale del reportage di Gian Micalessin uscito su Analisi Difesa il 24 giugno perché riteniamo che i temi e le testimonianze riportate, quasi ignorate dai grandi media, abbiano un ampio rilievo nell’illustrare le vicende che hanno portato agli sviluppi attuali del conflitto in Ucraina.

Yalta (Crimea)

Per capire l’inizio di tutto bisogna partire da una villa aggrappata al crinale di una collina di Yalta. Fino all’anno scorso era un vecchio casolare di pietra circondata da vigneti e frutteti. Oggi è il “buen retiro” di Oleg Tsarov, l’ex deputato ucraino che, secondo l’intelligence americana, era stato scelto da Vladimir Putin per sostituire Volodymyr Zelensky, guidare un governo di transizione e riportare l’Ucraina nell’alveo della Russia.


Lui non lo ammette, ma neppure lo nega. “Quel 24 febbraio – racconta – ero sotto Kiev con i miei uomini. Avevamo armi, carri, munizioni, ma viveri per solo tre giorni. Doveva finire tutto in 72 ore, invece ho passato un mese intorno alla capitale, ho visto la guerra e molte cose che non auguro a nessuno”.

Oleg Tsarov (nella foto a lato) non vuole e non può raccontare tutto, ma fa capire che né lui, nè i russi si aspettavano di conquistare “manu militari” Kiev e il nord dell’Ucraina.

Quello che Tsarov non può raccontare lo ricostruiamo parlando con altri fuoriusciti del Partito delle Regioni, la formazione filo russa legata all’esecutivo del presidente Viktor Yanukovic destituito nel febbraio 2014 dopo gli scontri di Maidan.

“Siamo arrivati alle porte di Kiev scortati da soldati di leva e dalla Rosgvardiyas, la Guardia Nazionale – racconta una delle nostre fonti – ma invece di venir accolti dai reparti dell’esercito ucraino pronti a deporre Zelensky ci siamo ritrovati attaccati da tutte le parti”.

Un ribaltamento di fronte che Oleg Tsarov imputa all’efficienza dell’intelligence inglese. “Sono stati molto più bravi di noi…. conoscevano tutti i nostri piani e li hanno fatti saltare uno dopo l’altro. Anche perchè qualcuno dei nostri ha tradito”.

Le ammissioni di Tsarov e di altri esponenti dell’ex Partito delle Regioni fanno capire i motivi della batosta subita da Mosca nel primo mese di operazioni.


In quel fatidico 24 febbraio i servizi segreti russi erano convinti che interi reparti delle forze armate ucraine sarebbero passate dalla loro parte giurando fedeltà al governo provvisorio affidato a Oleg Tsarov e ad altre personalità fedeli a Mosca.

“Quando il piano è stato scoperto molti di quei comandanti sono stati arrestati e fatti confessare, altri si sono riallineati al governo” – spiega la nostra fonte. Una versione confermata dalla vicenda del banchiere-spia Denis Kireyev.

Inserito nella squadra ucraina che il 28 febbraio a Gomel, in Bielorussia, avvia le prime trattative con i russi, Kieryev viene brutalmente assassinato a Kiev, il 4 marzo, da un commando dei servizi segreti ucraini. Un assassinio che rientra nel giro di drastiche purghe con cui vengono eliminati tutti i sospetti complici dei piani russi. La mancata discesa in campo delle unità ucraine anti-Zelensky è dunque la vera causa del fallimento delle operazioni russe sul fronte di Kiev.

Foto: Gian Micalessin, Ministero Difesa Russo e Ministero della Difesa Ucraino

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