L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 19 agosto 2022

Dobbiamo rendere efficienti le NOSTRE Forze Armate

LETTERA A DIFESA ONLINE: "LA CENERENTOLA DELLE FORZE ARMATE"


17/08/22

L’esame comparato delle dotazioni di sistemi d’arma delle nostre tre Forze armate rivela una grave squilibrio. Mentre l’Aeronautica e la Marina hanno armamenti in gran parte moderni e spesso anche tra i migliori disponibili in ambito NATO, l’Esercito, all’opposto, è malamente equipaggiato ed in pochi settori regge il confronto non dico con l’U.S. Army, ma almeno con gli eserciti delle principali potenze europee.

Allo stato dell’arte sono: i missili controaerei a lungo raggio (SAMP-T), la componente elicotteristica, le armi leggere, gli autocarri logistici, le blindo pesanti, alcuni sistemi d’artiglieria (MLRS e Pzh-2000).

Gravi lacune evidenzia, invece, la componente corazzata, con i carristi e bersaglieri ridotti quasi a piedi, data la scarsa efficienza e le scadenti prestazioni dei mezzi in linea (Ariete e Dardo). La massa dei gruppi d’artiglieria è armata col cannone FH70, in servizio da 50 anni e ormai solo in Italia (e in Ucraina), per non parlare dell’obice da 105/14 adottato nel 1956. L’artiglieria manca poi di droni che nella guerra tra Russia ed Ucraina stanno facendo miracoli.

Il genio è privo di capacità di superamento di campi minati estesi. L’artiglieria controaerei manca di semoventi in grado di proteggere colonne di mezzi in movimento da attacchi aerei a bassa quota (gli Stinger sono pochi e non dispongono di sistemi elettronici di allarme e avvistamento). Anche le armi antidrone latitano e quelle in servizio sono solo a livello sperimentale.

La massa della fanteria e della cavalleria si muove su mezzi leggeri poco protetti ed armati (Lince, Puma e BV-206) per l’impiego in contesti di guerra convenzionale ad alta intensità e nel confronto con forze corazzate. Ancora fanteria e cavalleria sono prive di droni e di loitering munition.

Tali lacune d’armamento sono dovute essenzialmente agli scarsi fondi assegnati all’Esercito nell’ultimo decennio, in cui Marina ed Aeronautica hanno fatto la parte da leone nelle assegnazioni di bilancio.

Rivolgo pertanto queste domande ai vertici della Difesa: perché i piloti volano su F-35 e Typhoon e i marinai manovrano su fregate FREMM, portaerei Cavour e sommergibili U-212, tutti sistemi all’avanguardia, mentre carristi e bersaglieri muovono invece su corazzati tra i peggiori in assoluto dell’arsenale alleato? Perché questa sperequazione a danno dell’Esercito? Cosa intendono fare per rimediare immediatamente a tali deficienze senza aspettare programmi di miglioramento dei mezzi in servizio che prevedono tempi molto lunghi e risultati incerti?

F. C.

Gentile lettore, grazie il contributo di pensiero. Voglio rispondere in attesa che la politica, per l'ennesima volta, non faccia o non voglia fare la sua parte.

Quella tra singole forze armate - è importante sottolinearlo - non è una competizione, è una guerra fra poveri! Ne consegue che, chi riceve una mezza porzione di minestra, a chi stringe la cinghia appaia come un "nababbo" ed il mezzo cracker che si ritrova in mano (pagato magari quanto un intero pasto) un consolante "stato dell'arte".

Non voglio entrare qui nel merito dei singoli armamenti o sistemi d'arma, lascio questa parte ad altri spazi di approfondimento, tuttavia a più di un lettore sentirli definire "all'avanguardia" avrà fatto alzare un sopracciglio...

La speranza è nei vertici della Difesa? Certamente! Ma temo che fintanto che verrà chiamata "politica" (e non altro!!!) la dilazione di quattro anni sull'impegno preso da molti governi (era fissato al 2024 ora al 2028) per il raggiungimento del 2% di spese dedicato alla Difesa - decisione attuata "paradossalmente" (?) a causa della guerra in Ucraina - dovremo rassegnarci all'agonia domestica ed alla costante decadenza (leggi "umiliazione") internazionale.

Qui non c'è da cambiare per l'ennesima volta un governo, c'è da rifare un intero Paese!

Andrea Cucco

Foto: U.S. DoD

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