L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 10 agosto 2022

Inflazione nascosta da due anni e mezzo di covid un attimo di tregua ed è ritornata con forza e decisione in commistione con la guerra, alleate nell'igiene del mondo

UK ECONOMIA EMERGENTE?/ L’analisi che calza a pennello per Italia e Ue
Pubblicazione: 10.08.2022 - Paolo Annoni
In un report Saxo Bank evidenzia che la Gran Bretagna somiglia a “un Paese con un’economia emergente”. Lo stesso può dirsi per l’Ue

(LaPresse)

Ieri Saxo Bank è salita agli onori della cronaca dopo aver concluso in un report che la Gran Bretagna somiglia sempre di più a “un Paese con un’economia emergente” come l’India o il Brasile, l’Egitto o le Filippine. Tra le caratteristiche che la Gran Bretagna ha in comune con i Paesi emergenti rientrano l’instabilità politica, le interruzioni delle forniture di beni, la crisi energetica e un’inflazione galoppante. L’unica caratteristica che per il momento separa Londra da un Paese emergente è la crisi valutaria.

Per usare le parole di Saxo Bank, “quello che non ha fatto la Brexit da sola è stato ottenuto dalla Brexit insieme al Covid e all’inflazione elevata. L’economia inglese è a pezzi”. La banca continua scrivendo che un lavoratore che è entrato nel mercato del lavoro nel 2009 oggi affronta “un’economia di salari deboli, nessuna prospettiva di acquistare una casa, due anni di socializzazione persi a causa del lockdown, bollette e affitti oscenamente costosi e oggi una lunga recessione. Questo porterà a ulteriore povertà e disperazione”.

Quello che Saxo Bank dice della Gran Bretagna è sostanzialmente vero per tutta l’Europa continentale. L’inflazione è ai massimi degli ultimi 40 anni e anche se dovesse rallentare rimarrebbe comunque a livelli sostenuti, la valuta, si pensi all’euro, si indebolisce, le catene di fornitura saltano e i salari o il mercato del lavoro sono strutturalmente condannati a non tenere il passo dei costi.

Comprare casa è un miraggio per molti degli ultimi entrati sul mercato del lavoro, le bollette sono salite di quasi il triplo rispetto all’anno scorso e l’inverno non è ancora iniziato. Il paragone fatto da Saxo Bank sembra azzardato o esagerato semplicemente perché persiste la convinzione che gli sviluppi in atto siano temporanei e le loro conseguenze destinate a rientrare. Invece è avvenuto un cambio di paradigma di cui si avvertono le prime avvisaglie e che ha le conseguenze descritte da Saxo Bank che “appiccica” alla situazione attuale una definizione calzante.

La principale questione politica, nel senso più ampio del termine, è che si continua ad assumere che ci si possa permettere i lussi di un Paese con un’economia matura e benestante. Si finge che non sia successo niente e si continua con la transizione energetica, norme ostili all’impresa, nella convinzione che l’industria sia scontata a prescindere dal contesto, un apparato burocratico immutato nella dimensione e nei costi e così via.

Se si prendesse coscienza che l’Italia, per esempio, è tornata un Paese in via di sviluppo si potrebbe onestamente intavolare un dibattito su cosa serve per tornare al benessere perduto; un benessere che oggi continua in modo sempre più precario solo per i risparmi, conti correnti e case, che vengono mangiati da un’inflazione galoppante su cui le banche centrali possono poco.

La rottura delle catene di fornitura globale che avevano garantito prodotti a bassissimo costo fatti con norme ambientali e tutele lavorative inesistenti non è temporanea. L’impossibilità di approvvigionarsi di petrolio e gas economici russi durerà tanto quanto la guerra iniziata con la Russia a meno di un cambio di approccio che oggi sembra impossibile. Prendere coscienza di quello che è successo è condizione necessaria per provare a ribaltare la situazione. Continuare ad assumere, contro ogni evidenza, che non è successo niente e che siamo ancora un Paese ricco e sviluppato, senza gas o elettricità, è pericoloso economicamente e ancora di più socialmente.

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