L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 luglio 2022

Il movimento di Grillo ha fatto carne di porco dei suffragi conquistati e offrendo salsicce a tutti i poteri forti ai quali aveva risolto un bel problema

Si prepara il trappolone elettorale

"A businessman hanging from a rope while trying to avoid landing in a trap.To see more businessman concepts, click on the link below:"


Lasciatemi per un attimo tornare alla vicenda Di Maio – Conte – Cinque stelle non perché questi personaggi e queste formazioni abbiano in se un qualche interesse o possano minimamente cambiare qualcosa in questo Paese dove lo stato di diritto si è vergognosamente nascosto, ma perché possiamo esaminare dal vivo lo stato di formazione e preparazione di una trappola elettorale nel caso l’anno prossimo di vada a votare, sempre ovviamente che non ci sia la guerra, non ci sia il raffreddore, non ci sia il vaiolo delle scimmie o la necessità di contenere la Co2 non consigli tutti a rinviare l’appuntamento. Alle precedenti politiche come sappiamo la protesta fu intercettata dal movimento di Grillo che subito dopo fece carne di porco dei suffragi conquistati e offrendo salsicce a tutti i poteri forti ai quali aveva risolto un bel problema. A cinque anni di distanza con una situazione molto peggiorata per i cittadini e con un Paese già sull’orlo della catastrofe, si tratta ancora e sempre di impedire che in Parlamento vada una qualche vera formazione di opposizione che scompagini l’unanimismo sostanziale e possa avere un effetto domino, specie se appoggiato dalla piazza. Bisogna inventarsi qualcosa, ma per questa operazione, dopo aver ridotto all’obbedienza la maggior parte degli italiani e aver stabilito un minaccioso controllo sull’informazione possono bastare i voti residuali dei Cinque Stelle purché ben gestiti, purché ci siano dei personaggi che in qualche modo possano far credere di voler ritornare alle origini dei movimento, cosa divenuta più facile con la fuoriuscita di Di Maio che è generalmente ritenuto uno dei responsabili della “mutazione” maligna: così adesso c’è spazio anche per più di un presunto ritorno alle origini e per qualche altra promessa di salvare gli italiani.

C’è il gruppo di Paragone, quello possibile di Di Battista e persino – per quanto possa sembrare incredibile- quello di Conte: fuori dall’Europa, fuori dall’euro, fuori dalla Nato, quel tanto che basta per arraffare un voto e poi cambiare idea. Naturalmente non tutti e tre questi temi saranno utilizzati da ciascuna forma di ritorno alle origini: come ben si sa a Paragone non bisogna toccargli la Nato se non va fuori di testa, capace che prende il mitra e va all’ Azovstal : non ha ancora capito che l’Alleanza Atlantica e la Ue sono le due facce di un identica medaglia o forse lo ha capito fin troppo bene; altri magari insisteranno invece per prendere le distanza dalla guerra prossima ventura, mentre Conte si giostrerà chiedendo un po’ meno di tutto e qualcuno lo voterà pure ahimè. Per quanto poco successo possano avere sottrarranno comunque qualche percentuale alle formazioni che sono state protagoniste durante il golpe Covid e contro l’entrata in guerra e potrebbero impedire un loro ingresso in Parlamento come un passato che cerca di zittire il futuro. E così il sistema avrà vinto un’altra volta.

Uno dei sintomi di questa situazione in fieri è la traslazione concettuale del Fatto Quotidiano, il giornale che per tutti questi anni ha in un certo senso accompagnato il movimento Cinque Stelle o è in ogni caso è nato dentro quella stagione in cui è sentito il pericolo e l’urgenza di un cambiamento: da sempre europeista ed eurista (oltre che nateggiante) , benché molto sensibile ad altri temi di protesta assai più generici come quello della corruzione e della giustizia, adesso improvvisamente comincia ad apparire critico nei confronti di Bruxelles e della banca centrale. Addirittura nelle sue illuminate pagine si può leggere una critica al dogma ideologico neoliberista, che prima d’ora non era mai stato in discussione ed anzi era un suo caposaldo tanto che il primo responsabile delle pagine economiche del quotidiano era un assiduo frequentatore del Wef. Adesso però c’è da spianare la strada ai marrani che vogliono inghiottirsi il Paese in un solo boccone e allora è meglio indulgere nella critica per cominciare un’operazione di seduzione elettorale. Naturalmente è sempre possibile cambiare idea, ma questo non avviene mai in un giorno: le idee si costruiscono, si aggregano gradualmente, non vengono a fuori come il coniglio dal cappello del prestigiatore. Dunque l’addensarsi di questi elementi ci parla della preparazione di un altro trappolone e ha poca importanza se il formaggio è ammuffito: a qualcuno piace anche di più.

Nessun commento:

Posta un commento