L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 luglio 2022

L'Occidente in cerca di carne da canone

Per chi sei disposto a morire?
di Alceste De Ambris
28 giugno 2022

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Dai Giadisti agli Ucronazi: l’Impero finanz-capitalista alla ricerca di una fanteria.

Il finanz-Capitalismo occidentale ha bisogno di “carne da cannone” per combattere la propria terza guerra mondiale “a pezzi”, ma fatica a trovarla. Chi mai sarebbe disposto a morire per difendere la Nato, o l’Unione europea, o questo o quel governo “tecnico” che procede con il “pilota automatico” a perseguire interessi estranei alla propria cittadinanza ?

Abbandonata ogni promessa di un futuro migliore, ogni progetto di emancipazione umana, l’Occidente, tramite media, governi e “intellettuali”, promette solo perdita di diritti (cd. “riforme”) con pretesti economici, misure liberticide e di controllo sociale con pretesti sanitari, miseria con pretesti ecologici, guerre a ripetizione contro nemici sempre nuovi (i terroristi, i virus, le “dittature”…) La disoccupazione è ormai cronica, si susseguono le crisi, lo stato sociale è al collasso, subentra infine l’inflazione. Gli Stati, indebitati e privatizzati, sono sotto il controllo dei poteri finanziari e dei “mercati”. La democrazia è vanificata da vincoli esterni immodificabili. La libera informazione è sostituita dalla propaganda e dalla censura. Le Oligarchie del pensiero unico hanno parassitato anche la società civile, snaturandola.

In questo contesto è difficile immagine un giovane es. italiano che si arruoli volontario… per conservare lo status quo.

Il Sistema, per combattere le proprie guerre neo-coloniali, e attuare le destabilizzazioni/dissoluzioni dei Paesi insubordinati, soffre dunque di una carenza di “manodopera”, fatica a raccogliere un esercito di terra. E’ tuttavia restio a reintrodurre la leva di massa (un popolo armato è pericoloso e può rivoltarglisi contro) e cerca alternative.

I moventi per cui un uomo sia disposto a rischiare la vita in guerra sono due: il denaro e un “ideale”, solitamente di tipo politico o religioso. Quando la motivazione è il guadagno, si fa ricorso ai classici mercenari (Blackwater ecc.). Ma non sono numericamente sufficienti.

L’Impero globalista ha dunque deciso di ricorrere all’ausilio di soldati per “vocazione”: soggetti fortemente ideologizzati e fanatici di una “causa”; a volte psicologicamente disturbati o provenienti dalla delinquenza comune. Gruppi e organizzazioni vengono infiltrati e cooptati, in modo che i militanti credono di lottare per il proprio obbiettivo, ma in realtà vengono strumentalizzati per altri scopi.

Il fondamentalismo religioso è un alleato perfetto. Per lungo tempo l’Occidente a parole ha proclamato di voler combattere il “terrorismo”, ma nei fatti faceva l’opposto: demonizzava l’Islam nel suo complesso, creando un risentimento di massa, e per converso appoggiava la diffusione dei movimenti fondamentalisti (wahabiti, salafiti ecc.), e finanziava e armava le milizie giadiste (“jihadiste” in ita-nglese). Tale strategia è stata perseguita sia direttamente da Paesi occidentali (Usa, Gran Bretagna, Francia) sia tramite gli alleati regionali (Arabia Saudita, Israele, Turchia ecc.), a partire dalla ex-Jugoslavia, per continuare in Iraq, Libia, Siria ecc.

Un altro movente in grado di mobilitare volontari è il nazionalismo, che viene alimentato per provocare scissioni e conflitti nel campo nel nemico. Come è evidente accade ora un Ucraina, un Paese fallito trasformato in un vivaio di nazionalisti/nazisti, armati e inquadrati nell’esercito, indottrinati nell’odio contro la Russia. E se prima i media corporativi definivano i giadisti come “ribelli moderati”, ora cercano maldestramente di nascondere l’ispirazione neo-nazista dei vari battaglioni Azon, Aidar ecc. descrivendoli come eroi, patrioti e addirittura “partigiani”.

Quando una Civiltà non trova nessuno disposto a difenderla, è già interiormente morta. Ne sopravvive l’involucro esterno, ma è dentro è vuota, come un albero divorato dalle termiti.

Si dice che, tra le cause del crollo dell’Impero romano, vi fu la disaffezione del popolo verso il suo destino politico: l’estremo squilibrio nella distribuzione della ricchezza, con un’oligarchia di latifondisti che governava su masse impoverite, faceva percepire con indifferenza il passaggio da una padrone all’altro, anche se barbaro.

E i nuovi “barbari” (che non lo sono affatto) sono ora alle porte. Dopo il 1991 la storia sembrava “finita”, con un Occidente americano-centrico completamente egemone e un’Urss in disgregazione. In realtà la Storia ha riservato un colpo di scena: la Russia è risorta, militarmente ancora più forte, ed è emersa un’altra potenza asiatica, la Cina, che, grazie al suo modello di economia mista (proprio il modello che l’Europa ha abbandonato!), ha surclassato gli Stati Uniti a livello economico e tecnologico.

Eppure l’Occidente ha costituito una grande Civiltà della storia.

Non intendo fare un’apologia, né negare i limiti, errori ed orrori imputabili alla civiltà europea moderna (che ruotano, a mio parere, intorno ai binomi individualismo-nichilismo e tecnica-capitale). Tuttavia occorre riconoscere le sue conquiste e traguardi, sedimentati nelle Costituzioni e dichiarazioni universali: l’affermazione dei valori di Libertà personale ed Uguaglianza (sia formale che sostanziale), variamente declinati, il pensiero razionale e critico, la dignità della persona umana, lo stato di diritto, la democrazia come partecipazione, i diritti del Lavoro, lo stato sociale, la tutela della cultura (che ha consentito i grandi capolavori artistici)… oltre a un certo benessere diffuso.

Di questa secolare costruzione, crollata sotto i colpi del neo-liberismo (in particolare nella versione “emergenzialista” degli ultimi due anni), sono rimaste le rovine. Il “tramonto dell’occidente” non è un problema solo per i “conservatori” e i nostalgici, e si manifesta in ben altro che il transumanesimo, l’ideologia del “genere” o la cultura della cancellazione… fenomeni minoritari e con scarso seguito.

Riguarda i propri principi fondamentali. L’Occidente predica certi valori e poi pratica l’opposto, le sue parole d’ordine (libertà, salute, pace…) vanno interpretate al contrario. E’ la società dell’ipocrisia sistematica, “l’impero delle bugie” come dice qualcuno.

A noi e alle generazioni future resta il compito di ritornare ai Principi, e ricostruire su solide basi.

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