L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 29 agosto 2022

Francia e Germania erano garanti dei accordi di Minsk, ma dietro le spalle invitavano Zelensky a non tenerli in conto la casacca del clown è pienamente meritata



L’Europa intrappolata da una banda di pagliacci



La città dell’Aia, sede del governo olandese, ha chiesto di poter derogare dalle sanzioni e continuare ad acquistare gas russo da Gazprom perché non è riuscita per il momento a trovare altri fornitori e ha avvisato la cittadinanza che se anche nuovi venditori verranno individuati i prezzi subiranno un aumento molto forte: probabilmente non c’è esempio migliore del vicolo cieco in cui si è andata a cacciare l’Europa che mentre vede salire vertiginosamente la bolletta energetica che mette in grave pericolo la sua industria, oltre che le famiglie, deve assistere al fatto che la Russia non è stata affatto piegata e oggi esporta il 38 per cento in più di prodotti energetici. Che Mosca non avrebbe avuto grandi difficoltà a trovare contratti sostitutivi per i propri prodotti energetici era abbastanza prevedibile conferendo perciò alle sanzioni uno stigma di inutilità visibilissimo, ma pochi avevano immaginato che la sola aspettativa di un’Europa fuori dai giochi e dunque di una maggiore disponibilità ha fatto scatenare molte economie asiatiche che comprano a qualsiasi prezzo. E questo già prefigura a cosa andremo incontro nel prossimo futuro, così come prefigura una totale marginalità del continente.

Il vero problema però è che non si può tornare indietro anche volendo: Mosca in termini ufficiosi, ma chiari ha fatto sapere che ci sono solo due soluzioni per la guerra dopo che l’occidente è intervenuto come co belligerante: il pieno raggiungimento degli nuovi obiettivi, ossia la liberazione del Donbass e di tutte le altre aree russofone, ovvero (tutta la fascia costiera fino a Odessa e la riduzione dell’ Ucraina a un piccolo stato più controllabile e meno soggetto alla guerriglia che Washington vorrebbe instaurare, oppure un colpo di stato in Ucraina che rovesci l’attuale regime e riconosca in pieno la sovranità russa sulle aree del Paese già di fatto sottratte alla sovranità di Kiev. Come si può vedere la Russia sta offrendo agli americani una via d’uscita: un rovesciamento del regime ucraino e la sua sostituzione con un nuovo governo che tratti con Mosca ed evita agli Usa  l’onta della sconfitta. Non so se questo suggerimento verrà colto o meno, ma in tutto questo l’Europa non entra nemmeno di striscio: i rappresentanti russi a vari livelli già da settimane e segnatamente dopo l’assassinio di Darja Dugina, hanno fatto intendere di non prendere nemmeno in considerazione l’idea di negoziare qualsiasi cosa Bruxelles perché l’ Ue intanto ha dimostrato di non avere alcuna autonomia rispetto a Washington e dunque conta meno di zero e poi perché gente che dice di voler rifiutare qualsiasi cosa russa per poi lamentarsi che la Russia non gli dà ciò di cui ha bisogno, è equiparabile a un gruppo di pagliacci del tutto inaffidabili. D’ altronde se si pensa che Francia e Germania erano garanti dei accordi di Minsk, ma dietro le spalle invitavano Zelensky a non tenerli in conto la casacca del clown è pienamente meritata. Con simili personaggi parlare è solo una perdita di tempo e in ogni caso Mosca sta aspettando che gli attuali governi europei cadano uno dopo l’altro in conseguenza della loro tracotante stupidità e del fatto di aver impoverito in maniera drammatica la propria popolazione per appoggiare un regime nazista. Forse quando questo sarà accaduto si potrà tornare a parlare. Per questo è importante far sentire anche col voto tutta la distanza che passa tra gli attuali assetti politici e i cittadini.

Ma nel frattempo è possibile per non dire probabile, come ho accennato in un post precedente, che Mosca identifichi il regime di Kiev come governo terrorista potendo perciò far cessare immediatamente qualsiasi fornitura a quei Paesi che appoggiano il terrorismo: le regole pasticciate fabbricate dagli Usa per i propri interessi e nella convinzione di essere gli unici a poter dichiarare sanzioni e comminare punizioni, adesso serviranno a stendere a tappeto l’Europa. Talmente a tappeto che probabilmente la Ue , sottoposta a torsioni insopportabili, finirà per implodere dopo almeno 15 anni di ventilazione forzata: troppo diversi gli interessi, le situazioni, le economie, completamente saltati i rapporti di forza e gli assetti che hanno sostenuto fino ad ora l’euro. Alla fine si scoprirà che l’Europa è stato solo un progetto elitario (oltre che funzionale agli interessi di Washington) ma non è stato capace di creare alcuna reale integrazione fra i Paesi, anzi ha distrutto quella che già c’era.

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