L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 31 agosto 2022

Gli Stati Uniti come sempre prima creano l'inflazione e poi la combattono esportandola in tutto l'Occidente. La Bce vaso di coccio, impossibilitata di fare una politica monetaria valida per diciannove paesi si barcamena. L'Italia va a rotoli e nella caduta potrebbe trascinarci l'Euro e il suo Progetto Criminale. Difficile che lo permettono, sono disposti a togliergli il poco sangue rimastogli, Grecia docet

Il discorso di Powell che rischia di mettere KO l’euro e i BTp
Il discorso di Jerome Powell della Federal Reserve minaccia ancora di più il cambio euro-dollaro e i titoli di stato italiani
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 29 Agosto 2022 alle ore 06:24


Jackson Hole è una cittadina nel nord-ovest del Wyoming, uno stato con meno di 600.000 abitanti, ma che a fine agosto diventa il centro delle attenzioni di tutta la finanza internazionale. Qui, si tiene il simposio delle banche centrali organizzato dalla Federal Reserve. In questa vallata amena, i principali governatori spiegano le loro future mosse di politica monetaria. E quest’anno Jerome Powell non ha deluso quanti si attendevano novità dall’evento. La BCE non vi ha partecipato ai massimi livelli. Il governatore Christine Lagarde ha mandato in sua vece la tedesca Isabel Schnabel, consigliere esecutivo. Forse per non sbottonarsi troppo circa le prossime misure di Francoforte, forse perché molto più prosaicamente sarebbe in vacanza.

Il discorso di Powell sui tassi FED

Ad ogni modo, Powell ha tenuto nel fine settimana un discorso breve e molto importante per delineare quale sarà il percorso della stretta monetaria negli USA. Ha confermato che l’obiettivo principale dell’istituto sarà di riportare l’inflazione americana al target del 2% dall’8,5% di luglio. Per farlo, ha spiegato, ha già preso in considerazione un certo impatto negativo sulla prima economia mondiale. L’alternativa, ha precisato, sarebbe più dolorosa per la stessa.

Egli ha fatto presente che nel 1979 l’allora governatore Paul Volcker sostenne che “l’inflazione in parte di autoalimenta, per cui parte del lavoro per tornare a un’economia più stabile e produttiva consiste nel controllare le aspettative d’inflazione”. E “più l’inflazione perdura, maggiori le probabilità che attecchiscano aspettative d’inflazione più alte”. Un discorso molto da “falco”, contrariamente alle speranze di parte del mercato, che cerca un qualche appiglio per tornare a comprare azioni sull’attesa di una stretta sui tassi FED meno intensa.

Tempesta perfetta per l’euro

La FED ha alzato già i tassi d’interesse quattro volte quest’anno: di 25 punti base (0,25%) a marzo, 50 ad aprile e 75 sia a giugno che a luglio. Li ha così portati al 2,50% e, a questo punto, a settembre dovrebbe alzarli ancora al 3,25%. Nel frattempo sta già diminuendo il bilancio dai 9.000 miliardi di dollari a cui era arrivato nella primavera scorsa. Con queste mosse, il dollaro si è rafforzato mediamente contro le principali valute mondiali del 13% quest’anno. Il cambio euro-dollaro è sceso sotto la parità per la prima volta in venti anni. Dopo il discorso di Powell, possiamo affermare che non sarebbe finita.

La BCE ha dinnanzi a sé due strade: ignorare le parole pronunciate dal primo governatore centrale nel mondo o reagire inasprendo la propria retorica “hawkish”. Nel primo caso, il cambio euro-dollaro collasserebbe ulteriormente, accentuando l’inflazione tramite l’aumento dei costi per i prodotti importati. Nel secondo caso, a restare vittime della linea più dura di Francoforte sarebbero i titoli di stato italiani. In assenza di un vero scudo anti-spread illimitato, automatico e incondizionato, un rialzo dei tassi più veloce sarà percepito sui mercati come un contraccolpo duro per le finanze dei paesi del Sud Europa particolarmente indebitati. E ciò spingerà i fondi speculativi a vendere BTp e Bonos.

BCE al bivio tra inflazione e crisi economica

Sta già accadendo da mesi, tant’è che il Financial Times ha pubblicato un articolo nei giorni scorsi, in cui fa presente che vi sarebbero vendite allo scoperto ai danni dei BTp per 39 miliardi di euro, mai così tante dal 2008. Una tempesta perfetta per l’Eurozona, alle prese con alta inflazione, rallentamento dell’economia e crisi energetica. Qualunque cosa faccia, Lagarde rischia di sbagliare. E a rimetterci le penne sarebbero famiglie e imprese, se non gli stessi governi. L’euro è più a rischio che mai rispetto all’ultimo decennio. Powell ha spento quel barlume di speranza che ancora dimorava nell’Eurozona circa la mancata necessità di inasprire più velocemente le condizioni monetarie. Ma senza un intervento deciso al board di settembre, la BCE potrebbe perdere il controllo della stabilità dei prezzi e, ancor prima, la sua credibilità.

Nessun commento:

Posta un commento