L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 18 luglio 2022

Se Zelensky cade, in un modo o nell'altro, significa che gli Stati Uniti hanno accettato la proposta di Kissinger di essere dei realisti pragmatici

Si prepara un colpo di stato contro Zelensky



Da parecchie settimane emergono qui e là accenni al fatto che Zelensky sta diventando una palla al piede nel cercare una via d’uscita alla guerra e questo ai più alti livelli, non escluso Blinken, tuttavia la narrazione occidentale ha investito troppo nella costruzione di una figura di pseudo eroe senza macchia e senza paura per coinvolgerlo in eventuali trattative che difficilmente potrebbero essere spacciate come una sorta di vittoria sulla Russia, cosa che di certo i media mainstream tenteranno di fare. Zelensky che cede le terre russofone saprebbe di resa e di sconfitta oltre ogni possibilità di riscatto. Le balle sulle controffensive di fantasia o sul milione di uomini da armare non si sa come e scagliare contro una Russia che sta utilizzando una piccola parte delle sue forze, sono ormai troppo grandi e troppo acriticamente riportate dall’informazione per potere fare marcia indietro sul terreno della mitizzazione. Del resto il personaggio – perfetto Kagemusha dopo la terza pista – è stato utilizzato proprio per favorire la continuazione di una guerra assurda portandolo ad incarnare l’uomo che non scende a compromessi che non vuole cedere un solo centimetro del proprio Paese, salvo poi concedere ambigui diritti alla Polonia. Dunque se si vogliono intavolare vere trattative bisogna in qualche modo liberarsene, quasi che Zelensky fosse altra faccia di una medaglia sulla quale è raffigurato anche Boris Johnson, ma ottenere questo risultato non è facile e adesso si sta cominciando intanto a fargli il vuoto attorno: l’altro giorno è stato arrestato l’ex capo dei servizi segreti di Kiev in Crimea, Oleg Kulinich, sospettato di lavorare per la Russia. Lo ha annunciato domenica l’ex vice della Verkhovna Rada Ilya Kiva che ha richiamato l’attenzione sul fatto Kulinich è un protetto dell’attuale capo dei servizi Ivan Bakanov, che, a sua volta, è un caro amico di Zelensky. Un altro dettaglio interessante è che all’arresto ha partecipato personalmente il vice capo dei serivizi di sicurezza Vasily Malyuk, che è un uomo dell’ex presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko.

Tutto ciò indica che l’Occidente sta lentamente iniziando a disfare la squadra di Zelensky e a cambiare il governo ucraino, puntando ancora una volta a quanto è dato di capire su Poroshenko che tra le altre cose è anche tra i maggiori amici del capo di stato maggiore ucraino, Zaluzhny, voluto fortemente dalla Nato che ovviamente aveva già creato le condizioni di una possibile successione. Certo Zelensky sta irritando molti politici occidentali perché richiede costantemente armi e denaro ma allo stesso tempo accusa i “partner” di fare troppo poco per aiutare l’Ucraina. quando oltretutto non si sa nulla della destinazione reale delle armi inviate, né il governo di Kiev ha concesso agli Usa la possibilità di tracciare i propri armamenti una volta finiti in Ucraina. Come si possa arrivare senza eccessivi traumi per la narrazione Nato ad una estromissione dalle leve del governo di Zelensky è difficile da immaginare in questo momento, ma è probabile che una ulteriore sconfitta sul fronte possa innescare una sorta di colpo di stato e l’accusa al comico e alla sua squadra di incompetenza anche se è arcinoto che qualunque decisione militare viene presa dall’Alleanza atlantica. In in seguito poi si potranno aggiungere anche accuse di corruzione , cosa che peraltro in Ucraina è la assoluta normalità, ma è difficile che il personaggio accetti di essere sottoposto a questo lento massacro. Non bisogna nascondersi che l’ideale per liberarsi dell’uomo sarebbe quello dell’estremo sacrificio: probabilmente la morte di Zelensky per mano russa è troppo perfetta per poter essere davvero venduta senza il pericolo che poi vengano scoperti gli altarini, ma magari la sua uccisione da parte di un pazzo isolato filorusso potrebbe essere praticabile. E questo risolverebbe molti problemi

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