L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 12 agosto 2022

L'economie della Cina e degli Stati Uniti sono interconnesse e ora gli statunitensi devono rimodulare i dazi scaduti

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Gli Stati Uniti abbassano la cresta con la Cina, via i dazi

di Stefano Porcari



Potrebbe non esserci un nesso dichiarato, ma le manovre militari della Cina intorno a Taiwan e la brusca caduta delle relazioni tra Pechino e Washington, avrebbero spinto l’amministrazione Biden a prendere in esame l’idea di eliminare alcuni dazi nei confronti di Pechino o potenzialmente imporne altri. A luglio sono scaduti i dazi imposti dall’amministrazione Trump alla Cina e la Casa Bianca adesso deve decidere se revocarli o rinnovarli.

Si tratta comunque di una decisione piuttosto complessa. Lo staff del presidente Usa Joe Biden sta studiando da mesi il come alleviare le ripercussioni sull’economia statunitense dei dazi imposti alle importazioni cinesi durante il mandato di Trump, soprattutto nel tentativo di ridurre l’inflazione che sta colpendo gli Usa nonostante gli ultimi dati indichino un raffreddamento dell’aumento.

Biden, secondo fonti della Reuters, ha preso in considerazione una combinazione tra l’eliminazione di alcuni dazi, l’avvio di una nuova Sezione 301 nella quale inserire tariffe aggiuntive e l’ampliamento di un elenco di esclusioni tariffarie per aiutare le società statunitensi che possono ottenere determinate forniture solo dalla Cina. Al momento tutte le opzioni rimangono sul tavolo, ha affermato la Casa Bianca.

Quale sia il nesso con la durissima reazione di Pechino alla visita della presidente della Camera degli Stati Uniti Nancy Pelosi la scorsa settimana a Taiwan da un lato è piuttosto evidente, dall’altro le interconnessioni tra le due economie ha innescato un ricalcolo da parte dei funzionari dell’amministrazione statunitense, ansiosi di non fare scelte che potrebbe essere valutate dalla Cina come un’escalation ma allo stesso tempo evitare di essere ritenuti come quelli che si ritirano di fronte alla reazione cinese.

“Il presidente non aveva preso una decisione prima degli eventi nello Stretto di Taiwan e non ha ancora preso una decisione. Per ora tutte le opzioni rimangono sul tavolo”, ha affermato il portavoce della Casa Bianca Saloni Sharma. “L’unica persona che prenderà la decisione è il presidente e lo farà in base a ciò che è nel nostro interesse”.

Alla domanda sul perché una decisione impiegasse così tanto tempo, la segretaria al Commercio Gina Raimondo ha fatto riferimento alla complicata situazione geopolitica.”Dopo la visita del presidente Pelosi a Taiwan, è particolarmente complicato. Quindi il presidente sta valutando le sue opzioni. È molto cauto. Vuole assicurarsi che non facciamo nulla che danneggerebbe i lavoratori americani”, ha detto in un’intervista a Bloomberg TV ripresa da Milano Finanza.
Il giornale economico italiano rammenta come l’amministrazione Trump avesse approvato l’esclusione dai dazi relativi a oltre 2.200 categorie di importazione, inclusi molti componenti industriali e prodotti chimici critici, ma quelle misure sono scadute quando Biden è entrato in carica nel gennaio 2021.

La rappresentante commerciale degli Stati Uniti Katherine Tai ne ha ripristinate solo 352 su 2.200. Ma molti gruppi industriali statunitensi e 140 congressisti l’hanno esortata ad aumentare notevolmente i prodotti cinesi da esentare dai dazi

Le industrie statunitensi, in settori come elettronica di consumo, settore automotive e aerospaziale da tempo chiedono con forza a Biden di eliminare i dazi fino al 25%, mentre fanno i conti con l’aumento dei costi e con le forniture limitate. Inoltre, come scrivevamo ieri, la minaccia che anche le forniture da Taiwan possano subire contraddizioni a causa della tensione con la Cina, sta seminando il panico sia nelle industrie negli Usa che in quelle che in questi decenni hanno delocalizzato le loro produzioni a Taiwan e in Cina.

Secondo Milano Finanza, alcuni alti funzionari dell’amministrazione, tra cui il segretario al Tesoro Janet Yellen, avevano affermato che i dazi erano stati imposti su beni di consumo “non strategici” che avevano aumentato inutilmente i costi per consumatori e imprese e la loro rimozione potrebbe aiutare ad alleviare l’inflazione dilagante.

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