L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 luglio 2022

Preso il Donbask, garantita l'acqua alla Crimea, inchiodata Kharkov, si prenderà tempo per Odessa, inchiodando Euroimbecilandia ad accollarsi la disastrata economia ucraina dove dal 2014 gli strozzini occidentali gli prestano soldi sperando di essere ripagati, cosa sempre più difficile visto i risultati sul campo

Ucraina tra propaganda e realtà
di Fabrizio Casari
21 giugno 2022

Media mainstream e politicanti atlantisti si ostinano ad auspicare una vittoria militare ucraina che spinga i soldati di Mosca dentro i confini russi, che si sia la resa delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk e, magari, anche della Crimea. Il difetto della trasformazione dell’informazione in propaganda, però, è che quest’ultima, come le bugie, ha le gambe corte e infatti, dopo circa 4 mesi di fantascienza sulle sorti del conflitto, la supremazia russa è visibile e palpabile.

L’idea di una guerra lunga per consumare la Russia non ha conforto sul campo. La situazione sul terreno indica la vittoria militare russa come questione del quando e del come, non certo del se. Il perdurare del conflitto sembra poter vedere solo una crescita della quota di territorio ucraino in mano a Mosca che poi non sarà semplice ottenere indietro. E c’è chi ritiene che il proseguire del conflitto per altri mesi possa motivare Mosca a prendere Odessa, lasciando così l’Ucraina senza sbocchi al mare. Condizione che la condannerebbe ad un sottosviluppo cronico e irreversibile.

La promesse di sostegno e di altri invii di armi non cambiano nulla nello scenario militare, a parte qualche migliaio di morti in più da entrambe le parti. Perché non c’è una asimmetria colmabile con sistemi d’arma, dato che Mosca dispone di tutti i dispositivi adatti all’offesa e alla difesa quali che siano le forniture Nato.

Ma nei media vige ancora una narrativa propagandistica che assegna al presunto mancato arrivo delle armi promesse dall’Occidente la sconfitta dell’esercito ucraino. In realtà, gli ucraini hanno ricevuto di tutto e di più, come confermato proprio dal Capo di Stato Maggiore statunitense, Mark Milley: “Abbiamo consegnato a Kiev l’equivalente di 12 battaglioni di artiglieria, il gruppo di contatto NATO ha mandato 97.000 anti-tank, dato che supera quello dei carri armati di tutto il mondo. Hanno chiesto 200 tank e ne hanno ricevuti 237. Hanno chiesto 100 veicoli blindati da combattimento e ne hanno ricevuti 300” ha detto.

I sospirati sistemi missilistici di media-lunga gittata all’Ucraina, capaci di colpire le città russe, non arriveranno: produrrebbero una risposta durissima di Mosca che si concretizzerebbe in un cambio del modello di conflitto, con l’innalzamento del volume di fuoco e l’attacco a Kiev. L’Ucraina verrebbe letteralmente distrutta. Per questo i militari occidentali si sono decisamente opposti.

La guerra ad oltranza è ormai un artificio retorico. La sconfitta russa sul campo è ipotesi che al Pentagono hanno sempre considerato come un’idiozia senile di Biden: l’idea di una vittoria ucraina è solo servita a rafforzare ideologicamente il campo NATO, non a intravvedere un possibile esito del conflitto.

Quo usque tandem?

Il prossimo Consiglio d’Europa tornerà a chiedere a Mosca il totale ritiro, ma è una boutade. La domanda è: USA e UE sono disponibili a proseguire lo sforzo economico e bellico di sostegno a Kiev? Dipende. Parlano di guerra lunga ma pensano ad una guerriglia sul modello ceceno che sfianchi la Russia, non ad una estensione temporale della guerra convenzionale in corso. Sono disponibili a riempire le tasche delle loro grandi aziende del comparto bellico, ma non altrettanto a rimetterci quattrini.

Che poi della quantità di denaro che Stati Uniti ed Europa stanziano gli ucraini vedono solo una minima parte. Ad esempio, i 40 miliardi di dollari approvati del Congresso sono si indirizzati alle armi, ma a quelle già consegnate e vanno a saldare i conti alle aziende statunitensi fornitrici, che con le precedenti commesse si trovano con uno scoperto pari all’importo dei cosiddetti aiuti. Di quei miliardi di dollari stanziati dal Congresso, solo una minima parte andrà direttamente in armi a Kiev, la maggior quota servirà a saldare i fornitori. Svuotare in parte i propri arsenali, obbliga poi a riempirli di nuovo e per farlo vanno acquistate nuove armi che vanno pagate, e non con lo stanziamento per il bilancio della Difesa ma con risorse aggiuntive. Così si useranno gli aiuti: per ammodernare gli stoccaggi USA e NATO.

Zelensky fatica a comprenderlo, ma l’Ucraina, già da prima della guerra aveva un debito enorme verso USA e Gran Bretagna ed entrambe valutano che quel debito sarebbe ancora una forte ipoteca sul Paese solo se uscisse in piedi dal conflitto. Diversamente, una economia devastata (già perso il 45% del PIL di quest’anno) e una probabile divisione in due o tre parti, delle quali solo la centrale agli ordini dell’attuale governo di Kiev, quel debito cambia pelle: da opportunità di controllo dall’esterno, diventa debito irrecuperabile per USA, UE e GB. Da ipoteca diventa disgrazia, perché le aziende fornitrici andranno pagate: e se non lo fanno gli ucraini chi lo farà?

Con il quadro di difficoltà economiche che affronta l’Occidente nel suo complesso, soprattutto per le conseguenze su se stesso delle sanzioni che avrebbero dovuto colpire la Russia ma che invece affondano USA e UE, la flebo quotidiana di risorse verso Kiev sta divenendo tale da non poter essere ulteriormente sostenuta.

Kiev non può seriamente credere che le rassicurazioni e le minacce statunitensi possano trovare concretezza, meno che mai l’isteria atlantista degli europei. Zelensky ha scambiato le dichiarazioni di odio per la Russia con dichiarazioni d’amore per l’Ucraina, del cui destino, invece, non frega niente a nessuno, vista la propulsione all’autodistruzione fin qui dimostrata. Ma le lezioni della storia, passata e recente, l’abitudine dell’Occidente a abbandonare gli alleati, dovrebbe consigliare minori illusioni di alterare il cammino della guerra. Che ha nell’Ucraina una utile icona per giustificare l’allargamento a Est, la ristrutturazione del sistema di dominio della Nato e la necessità di colpire sviluppo economico e ruolo politico della Russia e della Cina, non salvare Kiev.

Tre europei in gita

La triade europea in visita a Kiev ha riaffermato sostegno politico e forniture militari agli ucraini (che saranno ininfluenti ai fini dell’esito del conflitto). La von der Layen, una invasata fuori controllo, afferma che gli ucraini muoiono per entrare in Europa, ma le forniture di armi sono quelle promesse, mai arrivate e che non arriveranno.

La visita è stata definita “storica” dalla stampa servile, ma il risultato è solo porre Kiev in lista per entrare nella UE. L’entrata di Kiev nella UE non riscuote il minimo interesse per Putin, che ha già dichiarato di non avere obiezioni al riguardo.

Vedremo invece se per Bruxelles l’Ucraina del dopo guerra riscuoterà ancora interesse (dipende da quale e quanto importante sarà economicamente il territorio governato da Kiev).

L’Ucraina ha la sua economia già sommersa da debiti impagabili e non dispone dei fondamentali minimi per poter accedere alla UE; difficile che Bruxelles sia disposta ad accollarsi l’enorme debito ucraino e il costo della sua ripresa. L’unico interesse UE è che senza più necessità di visti, decine di migliaia di braccia a basso costo e bianche ingrosseranno l’esercito di precari, abbassando così ulteriormente i sistemi di garanzia e la tutela del lavoro in Europa. Vedremo cosa peserà di più nella decisione, ma la procedura sarà comunque lunga e non priva di rischi di ripensamento.

C’è da registrare che dal Guardian al NYT, a Newsweek, la propaganda bellica occidentale comincia a flettere, dopo che il giornalismo atlantista ha venduto per tre mesi un quadro dove tutto colpiva Mosca. E’ stata narrata una crisi militare russa con indietreggiamenti delle truppe, perdite spaventose di uomini e mezzi, difficoltà negli approvvigionamenti e nella logistica, incapacità ad avanzare, confusione circa gli obiettivi, crisi della catena di comando falcidiata dalla morte di ogni possibile generale, malcontento verso il Cremlino. E poi una crisi economica, colpi di stato, malattie di Putin e scomparsa di ministri, possibili insurrezioni, flagelli economici, rivolte di oligarchi e isolamento ad Oriente. C’è stato spacciato un Paese in gravi difficoltà, con la messa in discussione persino dei rapporti con la Cina e dell’alleanza militare.

Il boomerang delle sanzioni

In Russia si registrano profitti record per Gazprom. I ricavi sono saliti l’anno scorso a 136 miliardi di dollari con un progresso del 62% sull’anno precedente. Mai il colosso energetico russo aveva toccato livelli di fatturato così elevati nella sua storia e le sanzioni occidentali non lo mettono in ginocchio. Standar&Poors Global market intelligence prevede per il 2022 ricavi complessivi per 162 miliardi di dollari con utili netti per 56 miliardi; il doppio dell’utile record dell’anno scorso. Idem per Rosneft, gigante dell’oro nero: le stima di consenso vede l’utile netto di quest’anno a 23 miliardi di dollari, otto in più che nel 2021.

Invece l’area UE presenta una crescita inferiore a quella già bassa pronosticata a fine 2021. La crescita del PIL è prevista al 2,7 % per il 2022 e al 2,3 % per il 2023, in calo rispetto al 4,0 previsto a inizio 2022. I costi delle materie prime, di energia e alimentari sono schizzati alle stelle: aumentati in pochi mesi fino al 600% e le prime vittime della crisi - oltre i paesi più poveri - sono l’Euro e l’Unione Europea. E mentre l'uscita dallo Swift è risultata irrilevante per Mosca, c'è la crisi delle banche occidentali: il valore dei loro titoli di debito comprati in passato è molto diminuito a causa dell’inflazione. Un titolo comprato qualche mese fa con un rendimento del 2% all’anno ha perso di valore con l’inflazione attuale al 7%. Il 24 Febbraio servivano 82 Rubli per comprare un Dollaro, ora ne bastano 74. Le sanzioni alla Russia sono state un capolavoro di idiozia, la consegna della ratio all'ideologia. I sanzionatori stanno peggio dei sanzionati.

E’ l’esito, al momento, di una guerra che poteva non cominciare ma che si è voluta ad ogni costo per inginocchiare Russia e Unione Europea, quest’ultima corsa con entusiasmo a suicidarsi per la difesa degli interessi USA, che con un solo tiro hanno colpito due dei tre maggiori competitor.

Abbiamo sopportato un insieme di fake news da un giornalismo iper-atlantista e servile, dotato di tastiera con correttore NATO incorporato: nella narrazione di una guerra c’è stato un reticolo drogato ideologicamente rivelatosi arte retorica senza nessuna connessione con la verità. Un film di serie B con pessimi attori e trama ridicola, che serviva solo ad offrire evasione dalla realtà per chi della realtà ne ha paura. Conigli mannari.

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