L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 3 agosto 2022

Solo dei VERI imbecilli possono pensare che la Bce possa fare una politica monetaria unica che vada bene per diciannove paesi con interessi contrapposti. E' un continuo rincorrere a mettere pezze

Bond Grecia e Italia, ecco cos’è successo nell’ultimo mese e mezzo
I rendimenti dei bond in Grecia e Italia sono scesi parecchio dalla metà di giugno, ma ecco il diverso andamento tra i due paesi
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 02 Agosto 2022 alle ore 06:34


Sud Europa in affanno con il rialzo dei tassi BCE anticipato dal mercato già da diversi mesi. L’area più indebitata dell’Eurozona, almeno sul piano pubblico, non può che risentire negativamente dell’aumento del costo del denaro. L’apice delle tensioni si è avuto alla metà di giugno, quando la BCE fu costretta a tenere un board d’emergenza per annunciare il varo di uno scudo anti-spread. Di lì in avanti, complici i timori su una possibile recessione economica nell’Eurozona, la situazione è andata gradualmente migliorando. I rendimenti dei bond in Grecia come in Italia sono scesi, segno che l’annuncio a sorpresa di Francoforte ha colto nel punto.

Il 14 giugno scorso, il bond della Grecia a 10 anni offriva il 4,66%. In Italia, il BTp decennale arrivò al 4,22%. I dati della chiusura di quella seduta ci dicono che allora lo spread era intorno ai 45 punti base o 0,45% a favore dell’Italia. Ieri, invece, il decennale ellenico viaggiava al 2,93% e quello italiano al 3,03%. Lo spread era di una decina di punti a favore di Atene. Cos’è successo nel frattempo per giustificare questa inversione del ruoli? In Italia è caduto il governo Draghi e si va ad elezioni il prossimo 25 settembre. La Grecia voterà, salvo sorprese, tra un anno.
Bond Grecia, spread in calo sul tratto lungo

Sul tratto lungo della curva, però, il vantaggio dell’Italia resta. Il 14 giugno scorso, il bond della Grecia a 30 anni rendeva il 5,62%, in Italia il 4,80%. Spread a favore di Roma per un’ottantina di punti base, oltre 0,80%. Ieri, 3,89% il primo e 3,42% il secondo. Spread in restringimento sotto i 50 punti o 0,50%. In altre parole, il rischio sovrano per Atene è percepito relativamente meno elevato per il medio-lungo periodo, ma più elevato per il lunghissimo periodo.

E ciò dipende dal fatto che la Grecia possiede una trentina di miliardi di liquidità disponibile per finanziarsi da qui ai prossimi anni. E circa l’80% del suo debito pubblico è in mano ai creditori pubblici europei. I creditori privati hanno già dato con la ristrutturazione del debito nel 2012. Resta il fatto che Atene abbia un debito attorno al 200% del PIL. Alla lunga, la normalizzazione monetaria graverebbe sui suoi conti pubblici, intaccando l’obiettivo di un deficit nullo o, addirittura, di un avanzo di bilancio nel lungo termine. Entrambe le economie stanno venendo premiate dal boom del turismo dopo due anni pieni di pandemia. E ciò sta dando una mano ai rispettivi bond sovrani in questa fase così delicata sui mercati.

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