L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 10 agosto 2022

Stati Uniti e sionisti tracotanti e prepotenti, perpetuano omicidi, almeno i mafiosi non si nascondono dietro alle foglie di fico della libertà e democrazia. Ricordiamo, prima di tutto a noi stessi, che lo possono fare e lo fanno con chiunque con qualsiasi scusa. Anche il cittadino, politicamente corretto, può incappare nelle maglie della giustizia sommaria

Stati Uniti - Israele: accomunati da un insolito vizietto nel nero mare d'agosto

Stati Uniti – Israele: accomunati da un insolito vizietto nel nero mare d’agostoNon accusati, non processati, non condannati: uccisi. Oggi, al mondo ci sono due soli Paesi che fanno dell’assassinio a distanza una attività politica pubblica, e quindi implicitamente aggressiva

DI GIANCARLO GUARINO SU 9 AGOSTO 2022 7:00

Appena qualche giorno fa, commentando l’assassinio di Ayman al-Zawahiri, facevo notare che, oggi come oggi, al mondo ci sono due soli Paesi che fanno dell’assassinio a distanza una attività politica pubblica, e quindi implicitamente aggressiva.

Precisiamo bene prima che a qualcuno venga in testa di spiegarmi che un delinquente ucciso non è uno che ha subito un assassinio o roba simile: questi sono, sarebbero, ragionamenti da Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

Per un giurista -fatta eccezione per lo stato di guerra, dove le uccisioni fanno parte (ma con moltissime limitazioni e cautele) del ‘gioco’, e per la somministrazione della pena di morte, che nei Paesi civili è ormai abolita- le uccisioni comunque motivate sono assassinii. E sottolineo Paesi civili, perché la sola possibilità di praticare la pena di morte, per ‘giustificabili’ che ne siano i motivi, è contraddizione della civiltà: nel 2022 non è più nemmeno necessario dirlo, specie in Italia, la patria di Cesare Beccaria … certo, con la destra che avanza, spinta dal disagio sociale che la ‘sinistra’ non capisce nemmeno, specie perché ormai di sinistra ha solo il nome, abusato, parlare di morale e, ancora peggio, di etica, è tempo perso. Ciò che, personalmente, mi colpisce e mi ha sempre colpito, è che in Italia una destra vera, nel senso almeno di borghesia colta e liberale, non l’abbiamo mai avuta. Ciò che abbiamo, invece e a dismisura, è la destra violenta, oscurantista e populista, assolutamente priva di capacità di elaborazione del pensiero, oltre il minimo per la sopravvivenza, e la destra affarista e un po’ ‘compradora’ del ‘faccio i miei affario fin dove posso profittando dello Stato che mi aiuta, finché mi aiuta’. Basti pensare a ‘personaggi’ come la signora Meloni, il signor Salvini e il signorino Luigi Di Maio, da una parte, e il signor Silvio Berlusconi e il signor Carlo Bonomi dall’altra. Tutti, duole dirlo, aiutati da un sindacato a dir poco datato. Ma tant’è.
Per un giurista c’è in più il fatto che un delitto è punibile solo dopo un regolare processo, o comunque dopo che i fatti effettivi siano stati ricostruiti e le responsabilità, tutte, attentamente distribuite.

Posto quanto sopra, la prassi (ormai è diventata una prassi, un’abitudine) statunitense di ammazzare i presunti nemici a distanza non solo è disdicevole, per l’assenza di processo o simili, ma è condannabile, perché è l’equivalente di un omicidio ‘comune‘. Le gang malavitose, le associazioni mafiose eccetera, usano questo mezzo per ‘regolare’ i propri affari. Mi riesce difficile distinguere quei comportamenti da questi di cui parlo.
Per di più, sta in fatto che in genere, nei momenti di tensioni internazionali o di attenzione estrema verso altrui fenomeni, l’altro Stato del quale parlavo a suo tempo, Israele, fa le sue azioni violente -assassinii a distanza, violenze o soprusi- verso le popolazioni sotto occupazione militare dal 1967 e anche prima.
Se ne può stare certi, accade sempre così. E infatti, mentre il mondo era ed è attento e preoccupato per le vicende in atto in Ucraina, a Taiwan e dintorni, in Afghanistan, Israele colpisce con una, e poi parecchie altre bombe (naturalmente chirurgiche perfette, figuriamoci!), in una delle città al mondo con la maggiore percentuale di abitanti per kilometro quadrato, sottoposta ad un regime di accerchiamento straordinario, Gaza -priva della possibilità anche solo di generare la propria corrente elettrica, e se non sbaglio anche l’acqua, ai cittadini ai quali è vietato anche solo di pescare-, un appartamento in un edificio di una strada affollata, per uccidere a distanza uno o più ‘terroristi‘, non accusati, non processati, non condannati.
E, tanto per chiarire come stanno le cose nella realtà, arresta presunti terroristi anche nelle zone ufficialmente sotto il controllo amministrativo dell’Autorità palestinese (nulla a che vedere con l’OLP di Arafat), ma dove scorrazzano liberamente i soldati di Israele.
Incidentalmente -come dicono gli specialisti sono solo gli effetti collaterali inevitabili- vengono ammazzate anche persone ‘normali‘, bambini, vengono distrutte abitazioni, ecc…
Basterebbe anche solo questo a mettere in evidenza la differenza. Anche lo Stato peggiore del mondo, se pratica la pena di morte, non ammazza anche altre persone … per caso.
Al di là della condanna o meno, e al di là delle valutazioni politiche, qui occorre fermarsi un momento a valutare la situazione mondiale nel suo complesso, dove le tensioni si moltiplicano e per di più all’origine di esse è impossibile non scorgere l’azione degli USA, come potenza ‘imperiale‘ i cui interessi sono, dichiaratamente, di carattere universale e prescindono per lo più dalle regole del diritto internazionale.

Dell’Ucraina ho già parlato molto, per dire soltanto che la situazione lì è molto complessa e merita un’analisi corrispondente. Ma ciò detto, resta il fatto che il ‘gioco‘ è diventato estremamente pericoloso perché lo scontro effettivo è sempre più evidentemente e direttamente tra USA e Russia e tra USA e Cina. Cosa che dovrebbe indurre i Paesi europei (almeno quelli) ad una maggiore prudenza, ma specialmente ad una sorta di ‘terzietà‘ che permetta all’Europa di mediare senza partecipare. Certo, la ‘divisione’ europea tra i Paesi che vorrebbero la distruzione o almeno la sconfitta della Russia, e quelli che invece vogliono e sperano nella trattativa è un fatto.
Non per citare sempre il solito Henry Kissinger, ma è un fatto ovvio, ovvio in tutte le circostanze, che ad un certo punto l’unica soluzione è il negoziato, prima che la situazione diventi incontrollabile e sfugga di mano. Per di più, il costo di questa guerra sta diventando insostenibile per l’Europa, che finisce per pagare più di tutti, Ucraina esclusa come ovvio, il prezzo altissimo delle conseguenze economiche di questa guerra, sulle cui reali cause ed origini ci sarà molto da discutere e da indagare.

Ma, ragionando nel concreto della vita di ogni giorno, e quindi uscendo dalla ideologia delle alleanze, espressa di recente in maniera più che infantile dal nostro (ahimè) Ministro degli Esteri con la parola ‘disallineamento’, inteso come crimine, tradimento e simile, posto pure che si voglia essere ‘fedeli’ ad una alleanza strategica (la NATO, invero ormai non più tale, ma molto obsoleta), come si fa a negare che la guerra sta scardinando le economie? come si fa a non vedere che, al di là della ‘necessità strategica’ di infliggere danni ad un ‘nemico’ che nemico non è, perdere le forniture di gas e petrolio russo a buon mercato, non solo è un danno smisurato sulle economie europee, ma sottopone l’Europa alla necessità di subire altri ‘ricatti’ nelle forniture, di dotarsi di attrezzature costose per la gasificazione del gas liquido, a proporsi (il ‘verde’ odiatore delle guerre puniche, il sempre discinto signor Roberto Cingolani in testa) di sostituire l’energia fossile con centrali nucleari sparse ovunque, ecc…?

È questa, molto semplificata come ovvio, la tesi della Francia e -sottolineo la ‘e’- di Spagna, Italia e Germania, sia pure con sottolineature alquanto diverse, specie in Mario Draghi (ma ormai chi sa che pasticci faranno coloro che gli succederanno!) molto più ‘libero’ e sottile, e quindi duttilmente allontanantesi dalla ‘fedeltà’ infantile di Giggino e altri.

Merita di essere citata l’acuta e documentata analisi di Jean Dufourcq, quando scrive senza mezzi termini: «Sappiamo anche che l’Ue sarà solida solo se riuscirà a riunire il continente in un concerto di Nazioni, compresa evidentemente la Russia, nonostante il brutale lato oscuro che ha conservato dall’era sovietica e, prima ancora, da quella zarista». Affermazione di una lucidità e di una attualità assolute. Che richiama alla responsabilità e alla capacità di elaborazione strategica di quella parte di Europa che non vuole affatto (come strillano i vari concionatori a vento) la ‘sconfitta‘ dell’Ucraina, ma il contrario esatto: l’inclusione della Russia nell’Europa, la sua sede naturale, lo scrivo da mesi.

Ci vorrebbe e ci vorrà forza, coraggio e tempo, ma specialmente statisti: finora ce ne erano due e mezzo, diciamo così: Macron, Draghi e … mezzo Scholz -Sánchez è ancora troppo debole in Spagna per potere andare oltre un consenso. Ma, noi, lucidi e attenti come sempre, còlti come vorrebbero Cingolani e Bianchi, buttiamo giù quello che stava lavorando benissimo per questo fine. Nessuno è indispensabile, beninteso, ma pensate che Giorgia Meloni o Enrico Letta (sorvolo su Calenda che ‘risolve problemi’, come il signor Wolf di Pulp-fiction) capiscano di cosa sto parlando?
Intanto, un’altra parte dell’Europa, spinta fortemente dalla Gran Bretagna (mai più di oggi ci si può congratulare con sé stessi per l’uscita di quest’ultima dalla UE!) e da Joe Biden -ora in fase molto più prudenziale (forse avendo ascoltato Kissinger)- punta alla ‘sconfitta‘ della Russia. Cosa che, al di là dell’impossibilità tecnica (e l’ho detto mille volte: la Russia ha la bomba e non solo una!) è la strada per la scomparsa dell’Europa … altro che i migranti!

Del resto, concludo sconsolato, a quanto pare i nostri politicanti, nessuno escluso anche se con Meloni e Salvini in testa (non il sempre furbissimo Berlusconi … badate a lui: una ne fa e cento ne pensa!) non si rendono nemmeno conto, pur di sparlare di Draghi (quel vampiro che ha smontato pezzo per pezzo l'unica cosa che ha incentivato il Pil, la creazione di moneta non a debito fatta con il Bonus 110%, che dimostrava che si può crescere eludendo e nonostante la dittatura dell'euro), che se l’Italia è oggi l’unico Paese europeo che cresce, battendo perfino la Germania, lo deve interamente e solo a Draghi (?!?!).

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