L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 15 luglio 2022

Il copione fu già scritto da Paul Volcker negli anni ottanta e oggi si ripete, il dollaro deve schiacciare le restanti monete mondiali e portare in fallimento i paesi che non riescono a stargli dietro, per questo si cerca di creare da parte della Russia e della Cina una valuta internazionale che sostituisca i capricci/bisogni degli Stati Uniti alzare i tassi d'interessi per combattere l'inflazione che gli stessi hanno creato inondando con un clic miliardi e miliardi di dollari la finanza. La parità dell'euro con questa moneta dimostra che poggia su un castello di carta, è nella logica delle cose NON CI PUÒ essere una polita monetaria unica per diciannove paesi con interessi anche divergenti


La Cina vira al ribasso in finale. Il dollaro schiaccia tutte le valute
di Elena Dal Maso

L'euro sta cercando di sfondare la parità, lo yen è a minimi dal 1998 dopo il dato sull'iper inflazione Usa di giugno al 9,2%. La produzione industriale giapponese cala del 7,5% mese su mese a maggio. Futures deboli | Asia positiva. La Banca centrale coreana alza i tassi ai massimi storici. Si muove anche la Nuova Zelanda | Cina, gli acquirenti di case in 22 città non vogliono più pagare i mutui. Ecco perché | Borse attese poco mosse. Occhi puntati sui risultati al Senato

Alla fine Wall Street ha chiuso in leggero rosso ieri, dopo la pubblicazione del dato sull'inflazione al 9,1% a giugno, con i mercati che ora si attendono un rialzo dei tassi fino all'1% a luglio. L'Asia viaggia positiva, giovedì 14 luglio, per quasi tutta la sessione grazie al dato sull'export cinese cresciuto ai massimi degli ultimi cinque mesi a giugno. Ma dopo le ore 8:20 italiane l'Hang Seng flette all'improvviso dello 0,7% e Shanghai dello 0,23% mentre il Nikkei resta positivo (+0,6%).

L'oro cede lo 0,56% a 1.725 dollari per oncia, il petrolio Wti americano guadagna lo 0,54% a 96,82 dollari il barile, mentre oggi il dollaro si sveglia decisamente tonico sulle maggiori valute: l'euro cede lo 0,42% a 1,0018, lo yen lo 0,73% a 138,44 (si porta ai livelli di luglio 1998, ai massimi degli ultimi 24 anni), la sterlina lo 0,2% a 1,1863. Il T bond Usa decennale vede il rendimento salire dal 2,94% al 2,959% mentre i futures su Wall Street sono sotto la parità.

Mercati in attesa del Pil cinese

Giovedì le azioni in Asia viaggiano positive grazie alle esportazioni di giugno dalla Cina cresciute dopo l'allentamento dei problemi della catena di approvvigionamento e della congestione portuale in seguito alla riapertura delle megalopoli dai lockdown per Covid. Gli investitori sono in attesa della pubblicazione del dato sul Pil relativo al secondo trimestre che dovrebbe uscire domani, venerdì. Anche le azioni in Australia sono aumentate (Asx 200 +0,5%) con il tasso di disoccupazione che ha toccato un nuovo minimo del 3,5% a giugno.

Giappone, cala la produzione industriale

La produzione industriale in Giappone è diminuita del 7,5% su base mensile a maggio 2022, rispetto a un calo del 7,2% un mese prima. E' stato il secondo mese consecutivo di diminuzione della produzione industriale e il ritmo più ripido da maggio 2020 a causa dell'impatto della pandemia da Covid-19. I settori che hanno maggiormente contribuito alla caduta sono stati quello degli autoveicoli (-8,3 per cento contro -0,7 per cento di aprile), prodotti chimici (-4,2 per cento contro 4,3 per cento), macchinari elettrici e apparecchiature elettroniche per l'informazione e la comunicazione (-11,3 per cento contro 5,1 per cento). Su base annua, la produzione industriale è scesa del 3,1% a maggio, dopo un calo del 4,9% ad aprile.

Inflazione Usa al 9,1%, possibile un aumento dell'1% dei tassi a luglio

Il tasso di inflazione annuo negli Stati Uniti è aumentato del 9,1% a giugno 2022, raggiungendo il livello più alto dal 1981 e superando le aspettative di un aumento dell'8,8%. Il presidente della Fed di Atlanta Raphael Bostic ha detto che "tutto è in gioco" quando la stampa gli ha chiesto se sia ora sul tavolo un aumento di un intero punto percentuale, mentre il presidente della Fed di Cleveland Loretta Mester ha affermato che "non c'è motivo" per aumentare i tassi di un valore inferiore a 75 punti base. Nel frattempo, la stagione degli utili continua giovedì con JP Morgan e Morgan Stanley pronti a pubblicare le trimestrali nel pre-market.

UBP: dopo la Fed anche le banche centrali asiatiche dovranno alzare i tassi

Carlos Casanova, economista di UBP, ha spiegato che una recessione negli Stati Uniti indotta da un veloce rialzo dei tassi significherebbe una minore domanda di esportazioni asiatiche, con gli investitori che sposterebbero il denaro dai mercati emergenti negli Usa (dove rende di più ) e costringerebbero le banche centrali asiatiche ad aumentare i tassi per evitare troppo deprezzamento della valuta.

"Finora la Bank of Korea e la Reserve Bank of New Zealand sembrano competere tra loro per vedere chi può essere la più aggressiva, ma tutte le altre banche centrali sono in ritardo. Vedremo più rialzi dei tassi in Asia, che porteranno a una decelerazione della domanda aggregata, della crescita del credito e dei consumi", ha spiegato Casanova.

Giovedì, anche la Banca centrale di Singapore ha inasprito la sua politica monetaria in una mossa inattesa facendo salire la valuta locale dello 0,7%. 

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