L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 25 luglio 2022

La quarta dose ve la fate Voi, il clima è cambiato!

Ora basta con la salute come pretesto liberticida
Maurizio Blondet 25 Luglio 2022

Dr. Paolo Gulisano – Nuova Bussola Quotidiana

La gestione del Covid da parte dei governi Conte II e Draghi – uniti dall’era Speranza – è stata disastrosa. Lockdown, protocolli di pseudo-cura, vaccinazioni imposte con metodi coercitivi, green pass perfino per lavorare. Il tutto demonizzando le cure precoci e i medici che le hanno attuate con risultati notevoli. Il nuovo Governo dovrà ricostruire la Sanità pubblica, senza ideologie.

La fine della legislatura ha fatto calare il sipario sul Governo Draghi, che ha gestito nel nostro Paese la seconda parte dell’epidemia da Covid. La prima parte era toccata al Conte II, che rappresentò – com’è noto – un colossale disastro: l’Italia fu il primo Paese europeo dove il virus fece il suo approdo, a causa di un’insufficiente vigilanza sugli arrivi dalla Cina; la gestione della pandemia fu assolutamente deficitaria, a causa della disorganizzazione e dell’impreparazione della Sanità pubblica nei confronti di una pandemia; la medicina territoriale fu totalmente inefficace; e infine vennero le scelte dei tecnici voluti dal ministro Roberto Speranza, i lockdown, gli sciagurati protocolli di pseudo-cura (paracetamolo e vigile attesa). Il risultato fu che il tasso di letalità in Italia raggiunse uno dei livelli più alti del mondo.

Nonostante questa débâcle, contro ogni logica, il ministro Speranza venne confermato da Draghi, e con lui il Comitato Tecnico Scientifico, il consulente personale Walter Ricciardi, e il resto del team, in piena e totale continuità. Draghi si era insediato nel febbraio del 2021, e si trovò a gestire la seconda fase della cosiddetta emergenza sanitaria, caratterizzata dalla campagna vaccinale. Gli ospedali andavano svuotandosi e si riempivano gli hub vaccinali. Speranza, che nei mesi precedenti aveva puntato tutto sulla vaccinazione come “soluzione” dell’epidemia, arrivando a dire che le cure non erano la priorità, iniziando la campagna il 27 dicembre 2020, ebbe da Draghi carta bianca per proseguirla a tutta forza, cercando di raggiungere l’obiettivo quasi mitico della cosiddetta immunità di gregge.

Per sostenere questo sforzo, Draghi silurò il commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, di nomina contiana, rimpiazzandolo nientemeno che con un generale di Corpo d’armata, Francesco Figliuolo, che diventò il braccio armato di Speranza nel gestire le risorse destinate ad una colossale operazione di vaccinazione di massa, senza precedenti nel nostro Paese. Presto fu chiaro che il raggiungimento dell’obiettivo della massima copertura vaccinale possibile non era affidato all’informazione o all’educazione sanitaria, ma ai metodi coercitivi e ai ricatti: non ti vaccini? Perdi il posto di lavoro, vieni sospeso, non puoi prendere i mezzi e così via.

Si cominciò con l’obbligo vaccinale per i sanitari, poi per gli insegnanti, poi per le forze dell’ordine. Man mano venivano introdotti questi obblighi surrettizi, in un clima di crescente odio mediatico nei confronti delle persone che non si vaccinavano, per i quali fu coniato il termine spregiativo e discriminante di “no vax”, quasi un marchio d’infamia. l social traboccavano di odio, di demonizzazioni, di minacce nei confronti delle persone non vaccinate. Intanto si faceva di tutto da parte governativa per ostacolare ogni sforzo di singoli medici e di associazioni per dare risposta al problema del Covid attraverso le terapie in fase precoce. “Non c’è cura” era il mantra ripetuto ossessivamente, e a cui purtroppo facevano da ripetitori tanti operatori sanitari, a dispetto delle evidenze di studi scientifici che riportavano risultati eccellenti.

Infine, venne il green pass, una misura liberticida fortemente voluta dallo stesso Draghi, che andò in conferenza stampa a declinare il suo celebre teorema: non ti vaccini? Ti ammali, finisci in ospedale e poi muori. Una delle più grosse menzogne dette dal banchiere prestato alla politica, una vera e propria dimostrazione di anti-scienza. Ma il green pass venne imposto, seguito dalla versione “super”. Un passaporto che a tutto è servito fuorché ad eliminare il Covid.

Siamo arrivati all’oggi, alla fine del Governo Draghi, col Ministero della Salute pronto a riproporre un’ulteriore campagna vaccinale, con la quarta dose. Ora che ne sarà di questi intenti? Incombe agosto, e poi la campagna elettorale. Si può e si deve auspicare che un Governo delegittimato, sfiduciato e in carica solo per il disbrigo degli affari correnti non intervenga in modo pesante sulle scelte strategiche. Sarà compito del nuovo Governo che si formerà all’inizio dell’autunno, in un momento cruciale dal punto di vista epidemiologico, prendere decisioni su come gestire la terza – e si spera ultima – fase dell’epidemia. E non ci si può non augurare un radicale cambiamento ai vertici del Ministero della Salute, mettendo la parola fine alla disastrosa era di Roberto Speranza e della sua corte.

Occorrerà ricostruire sulle macerie della Sanità pubblica: sarà un compito immane per chiunque. E soprattutto sarà necessario mettere fine alla salute intesa come pretesto per imporre misure liberticide.

Sì, proprio: Il Giornale
Letta blinda il posto di Speranza

25 Luglio 2022 – 11:54

I dem offrono un salvagente al ministro della Salute

Enrico Letta, ha già offerto una scialuppa di salvataggio a Speranza, il cui partito veleggia attorno al 2.1%, preparando una “lista aperta-.

Non è certo perché porta tanti voti.. allora il motivo è che Speranza deve restare per continuare lo spopolamento e l’oppressionesanitaria.. In autunno comanderà la nuova tornata. IL PD vuole L’obbligo vaccinale. E “subito”.

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