L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 5 agosto 2022

Ci vuole coraggio ma è giusto trovarlo per guardare in faccia le pietose spiegazioni per cui l'Occidente ha distrutto e bombardato umanamente popoli e territori. Belgrado, Libia, Iraq, Siria. Il capolavoro è stato l'Afghanistan quando due aerei, 2 aerei, fanno crollare tre torri a New York l'11 settembre del 2001

La narrativa russa della guerra 7: la grande ipocrisia dell’Occidente
scritto da Luigi Gravagnuolo 3 Agosto 2022


L’Occidente opera davvero in difesa della libertà? o i suoi conclamati valori liberali e libertari fanno solo da copertura ai suoi interessi geo-politici ed economici globali?

Sentiamo l’opinione di Vladimir Putin, così come dal suo intervento del 24 febbraio scorso, giorno dell’invasione dell’Ucraina:

“[Gli Stati Uniti] senza alcuna autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, hanno condotto una sanguinosa operazione militare contro Belgrado, utilizzando aerei e missili proprio nel cuore dell’Europa. Diverse settimane di bombardamenti continui su città pacifiche, su infrastrutture essenziali. Dobbiamo rammentare questi fatti, perché alcuni colleghi occidentali non amano ricordare quegli eventi, e quando ne parliamo, preferiscono indicare non le norme del diritto internazionale, ma le circostanze, che interpretano come meglio credono.

Poi è giunta l’ora di Iraq, Libia e Siria. L’uso illegittimo della forza militare contro la Libia e lo stravolgimento di tutte le decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla questione libica hanno portato alla distruzione totale dello stato, creando un enorme focolaio di terrorismo internazionale e facendo precipitare il paese in un disastro umanitario e nell’abisso di una lunga guerra civile che continua ancora oggi. La tragedia che ha condannato centinaia di migliaia, milioni di persone non solo in Libia, ma in tutta la regione, ha creato una migrazione di massa dal Nord Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa.

La Siria ha dovuto subire la stessa sorte. L’azione militare della coalizione occidentale in quel Paese senza il consenso del governo siriano e l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU non è altro che un’aggressione, un intervento.

Tuttavia, in questo elenco occupa un posto speciale anche l’invasione dell’Iraq, avvenuta naturalmente senza alcuna base giuridica. Il pretesto era che gli Stati Uniti erano in possesso presumibilmente di informazioni affidabili sulla presenza in Iraq di armi di distruzione di massa. Per dimostrarlo pubblicamente, davanti a tutto il mondo, il Segretario di Stato americano ha agitato una provetta con polvere bianca, assicurando a tutti che si trattava dell’arma chimica sviluppata in Iraq. E poi si è rivelata una montatura, un bluff: non c’erano armi chimiche in Iraq. Incredibile, sorprendente, ma il fatto rimane. Ci sono state bugie al più alto livello statale e dall’alto scanno dell’ONU. Il risultato: perdite enormi, distruzione e un’incredibile ondata di terrorismo”.

All’elenco di Putin i filorussi nostrani aggiungono il golpe di Pinochet in Cile contro il legittimo governo di Salvador Allende, il sostegno ai vari caudillos latinoamericani, tra i quali il famigerato generale argentino Jorge Videla; andando ancora indietro, il Vietnam e la rivoluzione cubana di Fidel Castro, salvata dallo schieramento dei missili russi. Ancora rinfacciano all’Occidente come nei giorni scorsi, alla ricerca di alleati contro Putin, Joe Biden non abbia esitato a stringere la mano al principe saudita Mohammed Bin Salman, da molti ritenuto il mandante dell’assassinio del giornalista di opposizione Jamal Kashoggi. Arabia Saudita, dove vigono la pena di morte per blasfemia, la più cupa oppressione del genere femminile, la totale assenza di libertà politiche e civili, il razzismo. In molti ci ricordano ancora la Palestina, altri ancora i vari dittatori africani presso i quali i diversi leader europei sono andati in pellegrinaggio per questuare forniture di gas e di idrocarburi. E l’elenco potrebbe ulteriormente dilatarsi.

Non c’è da girarci troppo attorno, quando sono in discussione i propri interessi, sia quelli economici che quelli geo politici, l’Occidente non ci va troppo per il sottile e facilmente dimentica i suoi stessi valori. È la ragion di stato, di qui non si sfugge. L’intreccio tra interessi e valori è inestricabile. Ma sulla vicenda russo-ucraina qualche questione di merito va posta per non cadere in un relativismo fuorviante.

Nella narrazione putiniana di cui sopra ci sono inesattezze palpabilmente strumentali. Ad esempio, quando parla della Libia e della Siria, dove la Federazione russa ha messo tenda recentemente, è del tutto evidente che le sue parole sono rivolte ai settori delle due società, ed alle loro rispettive classi dirigenti, che garantiscono la permanenza in loco e la tutela degli interessi del Cremlino alle truppe russe. A quelle ‘regolari’ ed a quelle del Gruppo Wagner. Come pure è falso che l’intervento della NATO nel Kossovo e quello degli euroatlantici in Libia siano stati orditi a tavolino ed a spregio delle risoluzioni ONU al solo scopo di sovvertire i governi legittimi di quei Paesi.

Intanto l’ONU legittimò quegli interventi, sia in Libia (Risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU n° 1973 del 17 marzo 2011), che in Kossovo (Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 10 giugno 1999, votata da 14 membri su 15 con un solo astenuto). Ma il punto di fondo è un altro: nella visione del mondo di Putin non trova spazio la libertà dei popoli. A suo avviso tutte le rivolte, le rivoluzioni, le mobilitazioni popolari del mondo sono state e sono frutto di cospirazioni. Finanche la Rivoluzione d’ottobre del 1917, a suo avviso, fu in realtà un mero colpo di stato ordito dal Reich tedesco, che si servì del suo ‘agente’ Vladimir Lenin. Così le primavere arabe, e le rivoluzioni arancioni dell’Est Europa, la piazza di Euromaidan su tutte: tutte congiure finanziate ed organizzate dall’avido Occidente russofobo ed islamofobo.

Insomma, dal punto di vista di Putin, i popoli in quanto tali sono privi di autonoma autocoscienza e di capacità di autodeterminazione, mere masse di manovra dei poteri forti. C’è pertanto un solo modo per garantire la pace nel mondo: che le principali potenze si spartiscano il pianeta in zone di rispettiva influenza.

Ed invece, prima e più ancora delle mire geopolitiche dell’Occidente, a questi disegni si oppongono i popoli, che spesso e volentieri, ed in piena autonomia, si ribellano ai loro despoti. Vuoi che siano supportati dall’Occidente, vuoi che lo siano dalla Russia o dalla Cina.

Ricordo bene i giorni della primavera libica, i giovani influencer che sui social aggiravano la censura e si battevano per la libertà contro la spietata, crudele, inumana tirannia di Gheddafi. Diciamocela tutta, all’Occidente sarebbe stato più che bene un Gheddafi stabilmente al potere, dopo tutto con lui gli affari andavano a gonfie vele. Ma quel regime implose al suo interno e, a fronte della sua disgregazione e della conseguente guerra civile, l’ONU e le potenze più presenti nel Mediterraneo si posero il problema della sua pacificazione, purtroppo rivelatasi più problematica del desiderato. Perché sono subentrati gli interessi concorrenti tra gli stessi euroccidentali ed anche per le ingerenze delle altre potenze. E già, perché non è che la Russia, l’Egitto, la Turchia e finanche la Cina se ne siano stati a guardare, com’è d’altronde ovvio in geo-politica.

A sobillare i popoli dei Paesi arabi, più dei dollari e dei provocatori americani, fu il modello delle società euroccidentali, conosciute dalle tv e dai social e vissute direttamente, specie dagli immigrati in UE e negli USA e dai giovani che vi si recavano a perfezionare i propri studi. Società quelle euroccidentali, con le loro contraddizioni ed ingiustizie, ma vivaddio libere, in cui si può esprimere il proprio pensiero senza tema di essere torturati, o avvelenati, o incarcerati, dove uno che nasce povero ha la possibilità di salire i gradini della scala sociale, dove vige un welfare solidale, più o meno efficiente ed equo a seconda dei singoli Paesi, ma che ovunque si fa carico dell’istruzione, della salute, dell’assistenza e della previdenza dei propri cittadini. Fu il desiderio della libertà a spingerli alla rivolta. E sarà sempre l’aspirazione ad una vita più libera e più giusta, in sintesi alla felicità, ad infiammare gli animi di quanti aborrono dalla servitù.

E non sono stati gli USA e la NATO ad essersi spinti verso Est minacciando la Federazione russa; sono stati i Paesi dell’Est a chiedere alla NATO di porsi a loro difesa contro la volontà di Putin di soggiogarli.

Infine – ed è di lampante evidenza – non sono stati gli Ucraini col supporto della NATO ad invadere la Russia; è vero esattamente il contrario. A fronte di tale invasione, col suo terrificante corollario di stragi, l’Occidente aveva due possibilità: o fare come quei cittadini di Civitanova Marche, che hanno assistito all’omicidio di Alika Ogorchukwu, riprendendolo col telefonino senza muovere un dito in sua difesa; ovvero intervenire per cercare di fermare l’aggressore.

Il 24 febbraio l’Occidente ha deciso di non stare a guardare ed è intervenuto in difesa del popolo aggredito. Giusto così.

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