L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 7 luglio 2022

La guerra igiene del mondo - Tesla un prodotto venduto come quello di punta dell’industria automobilistica o almeno che si crede tale, che non può essere costruito senza la manifattura cinese. L'economia piega come latta le aspirazione anglostatunitensi e quelli di Euroimbecilandia. Si vince facile quando si rapinano le risorse dei paesi e diventa difficile quando questi stessi paesi dicono BASTA!

E’ l’ora dei buffoni nel circo occidentale



Oggi vorrei portare l’attenzione su due vicende lontanissime tra loro, ma che dimostrano a che punto è l’occidente e come sia assurda la sua auto narrazione che a questo punto diventa autolesionismo. La prima notizia arriva dalle parti di Tesla la quale ha avuto un buon successo in Cina, con la vendita di circa 32 mila auto su una produzione nell’impero di mezzo di 78 mila veicoli. In realtà tutte le Tesla fin dall’inizio sono state di fatto cinesi visto che materiali, sistemi elettronici, batterie venivano da quelle parti e che in occidente non si faceva che assemblaggio anche quando si annunciavano produzioni in proprio, per esempio delle delle batterie che in realtà sono formate da sotto unità realizzate in Cina. Dunque il prodotto venduto come quello di punta dell’industria automobilistica o almeno che si crede tale, che non può essere prodotto senza la manifattura cinese. La seconda vicenda è quella che riguarda Boris Johnson il pagliaccio che ha voluto essere l’amico più fidato del comico Zelensky e dei suoi delinquenti nazisti: adesso il debordante Boris è nei guai più neri: 41 persone tra ministri e personale politico ha abbandonato la sua nave che affonda. I pretesti pretesto per questa fuga di massa hanno davvero poca importanza: il fatto è che Johnson sta pagando la battaglia contro la Russia che si sta rivelando un disastro economico per la Gran Bretagna. La ciliegina sulla torta e che molto probabilmente a sostituirlo sarà Rishi Sunak, ex ministro delle finanze, sposato con la figlia di uno dei miliardari più ricchi dell’India.

Che ironia questa inversione tra colonizzati e colonizzatori che per tre secoli hanno saccheggiato a più non posso il sub continente, ma intanto in questi pochi giorni vediamo un occidente del tutto subalterno in qualche modo a tre dei nuovi protagonisti della scena mondiale, alla straordinaria manifattura della Cina, alla potenza militare e mineraria della Russia e alla resistenza storica dell’India che alla fine ha conquistato i suoi conquistatori. Tutti i tentativi per cercare di mantenere le posizioni di preminenza senza avere le risorse per farlo di risolve in un arretramento. In queste condizioni la domanda vera è chi seguirà Johnson all’inferno. Molti prevedono che sia Biden anche perché ha sulla sua strada o meglio sulla strada dei suoi burattinai le elezioni di medio termine. Ma ci sono anche altri candidati a cominciare dal cancelliere Scholz che ogni giorno fa sentire il suo squillante “Heil Ukraine”, ma si trova anche a dover sopportare conseguenze catastrofiche per la Germania dove ormai si va avanti a black out e dove difficilmente l’industria potrà sopravvivere. Oppure Macron che si è compromesso troppo con Kiev, che non ha più il totale controllo del Parlamento, che ha reattori nucleari ormai vecchi di quarant’anni che funzionano a stento e che avrebbero bisogno di essere cambiati, ma che deve dare soldi all’Ucraina. Escludiamo Draghi che nonostante il suo totale asservimento e la sua assoluta mediocrità, si trova comunque in un ventre molle dove una reazione dura e compatta contro gli assassini vaccinali e i tragici guerrafondai è difficilmente immaginabile: persino gli aspiranti partitini di opposizione nei loro programmi non sembrano avere nemmeno il coraggio di prevedere in maniera esplicita una qualche forma di messa sotto accusa penale dell’infame meccanismo che ha messo in piedi la pandemia, ha speculato o ha stracciato la Costituzione prima per la pandemia e ora sulla guerra. Pensano forse che così guadagneranno dei voti? Non so, non mi intendo di misteri, ma so che questo è uno degli elementi che potrebbe collaborare ad unificare le forze e magari a far saltare fuori qualche infiltrato.

Comunque è chiaro che la situazione in questo continente, ridotto a un insieme di repubbliche delle banane senza banane, è destinata a peggiorare rapidamente: perché chiedere negoziati di pace e mandare armi è un controsenso, come capirebbe anche un bambino: per questo le resipiscenze di chi ora si appella a trattative sembrano piuttosto frutto di ipocrisia e di confusione. Inoltre perché Mosca dovrebbe fidarsi di personaggi e governi che avevano sottoscritto gli accordi di Minsk e sono poi stati i primi a non richiederne il rispetto, anzi a suggerire di non tenerne conto? L’ unica speranza per gli europei è che Mosca ravvisi in qualche cedimento ufficiale nella consegna del gas un rilevante utile politico e geopolitico: se per esempio si riaprisse il Nord Stream 2 quanto in autunno la Germania sarà allo stremo la cosa avrebbe una risonanza planetaria e potrebbe aprire scenari per ora inediti. Non penso che accadrà, ma in ogni caso l’unica possibile soluzione passa per solo punto: la fine della pretesa occidentale di dettare legge a tutti gli altri.

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