L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 28 luglio 2022

L’Europa deve sopportare il peso maggiore delle sanzioni perché dipende dalla Russia per l’energia

Europa, la catastrofe griffata



“La banca centrale russa e i responsabili politici russi sono stati in grado di evitare un panico bancario o un collasso finanziario quando sono state imposte le sanzioni per la prima volta “, Per fortuna che non lo dice un putinista , ma Pierre-Olivier Gourinchas, capo economista del fondo monetario internazionale, il quale ha poi elencato una serie di motivi che hanno consentito all’economia russa di resistere all'assalto economico occidentale non ultimo l’aumento dei prezzi dell’energia che porta entrate molto maggiori anche a fronte di una diminuzione delle quantità. Tuttavia le parole di questo diacono del neoliberismo, nonché operatore primario dei ricatti imperiali, è ciò che dice sugli avversari della Russia svelandone la debolezza intrinseca. E se lo dice lui vuol dire che le cose sono probabilmente ancora più brutte di quanto non le dipinga. Egli infatti dice che l’Europa deve sopportare il peso maggiore delle sanzioni perché dipende dalla Russia per l’energia. La situazione potrebbe peggiorare drammaticamente se Mosca interrompesse le esportazioni di gas verso l’Europa. Ed è appunto quello che sta accadendo: la vicenda delle turbine da riparare per il Nord Stream 1 non si è per nulla risolta con la consegna da parte del Canada della prima turbina: Gazprom si è presa del tempo per collaudare il funzionamento dell’apparecchiatura e il flusso di gas è ora al 20 per cento, facendo temere che i serbatoi potrebbero essere semivuoti all'arrivo dell’inverno

Allo stesso tempo, Gourinchas ha affermato che anche gli Stati Uniti hanno poche possibilità di evitare una recessione economica dati i numerosi rischi che corrono.” È un sentiero molto stretto “- , ha detto- ” perché il contesto attuale suggerisce che la probabilità che l’economia statunitense possa evitare una recessione è in realtà piuttosto bassa”. In sostanza egli dice che anche un piccolo choc potrebbe far precipitare le cose. Ciò che non dice e che per la verità non dicono nemmeno i responsabili politici europei e che ogni diminuzione dell’energia disponibile si traduce in una diminuzione percentuale più o meno uguale del Pil. Quegli idioti che a Bruxelles che hanno proposto una diminuzione obbligatoria del 15 per cento di gas, non si rendono conto che questo significherebbe una diminuzione del Pil più o meno uguale in percentuale. O forse invece il loro obiettivo è proprio quello dell’impoverimento. Così il fondo monetario taglia le previsioni di crescita europee anche se dentro un’incredibile approccio nominale che non tiene conto dell’inflazione ed è dunque privo di significato, ma il fatto concreto è che la distruzione della domanda a causa dei prezzi esorbitanti ( favoriti anche da una pessima stagione agricola che farò alzare gli scambi sul mercato già alla base) sarà l’elemento determinante della recessione che si avrà nei prossimi sei mesi. Solo un miracolo potrebbe evitarlo: i prezzi del gas sul mercato olandese stanno di nuovo salendo e si stanno avvicinando ai livelli raggiunti all’inizio della guerra, con i prezzi dell’energia elettrica che per il prossimo anno potranno raggiungere nuovi massimi di 380 euro al megawattora. Una vera follia che potrebbe portare la sola spesa elettrica di una famiglia media di ceto popolare ben oltre i 6000 euro l’anno senza metterci poi tutte le spese accessorie e il guadagno del gestore. Ciò vedrà l’elettricità trasformarsi da un servizio di pubblica utilità in un bene di lusso per molti europei, mentre danneggerà gravemente la competitività industriale anche prima che vengano prese decisioni più pesanti di razionare l’uso dell’energia.

C’ è poi da mettere in conto la crisi dell’Euro che difficilmente potrà giovarsi dei rialzi dei tassi e che secondo l’Fmi a Natale potrà aggirarsi su 0,96 centesimi di dollaro diventando però un peso vivo la necessità di acquistare energia ad altissimi costi. E tutto questo accade mentre Zelensky si permette di fare il buffone su Vogue assieme alla moglie. Davvero l’Europa sta facendo una fine griffata.

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