L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 11 luglio 2022

Solo chi non vuole vedere non vede. Guerra guerra guerra gridano gli Stati Uniti e tutto l'Occidente si si si


Russia e Cina nel mirino delle guerre della Nato


Nell’ultimo episodio della sua rubrica settimanale “Le Monde vu d’en bas” per il sito Investig’Action, Saïd Bouamama analizza l’escalation da parte delle potenze euro-atlantiche contro la Russia e la Cina, così come emerge da un incontro della Commissione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE) degli USA dal titolo “Decolonizzare la Russia: un imperativo morale e strategico” e dal nuovo “Concetto Strategico” della NATO presentato al vertice di Madrid del 28-30 giugno.

Una guerra guerreggiata sul piano economico, militare e mediatico in cui la Russia spicca come “la minaccia più significativa e diretta alla sicurezza degli alleati” e la Cina una “seria sfida” che richiede un allargamento della cooperazione militare ai partner dell’Indo-Pacifico, con gli Stati Uniti pronti a rafforzare gli impegni e le operazioni dell’AUKUS e del QUAD.

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“Decolonizzare la Russia”, ovvero “Smembrare la Russia”

La Commissione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE) degli Stati Uniti, nota semplicemente come Commissione di Helsinki, ha tenuto il 23 giugno un seminario dal titolo significativo: “Decolonizzare la Russia: un imperativo morale e strategico”.

Questa commissione ufficiale del governo statunitense è composta da nove senatori e nove rappresentanti della Camera dei Rappresentanti, scelti rispettivamente dal Presidente del Senato e dal Presidente della Camera, più tre commissari scelti dal Presidente degli Stati Uniti. Questa composizione rende la commissione una parte importante del processo decisionale degli Stati Uniti.

Il seminario del 23 giugno è giustificato dalla seguente diagnosi riportata sul sito ufficiale di questa commissione: “La barbara guerra della Russia contro l’Ucraina e prima ancora contro la Siria, la Libia, la Georgia e la Cecenia ha rivelato al mondo il carattere brutalmente imperiale della Federazione Russa; questo connotato imperiale caratterizza anche l’impero interno della Russia, data la dominazione di Mosca su molte nazioni indigene non russe e la brutale misura in cui il Cremlino si è spinto a sopprimere la loro espressione autonoma nazionale e la loro autodeterminazione”.

In altre parole, gli Stati Uniti vedono la Russia come uno Stato imperialista che non esita ad attaccare militarmente Stati sovrani a livello internazionale, da un lato, e dall’altro come una prigione per i popoli non russi della Federazione Russa.

Questa caratterizzazione della Russia risalirebbe al periodo dell’URSS, al cui tramonto questo pseudo-imperialismo non avrebbe avuto fine: “Come successore dell’Unione Sovietica, che nascondeva il suo programma coloniale in una nomenclatura anti-imperiale e anti-capitalista, la Russia non ha ancora attirato l’attenzione appropriata per le sue costanti e spesso brutali tendenze imperiali”.

La diagnosi richiede naturalmente il rimedio appropriato, che viene presentato come segue: “Tenere conto dell’imperialismo di fondo della Russia e della necessità di decolonizzare la Russia affinché diventi un attore valido per la sicurezza e la stabilità europea”.

Gli Stati Uniti che si presentano come un campione dell’antimperialismo farebbe ridere, se non annunciassero la loro agenda e i loro stessi obiettivi per i prossimi anni. Il cambiamento di discorso è notevole: non si tratta più semplicemente di sostenere i diritti umani o la democrazia, ma di chiedere apertamente lo smembramento della Federazione Russa.

Ricordiamo che la Federazione Russa è composta da 22 repubbliche, 9 territori o krai, 46 regioni o oblast’, 1 oblast’ autonomo e 4 distretti autonomi. In totale, la Federazione comprende 85 entità o soggetti della Federazione che rappresentano numerosi popoli.

L’obiettivo dichiarato ora è la disgregazione di questa Federazione multietnica, proprio come la guerra della NATO ha disgregata la Jugoslavia.

Più in generale, si conferma ancora una volta la scelta di una strategia di balcanizzazione globale da parte degli Stati Uniti, che ha portato finora alla divisione del Sudan in due, alla divisione della Libia in almeno tre parti, e altrove al mantenimento di un orientamento secessionista in molti Paesi.

Siamo infatti in presenza di una strategia internazionale volta a controllare interi Paesi e regioni attraverso l’installazione del caos politico, che il politologo canadese Laurence McFalls chiama “teoria del caos regolare”.

Basta osservare ciò che è accaduto altrove per capire i metodi che verranno utilizzati per raggiungere l’obiettivo di smembrare la Russia. Senza dubbio assisteremo al moltiplicarsi di associazioni o ONG che invocano la difesa dei diritti di questi popoli oppressi dalla Russia imperialista; naturalmente ci saranno pseudo-formazioni per la democrazia e pseudo-messia come Soros a sostenere il finanziamento di questi movimenti; senza dubbio anche i rapporti e le campagne di informazione ci metteranno in guardia sulla barbarie della repressione russa contro questi popoli minoritari.

In sintesi, la fabbricazione di un consenso dell’opinione pubblica occidentale alla guerra di liberazione dei suoi popoli è all'ordine del giorno.

La tempistica del seminario è significativa: si tiene in un momento in cui gli Stati Uniti e i loro alleati europei sono costretti a riconoscere il fallimento della loro strategia in Ucraina. L’entità del sostegno finanziario e militare all’Ucraina ha avuto come unico risultato quello di prolungare la guerra senza alcuna speranza di fermare l’avanzata delle truppe russe.

Le sanzioni economiche contro la Russia la indeboliscono, ma non sono in grado di determinare un cambiamento nella sua strategia. Il riorientamento degli scambi economici della Russia è già in corso, con un notevole aumento delle importazioni e delle esportazioni con la Cina.

La politica di blocco e boicottaggio contro la Russia non è seguita dagli Stati africani, asiatici, latinoamericani e mediorientali. Persino l’Arabia Saudita, tradizionale alleato degli Stati Uniti, si è rifiutata di aumentare la propria produzione di petrolio e quindi di far scendere i prezzi mondiali del carburante a spese della Russia.

In breve, la strategia di accerchiamento della Russia si sta rivelando insufficiente e a ciò si aggiunge una crescente strategia di dislocazione.

Naturalmente, la maggior parte dei titoli dei media non suggeriva che questi eventi fossero degni di nota. In generale, sono stati semplicemente taciuti: fabbricare un’opinione è certamente un modo per gestire le notizie, ma è anche un modo per insabbiare qualsiasi notizia che riveli troppo chiaramente i reali obiettivi di una strategia imperialista.

Il vertice NATO e la guerra contro la Cina

L’ultimo vertice della NATO, tenutosi a Madrid dal 28 al 30 giugno, è stato l’occasione per un appello alla guerra contro la Cina. La politica della NATO è definita in un documento chiave chiamato “Concetto strategico”, rivisto l’ultima volta nel 2010, che non faceva riferimento alla Cina come pericolo.

Il Vertice di Madrid ha adottato un nuovo Concetto strategico che afferma: “Le ambizioni dichiarate e le politiche coercitive della Cina sfidano i nostri interessi e valori di sicurezza; l’approfondimento del partenariato strategico tra Pechino e Mosca e il loro reciproco tentativo di minare l’ordine internazionale basato sulle regole costituiscono una sfida agli interessi di sicurezza dei Paesi dell’Alleanza”.

Nel suo discorso al Vertice, il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha dichiarato: “La Cina sta sviluppando in modo sostanziale le sue forze militari, comprese le armi nucleari; vuole intimidire i suoi vicini e minaccia Taiwan; controlla i propri cittadini con tecnologie avanzate e trasmette le bugie e la disinformazione russa”.

Nel comunicato del governo francese che riporta il Vertice si legge: “Lavoreremo insieme responsabilmente come alleati per affrontare le sfide sistemiche che la Repubblica cinese pone alla sicurezza euro-atlantica”.

Le dichiarazioni bellicose di Madrid arrivano alla vigilia dell’ultimo vertice del G7, tenutosi in Germania il 26-28 giugno. Al vertice, i Paesi del G7 – Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti – hanno accusato la Cina di essere la causa delle difficoltà economiche globali.

Nel comunicato finale del vertice si legge: “Per quanto riguarda il ruolo della Cina nell’economia globale, continuiamo a consultarci su approcci collettivi anche al di là del G7 per affrontare le sfide poste dalle politiche e dalle pratiche non di mercato che distorcono l’economia globale; condanniamo le pratiche economiche sleali della Cina e ci impegniamo a lavorare insieme per sviluppare un approccio coordinato per garantire condizioni di parità per le imprese e i lavoratori”.

Gli Stati Uniti sono stati ovviamente i più virulenti contro la Cina, tanto che un funzionario statunitense ha dichiarato alla stampa all'inizio del vertice del G7: “I leader affronteranno anche il ruolo della Cina sulla ‘trappola del debito’ nei confronti dei Paesi a basso e medio reddito; devono inoltre impegnarsi ad accelerare i progressi sul lavoro forzato, con l’obiettivo di eliminare tutte le forme di lavoro forzato dalle catene di approvvigionamento globali, compreso il lavoro forzato sponsorizzato dallo Stato come lo Xinjiang”.

Il numero di volte in cui la Cina viene citata nel solo documento finale del G7 è significativo: il comunicato del G7 cita la Cina per ben 14 volte.

I due vertici della NATO e del G7 coincidono anche con la presentazione al Senato degli Stati Uniti di una proposta di legge per aumentare il sostegno a Taiwan sotto forma di 4,5 miliardi di dollari in assistenza alla sicurezza. Il disegno di legge prevede sanzioni contro la Cina in caso di “significativa escalation di azioni ostili verso o da Taiwan, che è un importante alleato non membro della NATO”.

Infine, il disegno di legge prevede anche un programma di addestramento per le forze armate taiwanesi al fine di garantire l’interoperabilità tra i due eserciti, da un lato, e la trasformazione della rappresentanza diplomatica di Taiwan a Washington in una quasi-ambasciata, dall’altro.

La reazione cinese al congresso NATO di Madrid non si è fatta attendere. Il 30 giugno, Zao Lijian, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, ha denunciato come “questo cosiddetto documento di ‘Concetto strategico’ della NATO ignora la realtà e presenta l’effetto inverso, in quanto la NATO si ostina a presentare la Cina come una sfida al sistema e a diffamare la politica estera cinese; la NATO sostiene di essere un’organizzazione regionale e difensiva, in realtà continua ad espandersi oltre il suo ambito regionale e le sue competenze per scatenare guerre e uccidere civili innocenti; le mani della NATO sono coperte dal sangue dei popoli del mondo”.

Ancora una volta i nostri media mainstream non hanno ritenuto necessario informare i loro lettori o ascoltatori di questa crescente minaccia contro la Cina orchestrata dagli Stati Uniti e convalidata dagli altri Paesi della NATO e del G7.

La conoscenza è un’arma e inizia dal sapersi informare. Speriamo che questa puntata abbia contribuito a questo necessario e urgente bisogno di informazione.

* sociologo e militante politico del Front Uni des Immigrations et des Quartiers Populaires (FUIQP), autore di diversi saggi tra cui: “La Tricontinentale. Les peuples du tiers-monde à l’assaut du ciel” (Syllepse, 2016), “Figures de la révolution africain. De Kenyatta à Sankara” (La Découverte, 2017) e “L’affaire Georges Ibrahim Abdallah” (Premiers matins de novembre, 2021).

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