L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 12 agosto 2022

Ma gli Usa e l’occidente in generale escono dalla vicenda dell'Ucraina così visibilmente sconfitti da non poter ammettere la sconfitta e hanno bisogno di qualcosa per simulare simbolicamente una qualche vittoria

Ucraina, la guerra e la rapina del territorio agricolo


Secondo la maggior parte degli osservatori solo la parte in giallo chiaro rimarrebbe come stato ucraino. Mentre sulla Galizia (i verde) solo una parte resterebbe attaccata a Kiev.


Cosa resterà dell’Ucraina quando la Russia avrò inglobato i territori russofoni ? All’inizio della campagna tutto sembrava più semplice: la Russia era intenzionata a liberare il Donbass in maniera da evitare il bombardamento delle popolazioni civili da parte dei fanatici di Kiev e comunque il continuo assillo di un’ invasione. Probabilmente Mosca pur avendo anticipato le mosse delle sanzioni, non poteva credere che l’occidente fosse così pazzo da voler continuare ad oltranza la guerra fornendo anche armi a lunga gittata (per altro gestite direttamente da personale Nato) per cui adesso, una volta superata la linea fortificata che gli ukronazi stanno costruendo da otto anni, i russi saranno costretti ad andare avanti al minimo fino al Dneper, ma anche molto oltre visto che l’Ucraina non ha più i mezzi per poter combattere in campo aperto e dovrebbe praticamente cedere tutto il territorio. Kiev compresa. In realtà Mosca non avrebbe alcun bisogno di andare oltre perché le aree russofone sono anche quelle di gran lunga più ricche dal punto di vista minerario ( soprattutto litio e terre rare) o industriale, mentre ai di certo russi non serve altro spazio vitale, tuttavia il pericolo di essere bombardati a distanza con le armi della Nato, di essere ostaggio di esaltati che intendono colpire le centrali nucleari o di trovarsi a gestire un Paese dove l’alleanza atlantica soffia sulla guerriglia, spinge verso la creazione di un’Ucraina ridotta al minimo e troppo piccola per rappresentare un grosso problema. E che anzi a quel punto sarebbe esposto alle mire degli attuali amici e della Polonia in particolare. Questo in qualche modo finirebbe per spostare il fulcro del problema, dalla Russia ai vicini occidentali.

Qui però si situa una delle possibili biforcazioni della guerra perché una delle ricchezze di base dell’Ucraina, la sua famosa terra nera che permette raccolti abbondanti anche usando minime quantità di fertilizzanti, è stata comprata per quattro soldi dalla compagnie occidentali, Monsanto, Cargill, Dupont e altre società tra anche una cui partecipa Bill Gates che peraltro è diventato anche il maggior proprietario terriero degli Usa. Non si tratta di appezzamenti per quanto vasti, ma a quanto pare del 28 % della superficie agricola del Paese, 17,2 milioni di ettari su circa 60 milioni. Tanto per offrire un paragone si tratta di un’area notevolmente superiore all’intera superficie agricola italiana che non arriva a 13 milioni di ettari e di una superficie territoriale superiore a quella presa dai russi. Ora non possiamo sapere dove si trovino esattamente queste terre né se sono state già acquistate ( questo è accertato su “soli “3,5 milioni di ettari, metà valle pagana comunque) o “prenotate” o gestite in un regime che potrebbe ricordare al contrario l’enfiteusi. Di certo costituiscono il cuore dell’agricoltura ogm fuori dal Nord America con il compito strategico di diffondere in tutta l’Europa e parte dell’Asia tale pratica. A questo punto, visto che i colossi dell’agricoltura industriale che vogliono trasformare la natura stessa in una proprietà privata brevettata, fanno parte della governance reale statunitense, occorre capire quanto e come un’avanzata in grande stile della Russia potrebbe danneggiare queste attività e se questi potentati faranno qualcosa per fermare le operazioni prima di mettere a rischio il proprio investimento. Dopotutto a Washington converrebbe cominciare a parlare di pace, ora, quando una consistente parte dell’Ucraina può ancora rimanere aggregata. Ma gli Usa e l’occidente in generale escono da questa vicenda così visibilmente sconfitti da non poter ammettere la sconfitta e hanno bisogno di qualcosa per simulare simbolicamente una qualche vittoria, tipo un viaggio della Pelosi che per il regime di Taiwan è stato davvero l’inizio della fine come sempre capita ai servi troppo zelanti degli Usa. Ho però l’impressione che non appena superate le ultimi fortificazioni a est – e magari inscenata un’altra tragica commedia come quella di Bucha- con le truppe russe sul sacro suolo di Monsanto, si parlerà di pace.

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