L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 15 luglio 2022

Periodicamente la Fed alza i tassi per combattere l'inflazione che lei stessa crea immettendo montagne e montagne di dollari, carta straccia, con un clic. In questo modo manda l'economia dei paesi arretrati che hanno chiesto i prestiti in dollari in fallimento in quanto questo si apprezza enormemente. Questo giro anche Euroimbecilandia e il suo Euro sono caduti nella trappola

Fed, Mester: ‘nessuna prova che l’inflazione abbia toccato il picco, prossimo rialzo tassi non può essere inferiore a quello di giugno’

14/07/2022 07:55 di Laura Naka Antonelli

"Il rischio di una recessione è aumentato, ma la Fed deve abbassare l'inflazione". Così Loretta Mester, presidente della Federal Reserve di Cleveland, nel commentare i numeri sull'inflazione Usa diramati alla vigilia con la pubblicazione dell'indice dei prezzi al consumo.

In un'intervista rilasciata alla Bloomberg TV, Mester ha detto che "l'inflazione è troppo alta" ma che, allo stesso tempo, "non dobbiamo decidere oggi il livello dei tassi di interesse".

Detto questo, Mester ha sottolineato di non intravedere alcuna "prova convincente del fatto che l'inflazione abbia raggiunto il picco" e che, in ogni caso le strette monetarie devono avvenire in "modo attento, e anche in modo risoluto". Ancora, "il dato sull'inflazione suggerisce che il rialzo dei tassi di luglio non debba essere inferiore a quello di giugno".

Nel mese di giugno, l'inflazione misurata dall'indice dei prezzi al consumo CPI è schizzata negli Stati Uniti al ritmo annuo del 9,1%, al nuovo record dal novembre del 1981, ovvero in oltre 40 anni, ben oltre il +8,6% previsto e il +8,3% precedente.

L'inflazione core è aumentata su base annua del 5,9%, a un ritmo inferiore rispetto al +6% precedente, ma anche in questo caso più delle attese di un aumento pari a +5,7%.

L'indice CPI ha stracciato le attese anche su base mensile: l'inflazione headline ha segnato infatti una crescita dell'1,3%, superiore alle attese di un rialzo mensile pari a +1,1% e oltre l'aumento precedente di maggio, pari a +1%.

La componente core, ovvero quella depurata dalle componenti più volatili rappresentata dai prezzi dei beni energetici e alimentari, è salita dello 0,7% su base mensile, più del +0,6% atteso e oltre anche il +0,6% precedente.

Attesa per la prossima riunione del Fomc - il braccio di politica monetaria - del 27 luglio, dopo quella precedente di giugno, in cui i tassi Usa sono stati portati al nuovo range compreso tra l'1,50% e l'1,75%, con una stretta monetaria di 75 punti base.

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