L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 luglio 2022

LORO si sono impegnati per due anni a trattare l'influenza covid come se fosse la peste del nuova epoca, lo scopo era invece di rallentare un'economia super riscaldata dai miliardi che la Fed, e non solo, con un clic, aveva creato e regalato alle banche, montagne di soldi che automaticamente, soprattutto con la velocità di circolazione monetaria, avrebbe/ha creato inflazione. Gli attuali aumenti dei tassi d'interessi sono la capacità del dollaro padrone si scaricare l'inflazione come monnezza sul resto del mondo. Questo allo stato dell'arte è il VOSTRO capitalismo. Ma è intervenuta la guerra igiene del mondo che prospetta una valuta-moneta ancorata anche all'oro e all'acqua

Roubini: stiamo andando verso una recessione profonda. Pesano debiti e tassi elevati
27 Luglio 2022, di Luca Losito


Gli Usa, e forse anche l’economia globale, corrono spediti verso una recessione profonda e preoccupante. Non solo: “L’idea che questo sarà breve e superficiale è totalmente delirante”. A pesare i continui rialzi dei tassi della Fed (e le principali banche centrali) che si incrociano con un indebitamento sin troppo elevato. A lanciare la pessima previsione è l’economista Nouriel Roubini, in un’intervista rilasciata a Bloomberg Tv.

In particolare, l’esperto bolla come “deliranti” coloro che vedono in arrivo negli Stati Uniti solo un rallentamento limitato (tra questi c’è anche il presidente americano Joe Biden, ndr). Perché i fondamentali dell’economia a stelle e strisce in questa fase risultano appesantiti dalla crescita esponenziale del tasso di indebitamento in seguito alla pandemia. Lo stesso si può constatare un po’ in tutti i bilanci dei Paesi avanzati.

Le previsioni di Roubini per l’Italia

Sempre in tema di recessione, Roubini sul nostro paese nel giugno scorso aveva detto che l’Italia è il paese che rischia più degli altri una recessione durissima:

“Il recente aumento degli spread italiani e non è solo causato dal panico irrazionale degli investitori. L’Italia ha una bassa crescita potenziale, ampi deficit di bilancio e un debito pubblico enorme e potenzialmente insostenibile che è cresciuto durante la pandemia. Ora si profila un aumento permanente del costo del debito poiché la Bce rientra dalla sua politica ultra accomodante”.

I timori di recessione e le prospettive dell’economia

Il 2022, e l’arrivo dell’inflazione, hanno poi spinto le banche centrali a virare verso una politica monetaria fortemente restrittiva. Non a caso, le parole di Roubini arrivano poco prima della riunione della Fed dalla quale i mercati si aspettano un ulteriore aumento di 75 punti base, e l’uscita del dato del Pil del secondo trimestre del 2022.

Insomma, la situazione per le economie avanzate in questa fase si conferma estremamente delicata. Gli allarmi lanciati dagli esperti cominciano a essere tali e tanti da doverci porre la giusta attenzione. Perché questa volta, in caso di una nuova e profonda recessione, sembra non esserci spazio fiscale a sufficienza per permettere alle banche centrali di alleggerire la morsa sulle loro scelte economico-finanziarie.

Nessun commento:

Posta un commento